Pubblicato in: Approfondimento

Henry Strauss- My bottled lightning

Buongiorno e benvenuti all’approfondimento del mio personaggio preferito ne “La vita invisibile di Addie LaRue”: Henry Strauss.

Sono presenti spoilers da questo punto.

Un bambino nasce con il cuore spezzato.

Henry Strauss è un personaggio straordinario, dolorosamente umano e realistico. Commesso in una libreria, costantemente irrequieto e “fulmine bottigliato”, fragile, ma sveglio e brillante al tempo stesso. Ha difficoltà a relazionarsi con la propria famiglia, ad andare d’accordo con i suoi fratelli e, soprattutto, a trovare il suo posto nel mondo. Attraverso la sua figura l’autrice tratta di temi delicati come la depressione e l’ansia, l’abuso di alcool e sostanze stupefacenti, lo smarrimento.

È evidente quanto Victoria Schwab abbia messo della sua esperienza personale in questo personaggio, data la cura con cui viene descritta la sua sofferenza, ansia e angoscia, il suo sentirsi bloccato, smarrito e spaventato. Henry Strauss è, molto probabilmente, il personaggio che più ho sentito vicino a me, leggendo “La vita invisibile di Addie LaRue”. Mi sono ritrovata moltissimo nelle sue emozioni e paure, estremamente realistiche e personali.

Henry avverte acutamente l’angoscia di vedere il tempo scorrere troppo velocemente, la sua indecisione, il timore di non riuscire a trovare la sua strada, mentre tutti coloro che lo circondano sembrano essere così certi nelle loro scelte e azioni ha risuonato distintamente dentro di me.

Io sono Henry.

Ho avuto, e sto avendo, i suoi stessi timori, il vedere il mondo e il tempo scorrerti davanti, mentre tu non sei in grado di capire cosa vuoi fare, quale sia la scelta giusta, se esista una scelta giusta o solo un mucchio di scelte non sbagliate. La voglia di vedere il mondo e la paura di sprecare tempo, il desiderio di fare ciò che ti appassiona, ma non riuscire a vederlo come carriera. Il sentirsi dire “Hai quasi 30 anni, che vuoi fare nella vita?”

Nel suo cuore c’è uno spiffero. Da lì entra la luce. Da lì entrano le tempeste. Da lì entra di tutto.

Henry sente acutamente il mondo attorno a sé e ne viene travolto, lottando per attenuare il dolore con droghe e alcool, abusandone per dimenticare e sentirsi “normale”, o meglio, per smettere di sentire così intensamente. Il suo essere sensibile, aperto alle emozioni, empatico, è qualcosa di cui soffre e che gli altri non riescono a comprendere appieno. Finché non arriva Addie e dal primo incontro è in grado esattamente di inquadrarlo, riuscendo a vederlo per ciò che è, a comprendere ciò che sente e questo suo smarrimento, la sua acuta sofferenza.

«Vedo una persona premurosa» aggiunge lei lentamente. «Forse troppo. Una persona molto sensibile. Una persona smarrita e irrequieta. Di quelle che sentono che si stanno consumando in un mondo pieno di cibo, solo perché non sanno scegliere cosa vogliono.»

Il modo in cui l’autrice affronta il tema della depressione, l’ansia del tempo che scorre troppo velocemente, la sensazione di sentirsi in trappola e di non riuscire a respirare ha risuonato profondamente in me. Mi sono riconosciuta da morire nel personaggio di Henry, perché è dolorosamente umano e brillantemente scritto. La necessità di essere amato e voluto, di essere visto, di essere “abbastanza”, il sentirsi smarrito e non sapere che fare, che direzione prendere ed assistere ai propri cari e amici scegliere una via, andare avanti, mentre si rimane “indietro” sono tutte emozioni molto realistiche.

Ho trovato molto significativa la metafora che Victoria Schwab usa per parlare della depressione di Henry. Parla di tempeste. Gli attimi bui che lo travolgono, i momenti cupi da cui è sopraffatto, lasciandolo alla deriva e senza sapere cosa fare e come muoversi sono tempeste e questa descrizione calza a pennello ed è, ironicamente, anche speranzosa.

Le tempeste sono, infatti, passeggere. Per quanto Henry possa avvertire l’avvicinarsi di nubi e prepararsi al peggio, sa anche che passeranno. C’è la speranza che non durino per sempre e con l’aiuto di terapia, affetti e, se consigliato da chi di dovere, medicine, come i piccoli ombrellini rosa che Henry usa.

“Aveva dodici anni, la prima volta. L’aveva colto alla sprovvista. Un giorno il cielo era limpido, quello dopo erano comparse nuvole basse e com-patte, e quello dopo ancora il vento era impetuoso, la pioggia torrenziale. Ci avrebbe messo anni per imparare a considerare quegli attimi bui come una tempesta, a convincersi che sarebbe passata, se solo fosse riuscito a tenere duro abbastanza a lungo.”

Il personaggio di Henry è molto complesso. Leggiamo di lui mentre frequenta i suoi amici e si prende cura dell’amata libreria, lo seguiamo mentre si innamora di Addie e scopre la verità su entrambi. Forte, brillante, fragile, Henry è realistico e umano ed è uno dei personaggi che più ho amato in assoluto e che mi ha insegnato molto. All’interno del libro e grazie ad Addie, Henry matura moltissimo e prende consapevolezza di alcune importanti cose su se stesso e il mondo.

Nonostante la sua sofferenza, lui vuole vivere, vuole conoscere il mondo, vuole amarsi ed essere amato e compie un percorso straordinario, arrivando alla consapevolezza che è necessario darsi del tempo, trovare la propria strada e volersi bene.

Questo è uno dei messaggi che ho colto leggendo “La vita invisibile di Addie LaRue”. L’importanza di darsi tempo e spazio, il volersi bene. Il trovare qualcuno in grado di vederci per ciò che siamo, con cui affrontare il mondo e non essere dimenticati

“Hai davanti a te una seconda occasione. Ma devi lasciare che gli altri ti vedano per come sei. Devi trovare qualcuno capace di vederti davvero.”

“Il mondo è immenso, e lui ne ha visto così poco. Ha voglia di viaggiare, scattare fotografie, ascoltare le storie della gente e, magari, anche col-lezionarne di proprie. Dopotutto, certe volte la vita sembra scorrere lentissima ma alla fine scivola via così in fretta, e lui non intende perderne neanche un secondo.”

Autore:

What you should know about me is: I'm in love with books. I love diving in them, living my heroine's and heroes' adventure, discovering new worlds and characters. I've always loved reading and writing. The idea of creating is thrilling and scary at the same time. 'I'd rather die on an adventure than live standing still."

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