Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram- Review Party

Buonsalve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram. Un grazie a Franci Karou per aver organizzato l’evento e alla casa editrice Rizzoli per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

di Adib Khorram (Autore) 
 Paolo Maria Bonora (Traduttore)
Rizzoli, 2021
Copertina di: Darius, va tutto bene (forse)

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Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.
Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui…

TW: bullismo, razzismo, depressione, riferimenti al suicidio

“C’è un detto persiano. Tradotto diventa “il tuo posto era vuoto”. Lo diciamo quando ci manca qualcuno.” Ho tirato su col naso. “Il tuo posto era vuoto, prima. Ma questa è la tua famiglia. Questo è il tuo posto.”

La vita di Darius non è semplice. Ha difficoltà a farsi accettare a scuola, viene bullizzato, soffre di depressione, non ha un buon rapporto con suo padre e, pur essendo metà persiano per parte di madre, conosce più il Klingon che il farsi, più il mondo degli Hobbit che le usanze persiane. Quando si scopre che suo nonno è malato e bisogna andare a trovarlo in Iran, Darius è convinto che sarà altrettanto difficile, se non di più, sentirsi integrato lì. Appena arrivato, però, l’incontro dal vivo, dopo anni di videochiamate, con i nonni e la conoscenza di Sohrab, il loro vicino di casa, stravolge la sua vita. Tra partite di calcio, usanze persiane, visite archeologiche e chiacchierate, Darius inizia a confrontarsi con se stesso, le sue difficoltà e desideri, riuscendo, forse, a trovare finalmente il suo posto.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un intenso e incantevole libro sull’amicizia e la famiglia, sui legami interpersonali nella loro complessità e sfaccettature. Un libro meraviglioso, che mi ha colpita profondamente. Devo ammettere, però, che non mi ha coinvolta sin dall’inizio, anche se ho finito per amarlo nel suo complesso. Si tratta di un libro che non ha una trama molto dinamica, non ci sono molti eventi o colpi di scena, ma è una storia intima e introspettiva, spesso con ripetizioni, soprattutto per sottolineare quando Darius si senta inadeguato. Darius non conosce il farsi, ma sa tutto (o quasi) sul thè, Darius non conosce le usanze persiane, ma è esperto di quelle degli Hobbit. Questo suo sentirsi inadeguato viene sottolineato, pur involontariamente, dal conflitto con il padre, dal confronto con la sorella Laleh, dall’arrivo in Iran e l’incontro con la sua famiglia persiana. In quel contesto Darius troverà, finalmente, il suo posto, incontrando quello che diventerà il suo migliore amico, lasciandosi coinvolgere nelle usanze persiane, apprendendone di nuove e mettendo da parte ansie e preoccupazioni per godere della presenza della sua famiglia, consentendo al viaggio di cambiargli la vita.

La storia, come scritto in precedenza, non è molto dinamica, ma si focalizza sulla caratterizzazione e crescita dei personaggi, soprattutto di Darius. Il lettore ha modo, dato che la storia è raccontata da lui, di conoscerlo a fondo, con le sue ansie e paure, desideri e sogni. Il punto di vista di Darius è coinvolgente e spiritoso. S’interroga sulle cose, spiega e approfondisce la conoscenza del lettore sul cibo persiano, le usanze, la religione, i luoghi importanti sia alla comunità che alla famiglia di Darius. Tramite il suo punto di vista è palese la sua sofferenza e inadeguatezza, ma anche la sua curiosità e gioia nell’aver trovato un amico, nel poter finalmente conoscere i suoi nonni, zii e cugini.

Ho amato l’immersione nel mondo persiano con le usanze, tradizioni, cibo e visite culturali ed è stato molto interessante conoscere nuove cose, tramite il punto di vista di Darius e seguirlo nel suo viaggio, sia psicologico che fisico, entrando in contatto sia con la sua storia personale che con la sua cultura. Ho adorato, inoltre, i mille riferimenti al Signore degli Anelli, gli Hobbit e a Star Trek. E soprattutto al thè.

All’interno della storia sono importanti i rapporti interpersonali e ho molto apprezzato quello tra Darius e Sohrab e quello tra Darius e suo padre Stephen. L’amicizia tra Darius e Sohrab è narrata splendidamente, un rapporto semplice e istintivo in cui i due ragazzi riescono a connettere immediatamente, diventando subito amici e migliori amici, comprendendosi senza parlare, ascoltandosi, facendo riferimento l’uno all’altro, supportandosi e aiutandosi.

“Io ho capito che con Sohrab saremmo stati amici per la vita. A volte certe cose si sanno e basta.”

Ho adorato leggere della loro amicizia, mi ha scaldato il cuore, soprattutto perché il loro rapporto è ricco di sfumature e i due ragazzi si comprendono, affrontando tematiche importanti e complesse, sfogandosi e diventando importanti l’uno per l’altro sin dall’inizio.

Importante e fonte di tristezza e inadeguatezza per Darius è il suo rapporto con il padre. Si comprende il distacco nei suoi confronti anche dal punto di vista linguistico, dato che si riferisce a lui con nome e cognome, soffrendo perché sente di averlo deluso, si sente inadeguato, sia per la mancanza di amici a Portland, che per il suo peso e non riesce a connettere con lui come faceva un tempo. Il loro rapporto è molto complesso e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore sia riuscito a farlo sviluppare e crescere, spingendo Darius e suo padre a confrontarsi e a parlare e a riavvicinarsi.

“Il suicidio non è l’unico modo in cui si può perdere qualcuno a causa della depressione.”

Con delicatezza e attenzione l’autore affronta tematiche importanti all’interno della storia. Non solo il bullismo e il razzismo, di cui è vittima Darius, le discriminazioni razziali di cui è vittima Sohrab, ma anche la depressione, i pensieri negativi e suicidi. Sin dall’inizio, infatti, il lettore viene a conoscenza del fatto che sia Darius che suo padre soffrono di depressione e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore affronta la tematica, l’importanza della medicina e della terapia, del supporto familiare e del parlare (nonostante ci siano dei preconcetti da parte della famiglia iraniana di Darius, ma sono solo accennati in poche righe). Importante è il modo in cui l’autore, tramite la storia di Darius, abbia voluto sottolineare quanto la depressione possa influenzare la vita di chi ne soffre e di chi è loro accanto, ma non governarla e, per motivi personali, trovo bellissimo questo messaggio.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un romanzo bellissimo, intimo e introspettivo, con un protagonista forte e complesso, la cui crescita e caratterizzazione ho adorato. Una storia che tratta di amicizia e famiglia, cultura e tradizioni, thè e riferimenti agli Hobbit e a Stark Trek. Una storia che è un abbraccio, che fa capire quanto, nonostante tutto sembri nero, le cose possono e andranno per il verso giusto.

Ecco il calendario con le altre recensioni!

Autore:

What you should know about me is: I'm in love with books. I love diving in them, living my heroine's and heroes' adventure, discovering new worlds and characters. I've always loved reading and writing. The idea of creating is thrilling and scary at the same time. 'I'd rather die on an adventure than live standing still."

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