Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Le sfide di Apollo- La torre di Nerone di Rick Riordan- Review Party

Salve e benvenuti alla mia tappa per il Review Party organizzato da Martina (readinginwonderland), che ringrazio tanto! Un’enorme grazie alla Mondadori e a Elisa per avermi spedito una copia di questo meraviglioso romanzo. Questo non ha in alcun modo influito sulle mie opinioni.

La terribile battaglia del Campo Giove è stata vinta, e grazie all’aiuto dei semidei Apollo è sopravvissuto a Tarquinio e al suo esercito di non morti, e ha sconfitto gli imperatori Commodo e Caligola. La guerra però non è ancora finita, e per il dio del sole, intrappolato nella forma mortale del patetico adolescente Lester Papadopoulos, è tempo di affrontare l’ultima sfida. Seguendo la sibillina profezia dell’arpia Ella, Apollo ritornerà a Manhattan, dove tutto ha avuto inizio, e con l’inseparabile amica Meg si addentrerà nella torre di Nerone, il più crudele degli imperatori, per ucciderlo e sventare l’apocalisse che intende scatenare. Ma una minaccia ben peggiore è in agguato: Pitone, il suo acerrimo nemico, tiene sotto controllo l’Oracolo di Delfi e sarà presto così potente da plasmare e avvelenare il futuro dell’intera umanità. Diviso tra il desiderio di tornare sull’Olimpo e la volontà di difendere chi ama, Apollo dovrà scegliere per cosa lottare, anche a costo di perdere per sempre la sua immortalità…

Traduttore:Loredana BaldinucciLaura Melosi

Editore:Mondadori

Collana:I Grandi

Il 6 ottobre è uscito l’ultimo libro de Camp Half-Blood Chronicles e, qui in Italia, 24 novembre, segnando ufficialmente la fine di un’era, iniziata con Il ladro di fulmini.

Surreale pensare a quanto tempo sia trascorso.

15 anni. 15 libri. 3 saghe. Graphic novels, spin-offs, un musical, la serie di Percy Jackson che sarà prodotta dalla Disney Plus (e che sicuramente uscirà quando io avrò oltre i 30 anni). Percy Jackson e il suo universo sono stati una grande parte della mia infanzia e adolescenza e, nonostante siano passati più di due mesi da quando ho letto l’ultimo libro in lingua e settimane da quello tradotto, è ancora molto surreale rendermi effettivamente conto che non ci saranno altri libri ambientati in quell’universo. Chi mi conosce nella realtà, o mi segue su Twitter e Instagram, sa quanto questa saga sia importante per me e quanto mi sia rispecchiata in alcuni dei suoi personaggi. Ritrovarmi a parlare dell’ultimo libro, quindi, è davvero strano e commovente.

Sono fan di zio Rick dal primo libro e sono cresciuta con i suoi personaggi, ho imparato tante cose di me stessa, li ho seguiti nelle loro avventute, saltando dalla sedia per l’adrenalina, esclamando per la paura, ridendo e piangendo. Come sempre zio Rick ha un modo di scrivere straordinario, pieno di giochi di parole, sarcasmo e mescolando dei dei pantheon greco e romano, ambientandoli nei nostri tempi. Amo i personaggi creati dall’autore, le loro avventure, leggere della loro crescita e maturazione…è stato un viaggio incredibile.

Zio Rick ha parlato della possibilità di scrivere una novella dedicata a uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, Nico di Angelo, ma finché non la vedrò con i miei occhi cercherò di non illudermi troppo!

Ora, però, bando alle ciance e ai sentimentalismi e iniziamo la recensione!

La torre di Nerone, ultimo libro della saga de Le sfide di Apollo e ultimo ambientato nel mondo del Campo Mezzosangue, è un libro che inizia, come tutti quelli precedenti, in maniera rocambolesca, tra fughe disperate, personaggi ambigui, serpenti posseduti, visite inaspettate e il ritorno al Campo Mezzosangue dove Apollo e Meg uniscono le forze con Nico e Will e cercano l’aiuto di Rachel Elizabeth Dare. Tra nuovi alleati, viaggi sottoterra, inganni e sotterfugi, sogni profetici e pericoli inaspettati, il gruppo si prepara ad entrare nella torre di Nerone, sconfiggere il nemico e sventare i suoi piani malefici. Anche se Nerone non è la minaccia più grande, rappresentata, infatti, da Pitone che ha ancora il controllo di Delfi e rischia di riuscire a plasmare il futuro a suo piacimento se non verrà fermato in tempo.

Sono tantissime le cose che ho amato di questo ultimo libro, che presenta, come in ogni libro di Rick Riordan che si rispetti, momenti pieni di pathos e adrenalina, giochi di parole e battute, salvataggi in extremis, escamotages e colpi di scena. Bellissimo è stato ritrovare alcuni personaggi che adoro, come Rachel Elizabeth Dare, o Sally, conoscere creature come i Trogloditi e il loro rapporto particolare con Nico, notare il profondo legame tra Nico e Will e vedere quanto siano cambiati i personaggi.

Infatti è molto interessante sottolineare come molti personaggi siano maturati nel corso delle loro avventure, soprattutto Apollo e lo si nota poiché il punto di vista de Le sfide di Apollo è affidato a un ex dio che, all’inizio…ammettiamolo, non era affatto simpatico o uno dei migliori personaggi. Apollo appariva come arrogante, presuntuoso e assolutamente ignaro (giustamente, essendo un dio) di ciò che significava essere umani, delle sofferenze e della fatica che comporta vivere da semidio. O vivere da umano in generale. Leggendo la storia dal suo punto di vista, quindi, è lampante la sua maturazione, il modo in cui, soprattutto venendo a contatto con altri semidei, si rende conto di ciò che significa davvero essere umano.

La morte di Jason è stata, secondo me, necessaria, (sfortunatamente per noi fan) la spinta a farlo maturare ancora di più. Apollo si sente in colpa, inizia a comprendere il senso del sacrificio, l’importanza delle relazioni umane. La crescita di Apollo è chiara, considerando che il libro è dal suo punto di vista, nelle sue riflessioni, nel suo senso di colpa, nei suoi dubbi e paure.

Meg è un personaggio che, se devo essere sincera, cui non mi sono molto affezionata, se confrontata con gli altri. Devo ammettere, però, di ammirare molto la sua forza e testardaggine. Può sembrare rude e particolare, e lo è, ma è anche un personaggio schietto e sfacciato, pieno di interessi e determinato. Il suo rapporto con Apollo è molto complesso e nel corso della saga i due maturano moltissimo, iniziando a fidarsi l’uno dell’altra, aiutandosi, sostenendosi e creando un profondo legame.

L’ultimo libro della saga porta al culmine la maturazione dei personaggi. Senza fare alcun tipo di spoilers (ci provo!), ho amato il modo in cui tutto il cerchio si chiude, come i nemici vengano affrontati, come i personaggi siano in grado di affrontare le loro relazioni abusive, Meg con Nerone e Apollo (siamo onesti) con Zeus, cambiando e crescendo.

Si tratta di un finale agrodolce e perfetto al tempo stesso perché non solo viene evidenziata la crescita di tutti i personaggi, soprattutto di questa saga e in particolar modo di Apollo e Meg, ma anche perché, tramite Apollo, lo scrittore ha compiuto un viaggio di saluti, andando a trovare tutti i personaggi ancora in vita (SIGH pianto isterico) e vedere come se la stavano cavando in quel punto della loro vita. Andiamo a trovare Percy e Annabeth, Hazel e Frank, Piper, Leo e, senza spoilerare nulla, ammetto che è stato davvero meraviglioso vedere quanto e come siano cresciuti. Soprattutto rivedere Percy e Annabeth, che ho visto crescere dai loro 12 anni, è stato particolarmente commovente.

Ho trovato il libro perfetto dal punto di vista emotivo e non ho potuto non commuovermi durante la lettura, perché sapevo che sarebbe stato l’ultimo e perché sono incredibilmente fiera di tanti personaggi, neanche fossero figli miei. Mi è anche piaciuto il modo in cui una parte della storia di Nico e Will sia lasciata in sospeso, lasciando intendere che lo scrittore continuerà a scrivere su di loro.

Trovo che sia una conclusione perfetta, chiudendo un cerchio e lasciando in sospeso altre cose, considerando che, essendo semidei, non ci sarà mai effettivamente un momento di pace!

Se si è fan dei Solangelo, o di Nico di Angelo in generale (e chi non lo è, andiamo!), questo libro è davvero l’ideale per la nostra ship. Nico e Will occupano una grande parte dell’ultimo libro della saga, aiutando Apollo e Meg, insieme a Rachel Elizabeth, a sconfiggere Nerone.

È stato davvero meraviglioso poter leggere ancora del profondo legame tra Nico e Will. È palese quanto siano legati l’uno all’altro, nel modo in cui battibeccano e scherzano, nel supportarsi e sostenersi continuamente a vicenda. Farebbero di tutto l’uno per l’altro, esplorerebbero i meandri più profondi del Tartaro e la loro relazione è davvero bellissima e intensa. Amo il modo in cui si completano a vicenda, si amano, si sostengono, contano l’uno sull’altro. Inoltre trovo davvero bellissimo che Nico, nonostante stia chiaramente soffrendo, sa benissimo di avere Will al suo fianco, sa di avere qualcuno che lo ama e vuole aiutarlo e quindi non si chiude più in se stesso, isolandosi come avrebbe, e ha fatto, all’inizio, dopo la morte di Bianca.

Questo suo atteggiamento, il riconoscere di aver bisogno di aiuto e parlare con Dionisio, il sapere di avere il proprio ragazzo accanto, l’essere non più solo mi ha davvero colpita e commosso. Adoro Nico e adoro Will, anche se ho decisamente bisogno di sapere molto di più di loro. Come hanno iniziato a capire di piacersi, come è nata la loro storia, i loro battibecchi e nomignoli. Ho bisogno di più. Zio Rick, non farci aspettare troppo!

In conclusione, altrimenti finirei soltanto per fangirlare sui miei personaggi preferiti, ammetto che dubito riuscirei ad esprimere a parole quanto Percy Jackson e i suoi amici abbiano significato per me. Mi sono riconosciuta moltissimo in alcuni personaggi, in tratti dei loro caratteri, nelle loro paure e insicurezze e sono cresciuta con loro.

La torre di Nerone segna l’arrivo di quest’avventura, ma so che basterà aprire nuovamente uno dei libri per tornarci dentro. O immaginare i nostri eroi che cosa possano star facendo in questo momento. Immagino Percy con la sua torta color blue che studia con Annabeth e la chiama Wise Girl e viene chiamato Seaweed Head, che gioca con la sorellina, immagino Hazel e Frank nel Campo Marte, Reyna viaggiare con le cacciatrici con Thalia, Piper con la sua nuova ragazza, Meg con la sua famiglia allargata, Apollo che ha imparato cosa significa essere umano. Soprattutto immagino Nico e Will nelle loro avventure e, dato che lo zio Rick ha alluso a una futura novella dedicata al mio bimbo coraggioso, al mio Ghost King, non posso non aspettare con ansia il suo ritorno.

Ho deciso di fare il mio approfondimento su Nico di Angelo perché è uno dei personaggi che ho sentito più vicino a me e mi sono sempre riconosciuta da morire in lui (e non parlo solo dell’abbigliamento, anche se…mamma mia…separati dal fatto che viviamo in mondi diversi XD )

Nico è uno personaggio incredibilmente complesso, che ne ha passate così tante che ogni volta che gli succede qualcosa sei lì a dire “Ancora? Ma povero figlio, lo vuoi lasciar stare, zio Rick?”, ma, dopotutto, è un semidio, è figlio di Ade, praticamente ce l’ha nel DNA. Sfortunatamente.

Ho visto Nico crescere moltissimo nelle tre saghe ed è incredibile quanto sia maturato nel corso del tempo e delle sue avventure.

Noi conosciamo Nico da bambino, lo vediamo appassionato a Mythomagic, affascinato dal mondo dei semidei ( *aggiungere risata isterica* ), sentirsi abbandonato quando Bianca, che praticamente l’ha cresciuto dalla morte della madre, si unisce alle cacciatrici di Artemide e poi perde la vita. Lo vediamo perdere un po’ della sua dolcezza e innocenza, quando è costretto a fare i conti con la dura realtà e si ritrova da solo.

Nico si isola, soffre, viene manipolato e ingannato da re Minosse e, soprattutto, sente di non appartenere a nessuno dei due campi, sia in quanto figlio di Ade, che in quanto nato in un’epoca completamente diversa, né tantomeno al mondo dei vivi, preferendo la compagnia di mostri e fantasmi.

Nico viene descritto come cupo e solitario, vestito di nero, e intimidatorio, dal volto pallido, le mani fredde come il ghiaccio e con un immenso e inquietante potere in quanto semidio figlio di Ade. Ne “La casa di Ade” Nico è costretto da Cupido ad ammettere di essere gay e di avere dei sentimenti per Percy, sentimenti che, nel corso del tempo, cambiano e perdono la connotazione romantica, nonostante resti quella di ammirazione e rispetto nei confronti del giovane.

“For a long time,’ Nico said, ‘I had a crush on you. I just wanted you to know.’ Percy looked at Nico. Then at Annabeth, as if to check that he’d heard correctly. Then back at Nico.

‘You –’

‘Yeah,’ Nico said. ‘You’re a great person. But I’m over that. I’m happy for you guys.’

‘You … so you mean –’

‘Right.

Annabeth’s grey eyes started to sparkle. She gave Nico a sideways smile.

‘Wait,’ Percy said. ‘So you mean –’

‘Right,’ Nico said again. ‘But it’s cool. We’re cool. I mean, I see now … you’re cute, but you’re not my type.’

‘I’m not your type … Wait. So –’

‘See you around, Percy,’ Nico said.

Quindi anche l’essere omosessuale è qualcosa che Nico lotta per nascondere a lungo e non riesce ad ammettere a se stesso e agli altri, reazione comprensibile se si pensa che negli anni ’40 in Italia, epoca in cui lui ha vissuto, essere omosessuale non era esattamente una passeggiata.

Nico è un personaggio brillante, solitario, coraggioso, testardo e il suo “fatal flaw” è il portare rancore che, nel corso del tempo, l’ha spinto a rifiutare aiuto se la persona che l’offriva non gli andava a genio, come accade con Percy ne “La battaglia del labirinto”. O nei confronti di Annabeth, della quale invidia la capacità di poter amare liberamente qualcuno, cosa che lui non si sente libero di poter fare. È quindi evidente, nel corso dei libri, quanto Nico maturi fino ad accettare se stesso, i propri sentimenti e la propria sessualità, ammettendo a Percy e Annabeth di aver avuto una cotta per Percy e intraprendendo la relazione con Will.

Possiede un’immensa forza, fisica e morale, se si tiene conto del tempo trascorso come prigioniero nel Tartaro, nell’incontro con la dea della miseria Akhlys ed è incredibile il dolore psicologico che prova, come viene sottolineato da Reyna quando, ne “Il sangue dell’Olimpo” condivide la sua forza con lui ed entra in contatto con la sua sofferenza.

Il sentirsi di non appartenere a nessun posto ed epoca è dovuto alla profonda insicurezza e paranoia di Nico, alla sua capacità di interpretare male le reazioni altrui, dovuto alla sua paura di non essere accettato. Quando, lentamente ma insesorabilmente, Nico entra in contatto e fa amicizia con gli altri semidei, prendendosi cura e venendo preso cura da Hazel, con cui ha un fortissimo legame, legando con Reyna e, a campo Mezzosangue, legando con Will, Nico inizia a sentirsi accettato e a lasciar andare un po’ delle sue paure e insicurezze.

È soprattutto nella saga de “Le sfide di Apollo” che Nico appare più sereno e in pace con se stesso e con gli altri anche se, per timidezza o altro, fa ancora fatica ad accettare del tutto i suoi sentimenti per Will e la propria omosessualità, non volendo chiamare Will il proprio ragazzo. È ancora un po’ a disagio ad essere completamente aperto sulla loro relazione e i loro sentimenti, ma appare più rilassato e coinvolto nel campo Mezzosangue. La battuta sul “significant annoyance” è sempre sul punto.

Will turned to me. “I apologize for my boyfriend.”
Nico rolled his eyes. “Could you not―”
“Would you prefer special guy?” Will asked. “Or significant other?”
“Significant annoyance, in your case,” Nico grumbled”

Nico matura moltissimo nel corso delle tre serie, riuscendo a sentirsi accettato come semidio e come omosessuale e come ragazzo di Will, ad essere coinvolto nelle attività del Campo Mezzosangue, aiutando Will nell’infermeria, partecipando alle imprese, mostrando le sue abilità e la sua testardaggine.

Dal punto di vista della sua salute mentale, è abbastanza palese che Nico abbia sofferto e soffra di stress, soprattutto se si tiene conto del tempo trascorso nel Tartaro, della perdita prima di Bianca e poi di Jason, che è stato una delle prime persone con cui Nico ha davvero connesso. Il primo che ha saputo del suo segreto (l’essere gay e provare qualcosa per Percy) ed ad averlo accettato immediatamente, ponendo le basi per spingerlo ad accettare se stesso ed ammettersi agli altri.

Dopo la morte di Jason, come viene evidenziato ne La torre di Nerone, Nico soffre della sindrome da shock post traumatico, sindrome la cui presenza viene affrontata, se ne parla e Nico chiede aiuto, a Dioniso, dio della follia. Ho molto apprezzato la crescita di questo personaggio e, soprattutto, che questa sua sofferenza sia stata evidenziata e che si venga affrontata. Come tutti sappiamo, ogni semidio conduce una vita che non è esattamente facile, ma Nico è uno dei personaggi sul quale zio Rick sembra davvero accanirsi e non posso fare a meno di preoccuparmi per lui.

Amo il modo in cui Nico si relaziona con i vari personaggi nel corso della serie, soprattutto con Hazel e Reyna, cui lui si lega moltissimo e con cui va molto d’accordo. Vederlo così protettivo nei confronti di Hazel, vederlo nel ruolo di fratello maggiore è davvero molto dolce. Anche l’amicizia con Reyna e poi con Jason è bellissima e adoro vederlo aprirsi agli altri, entrare in contatto con i suoi futuri amici e semidei.

La sua relazione con Will è davvero molto dolce e, come ho scritto in precedenza, se all’inizio Nico sembra un po’ a disagio ad ammettere di essere il ragazzo di Will, nel corso de Le sfide di Apollo, diventa sempre più sicuro di sé e di loro e la loro storia è davvero stupenda. Anche se ho la sensazione di essermene persa una bella fetta. Vediamo Nico e Will già insieme nel primo libro de Le sfide di Apollo e sono tenerissimi. Si punzecchiano, si sostengono a vicenda e, anche quando li ritroviamo in seguito, sono inseparabili ed è palese quanto tengano l’uno all’altro. Will andrebbe nell’Oltretomba e oltre con lui, se non è questo l’amore!?

Ma non abbiamo visto questa storia svilupparsi e crescere. Non abbiamo visto la cotta, il primo bacio, gli appuntamenti e spero davvero che zio Rick ci tolga questa soddisfazione nella novella dedicata a Nico, perché ho bisogno di più Solangelo!

Testardo, sarcastico, solitario, non ama toccare ed essere toccato (almeno nelle prime due saghe) ed è davvero emozionante vederlo crescere in una persona più sicura di sé, dei propri spazi e sentimenti, sentirsi finalmente accettato a campo Mezzosangue, tra i suoi amici e con il suo ragazzo. Nico è uno dei personaggi che è cresciuto tantissimo e che ammiro davvero molto. La sua capacità di affrontare lutti e situazioni difficili, la sua forza di volontà e testardaggine, il suo essere coraggioso e leale, sono davvero di grande ispirazione.

“Your death,” Nico said, “would be great for me.”
“I’m immortal, you fool! I have escaped Tartarus. You have no business here, and no chance to live.”
Nico drew his sword-three feet of wicked sharp Stygian iron, black as a nightmare. “I don’t agree.”

È davvero impossibile dire per me quanto abbia significato e significhi Nico. Sono, purtroppo…per fortuna?, non saprei, molto simile a lui. Abbiamo lo stesso carattere, la stessa capacità di portare rancore e isolarci e siamo entrambi in preda a dubbi e incertezze. Anche io mi sono spesso sentita di non appartenere a un gruppo e ho lasciato che la mia insicurezza mi facesse isolare e sentire paranoica e non voluta.

Ovviamente non nella stessa misura (non sono nata negli anni ’30 e non sono un semidio), ma io e Nico siamo davvero molto simili, anche dal punto di vista della sessualità e della difficoltà ad accettarsi ed ad ammetterlo. Per questo leggere di come lui lotti per superare le sue difficoltà e insicurezze, di come riesca a sentirsi accettato e accettarsi e a cercare di guarire dai suoi traumi e sofferenze è davvero meraviglioso.

Adoro da morire Nico. Amo il suo sarcasmo, il suo essere testardo e coraggioso, le sue battute, la sua forza fisica e psicologica e morale. È il mio brave baby, il mio Ghost King e l’adoro come se fosse un fratello minore. Non vedo l’ora di leggere la novella dedicata a lui.

Autore:

What you should know about me is: I'm in love with books. I love diving in them, living my heroine's and heroes' adventure, discovering new worlds and characters. I've always loved reading and writing. The idea of creating is thrilling and scary at the same time. 'I'd rather die on an adventure than live standing still."

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