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Hell Bent. Portale per l’inferno di Leigh Bardugo

Salve a tutt* e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Hell Bent. Portale per l’inferno” di Leigh Bardugo. Un grazie enorme a Erika per aver organizzato l’evento e alla Mondadori per la copia in anteprima, che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Leigh Bardugo
pubblicato da Mondadori

Trovare un portale per il mondo sotterraneo e rubare un’anima dall’inferno. Un piano semplice, se non fosse che le persone che compiono questo particolare viaggio raramente tornano indietro. Ma Galaxy “Alex” Stern è determinata a liberare Darlington, anche se questo le costerà il futuro alla Lethe e a Yale. Impossibilitate a tentare un salvataggio perché non possono accedere alle risorse della Nona Casa, Alex e Pamela Dawes, l’assistente di ricerca, mettono quindi insieme una squadra di dubbi alleati per salvare il “gentiluomo della Lethe”. Insieme, dovranno navigare in un labirinto di testi arcani e artefatti bizzarri per scoprire i segreti più gelosamente custoditi dalla società, infrangendo ogni regola. Ma quando i membri della facoltà iniziano a morire, Alex sa che non si tratta di semplici incidenti. Qualcosa di letale è all’opera a New Haven e, se vuole sopravvivere, dovrà fare i conti con i fantasmi del suo passato e con l’oscurità insita nelle mura dell’università. Denso di storia e ricco di colpi di scena nello stile di Bardugo, Hell Bent dà vita a un mondo intricato e indimenticabile, pieno di magia, violenza e mostri fin troppo reali.

Finalmente, dopo lunghi anni, Hell Bent è tra noi. Sequel di Ninth House, Hell Bent ritorna nelle librerie più carico che mai. Dopo la sconvolgente scoperta che il “demone gentiluomo” altri non è che Darlington, prigioniero dell’Inferno, Alex e la Dawes sono più determinate che mai nel riportarlo indietro, anche se ciò significa rischiare il loro posto nella Lethe e a Yale.

Tra testi da consultare, artefatti da utilizzare e animali protettivi, una squadra composta da dubbi alleati viene formata, tra cui un riluttante Tuner e un ex membro di una delle società segrete, il simpatico, ma imbranato Tripp. Per riportare indietro Darlington bisognerà compiere un Percorso, scendere all’inferno, salvare la sua anima e tornare indietro sani e salvi, ma non sempre chi va all’inferno torna tutto intero. O da solo. Inoltre, non potendo più fare affidamento su Yale e la Lethe stessa, che hanno dichiarato Darlington morto e oramai perduto, Alex e Dawes devono ingegnarsi per cavarsela. Semplice, no? Non esattamente, perché, come sempre, la situazione non è delle migliori.

Tra nuovi e inaspettati supervisori, professori misogini, omicidi misteriosi e un passato che si ripresenta a disturbare la già complicata vita di Alex, la giovane di ritrova a giostrarsi tra le responsabilità della Lethe, in quanto nuovo Virgilio, le ricerche per compiere il Percorso e salvare Darlington prima che sia troppo tardi, indagini di polizia e tentare di condurre una vita quantomeno normale. Eppure non c’è mai limite al peggio, soprattutto quando, dopo un viaggio all’inferno non andato “leggermente” secondo i loro piani, qualcosa torna indietro con loro ed è più che determinato a rovinare le loro vite. Tra poteri misteriosi e demoni in circolazione, Hell Bent aggiunge nuovi tasselli alla decisamente peculiare vita di Alex Stern e al mondo che la circonda.

Degno sequel di Ninth House, Hell Bent riprende lo stile dei capitoli che si alternano tra passato e presente, con stralci di diari e descrizioni di manufatti da parte di Pamela Dawes, citazioni ed enigmi vari. Hell Bent è grado di catturare l’attenzione del lettore sin dall’inizio, mescolando sapientemente architettura, magia, storie, poesie, a leggende, demoni, miti e la vita quotidiana che i nostri personaggi “cercano” di condurre. Lo stile di scrittura dell’autrice è meraviglioso, perché è talmente realistico il modo in cui narra che è come stare con Alex e Dawes ne Il Bastone, passeggiare per Yale, compiere ricerche nella biblioteca, indagare con Turner e tornare a Black Elm a trovare Cosmo.

Ho molto apprezzato il modo in cui Leigh Bardugo abbia approfondito ancora di più i personaggi di Alex, Dawes, Darlington e Turner in questo sequel. Grazie al sapiente uso di flashback, scorci di memorie strappati ai personaggi a causa del viaggio infernale stesso, il lettore ha modo di conoscerli meglio. Ritroviamo Alex, appesantita dai suoi traumi e dal passato, che lotta per condurre una vita normale a Yale, con le compagne di stanze e fingere che vada tutto bene parlando al telefono con sua madre, ma che, concretamente, si ritrova divisa tra una vita universitaria, le responsabilità della Lethe e minacce dal suo passato, oltre alla sua determinazione di riportare Darlington sano e salvo a casa. Una giovane testarda e piena di coraggio, che sente di non appartenere a nessun luogo, che si sente “sbagliata”, una sopravvissuta che desidera andare avanti e sistemare i suoi errori, proteggendo e salvando le persone che ama. Anche da se stessa.

Darlington, che dopo i suoi traumi, lotta tra due nature in opposizione tra loro, per ritornare se stesso e comprendendo che rimettere le cose com’erano all’inizio è molto improbabile, soprattutto dopo i tradimenti subiti. Tramite i suoi enigmi r la presenza del fantasma del nonno, inoltre, Alex, e il lettore con lei, è anche in grado di comprendere ancora di più il passato del giovane.

Ho, inoltre, apprezzato aver potuto conoscere meglio Pamela Dawes, poco presente nel primo libro e scoprire un personaggio molto realistico nella sua difficoltà a relazionarsi con gli altri, nella sua ansia e timidezza, nella sua gentilezza a prendersi cura delle persone cui si affezione, quasi una “mamma chioccia”, con la sua saggezza e intelligenza. Un personaggio affettuoso e leale, pronta a tutto pur di proteggere i suoi amici e alleati, pur di riavere Darlington indietro. E, se nel libro precedente, Turner era stato visto principalmente come qualcuno contro il quale Alex si scontrava, lo ritroviamo alleato, con i suoi traumi e desideri e, coinvolto, suo malgrado, sempre più nel mondo della magia. E Tripp…Beh, Tripp è il personaggio simpatico e maldestro dal cuore d’oro che completa il gruppo. Darlington diventa, in maniera diversa per ognuno di loro, un obiettivo, un guerriero da salvare, un amico da proteggere, un mentore da ritrovare e riportare indietro, il filo conduttore che unisce i quattro personaggi che compiono il Percorso.

Dal punto di vista tematico, la storia non è affatto leggera. Vengono affrontati, con delicatezza e maestria, tematiche come la depressione, la violenza, gli abusi, gli omicidi e pensieri suicidi, strupri e droghe. Viene ripreso anche ciò hanno subito sia Alex che Mercy, sottolineando non solo il dolore e la rabbia, ma anche il senso di colpa e la vergogna e il peso che si portano dietro. Entrambe sono due sopravvissute, che affrontano a loro modo e con i loro tempi ciò che hanno subito.

Hell Bent allarga il mondo già presentato in Ninth House, introducendo altri personaggi, demoni e affrontando questioni già introdotte precedentemente. Se già con gli avvenimenti del libro precedente era palese quanto le società segrete e i loro riti erano principalmente volte al vantaggio dei più facoltosi e quando la stessa Yale e la Nona Casa avessero il compito di nascondere soprusi e violenze, all’interno di Hell Bent è ancora più evidente la corruzione e il marcio che tutti conoscono, ma nascondono sotto il famoso tappeto.

Hell Bent si sviluppa su molteplici piani, sia nel passato che nel presente, sia nella vita di Alex che dei suoi amici e alleati, intrecciando il Percorso, il passato di Alex tornato a tormentarla, le indagini sugli omicidi nel campus, il tentativo di vivere una vita normale e via discorrendo, intrecciandosi sapientemente e senza mai appesantire la lettura.

Un libro emozionante, pieno di sorprese e colpi di scena e dopo questo finale, pretendo il terzo immediatamente!

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Victories greater than death- La pietra di Talgan di Charlie Jane Anders

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Victories greater than death- La pietra di Talgan di Charlie Jane Anders. Un grazie enorme a Franci per aver organizzato l’evento e alla casa editrice Fanucci per la copia in anteprima, che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Charlie Jane Anders
pubblicato da Fanucci
“Per favore, ricorda quello che ti ho detto. Corri. Non smettere di correre per nessuna ragione al mondo.”
Tina Mains non è un’adolescente comune. Ha un lume di salvataggio interplanetario nel petto, e trascorre ogni giorno di vita sulla Terra in trepidante attesa che questo lume si attivi e che i suoi alleati alieni, che da piccola l’avevano nascosta sulla Terra per proteggerla, la vengano a prendere per riportarla nello spazio e permetterle di compiere il suo destino: sconfiggere un terribile nemico intergalattico e far trionfare la giustizia. In quest’ardua impresa spaziale, Tina potrà fare affidamento sulla sua migliore amica Rachael e su un equipaggio di alieni e terrestri determinato a portare a termine la missione, costi quel che costi. Riusciranno a salvare l’universo da ciò che lo minaccia e a ristabilirne l’equilibrio?

Victories greater than death è un romanzo di fantascienza accattivante, ben scritto e con personaggi delineati e a tutto tondo. Esattamente come la protagonista Tina, il lettore viene gettato in un mondo completamente nuovo, fatto di terminologia sconosciuta, razze aliene e scienze avanzate.

Devo quindi ammettere di essermi trovata un po’ spaesata e titubante e di averlo trovato un po’ confusionario. Il lettore si ritrova circondato da modi di dire molto fantasiosi e particolari (addirittura divertenti e ironici), molte razze aliene, armi e via discorrendo, dopo pochissime pagine, gettato all’interno dell’azione. È emozionante. Confusionario. Brillante.

Ci sono molte cose di cui vorrei parlare nella mia recensione. Una di quelle che mi ha immediatamente colpita è stata straordinaria attenzione data al genere e al modo in cui ognun3 si presenta con il proprio, all’importanza e rispetto del consenso dal semplice chiedere se ci si può abbracciare al capire quando qualcun3 ha bisogno di starsene da sol3. All’interno del libro è presente, dal punto di vista dei generi, razze etc, una grandissima diversità, affrontata e descritta in modo magistrale. Non solo. In un romanzo di fantascienza, sono molte le tematiche trattate sociali, come genocidio, eugenetica, abuso genitoriale, persone cacciate di casa e senzatetto, i danni del colonialismo e le sue conseguenze, le violenze perpetrate nei confronti di chi viene ritenuto inferiore e debole. Sono molti i temi sociali sviluppati e abilmente amalgamati in uno sci-fi interessante e ben scritto, lasciando il lettore speranzoso per un futuro che potrebbe migliorare.

Il worldbuilding è ben sviluppato, si incontrano specie molto diverse e le cui particolarità vengono descritte, dai tubicini sul viso come vermi, alle orecchie di volpe, al colore giallo e blue della pelle, tutto al contrario della protagonista. Una scelta fatta di proposito, quasi sicuramente per permettere al lettore di identificarsi con lei. Di Tina non sappiamo nulla, almeno dal punto di vista fisico, mentre è possibile seguire il suo sviluppo psicologico nel corso del libro. Infatti la giovane, pur credendo di essere preparata ad assumere il suo ruolo una volta acceso il lume, si rende conto che non tutto è come ha sempre desiderato, non tutto va secondo i piani e lei, Rachael e i loro alleati si ritrovano coinvolti rapidamente in una guerra tra specie, ma soprattutto tra ideologie. Da un lato la Flotta Reale e dall’altro la Compassione che, nonostante il nome propositivo, rappresenta la parte xenofoba e elitista della galassia in una guerra contro chi è diverso e più debole.

Interessante è il modo in cui tutti i personaggi, di diverse specie e lingue possano poi comunicare tra loro tramite la tecnologia, abbattendo distanze e separazioni in una società idealmente realizzata in questo libro. Alieni e terrestri uniti contro un nemico comune, personaggi profondamente “umani” nel senso di fallaci. Non si tratta di eroi giusto perché eroi, o personaggi dai poteri improvvisi e abilità nascoste, bensì personaggi in grado di commettere errori, imparare, seguire i loro istinti, sviluppare i loro talenti e lottare per la cosa più giusta, imparando a comprendere ciò che li circonda e il vero obiettivo.

Lo stile della Sanders è accattivante, divertente, molto coinvolgente e capace di trascinare subito all’interno della storia con battute sarcastiche, riferimenti pop e legami tra personaggi che, legati chi dalla necessità, chi dalla sopravvive, chi dall’amicizia, creano una forte connessione gli uni con gli altri, romantica e non.
Importantissimo il lavoro della traduttrice Leonarda Grazioso, che, nel caso di personaggi di genere non binario ha saputo esprimere il loro genere usando perifrasi, senza asterischi o schwa o altri modi solitamente usati. In un universo creato da Sanders dove la comunità queer è ampiamente compresa e accettata, leggere questo libro è stata una boccata d’aria fresca. Abbiamo personaggi che si innamorano, che si chiedono chi sono e i loro gusti, amicizie strette, cotte e via discorrendo, creando legami forti tra i vari personaggi.
Inoltre lo stile di scrittura usa diversi metodi come le registrazioni della Capitana, la chat, le imprecazioni e saluti particolarmente pieni di inventiva, in uno stile accattivante e coinvolgente.
I persone dal primo all’ultimo sono ben descritti e delineati, nei loro sogni, desideri, abilità, traumi, problematiche e via discorrendo, creandoli a tutto tondo anche con poche semplici frasi. L’insicurezza e il bisogno di starsene da sola di Rachael, l’abuso genitoriale di Keziah, la sfiducia nel genere umano di Elza e via discorrendo. Anche i cattivi della storia hanno le loro motivazioni, tutti i personaggi rappresentati non sono né bianchi né del tutto neri, ma la maggior parte moralmente grigi.

Concludo la mia recensione con una piccola confessione. Se ho trovato il libro ben scritto e intrigante, dal punto di vista emotivo non mi ha molto coinvolta. Non sono riuscita a connettere con nessuno dei personaggi e nonostante la storia sia scritta in modo scorrevole non è riuscita a catturarmi. È il caso in cui il “problema” è del lettore e non del libro, perché obiettivamente posso dire che è un bel libro. Emotivamente non mi ha sfortunatamente lasciato molto.

Nonostante ciò, però, è un libro che mi sento di consigliare agli amanti del genere della fantascienza, a chi sta cercando un libro colmo di diversità e rappresentazione queer ben fatta.

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The final gambit by Jennifer Lynn Barnes Book Tour

Hello and welcome to my stop for “The final gambit” by Jennifer Lynn Barnes! A huge thanks to Tbr and beyond tours for this chance and to the publisher for the copy!

Genre: Young Adult Mystery
Publishing date: August 30th, 2022
Goodreads | Amazon | Barnes & Noble | Book Depository | Indigo | IndieBound

Avery’s fortune, life, and loves are on the line in the game that everyone will be talking about.
To inherit billions, all Avery Kylie Grambs has to do is survive a few more weeks living in Hawthorne House. The paparazzi are dogging her every step. Financial pressures are building. Danger is a fact of life. And the only thing getting Avery through it all is the Hawthorne brothers. Her life is intertwined with theirs. She knows their secrets, and they know her.
But as the clock ticks down to the moment when Avery will become the richest teenager on the planet, trouble arrives in the form of a visitor who needs her help—and whose presence in Hawthorne House could change everything. It soon becomes clear that there is one last puzzle to solve, and Avery and the Hawthorne brothers are drawn into a dangerous game against an unknown and powerful player.
Secrets upon secrets. Riddles upon riddles. In this game, there are hearts and lives at stake—and there is nothing more Hawthorne than winning.

Avery only has to survive a few more weeks in the Hawthorne House in order to inherit billions, while paparazzi are dogging her every steps and financial problems arise. Living in the Hawthorne House, though, means to know, now better, the Hawthorne brothers, their secrets and they hers. But when danger comes to their house with a mysterious visitor and a kidnapping, they have to face a lethal and unknown player, ready to do everything in his power to beat Avery and to get revenge on the late Tobias Hawthorne. Between riddles, secrets, insecurities, puzzles and pasts best left buried, Avery, the brothers and Libby and Alisa are involved into another, more dangerous game, until the very surprising ending.

The final gambit is the last book of The inheritance games and it was such a pleasure to read. I’ve read this book in one setting because it was, like the others, fluid, captivating and so intriguing. The reader is finally able to get answers to unaswered questions about the pasts and the characters, Toby’s, Tobias’ and others’ lives, while facing an unknown opponent in a game made of, again, riddles and threats. While Avery and her family have to face this new threat, the characters’ growth is parallel. The reader is able to know them better and better in their relationships with each other, new loves and old ones, new and old wounds and while Avery and Jameson are the cutest couple ever, getting, understanding, supporting and loving one other every step of the way, the others aren’t less. It was intriguing and refreshing reading about the brothers and their bonds with each other and the old man and, mostly, now, with Avery. Above all, it’s so good to see how much Avery has grown since the first book and how much she has learned, becoming a smart and brilliant player, a strategist like the brothers.

The riddles, games and threats are, like in the previous books, amazing and fascinating to follow and understand, getting the reader more and more involved into the story and it was so good and thrilling. The story, filled with secrets uncovered, lies and games and plot twists, it’s amazing and a perfect ending. I will miss these characters so much!

Jennifer Lynn Barnes (who mostly goes by Jen) was born in Tulsa, Oklahoma. She has been, in turn, a competitive cheerleader, a volleyball player, a dancer, a debutante, a primate cognition researcher, a teen model, a comic book geek, and a lemur aficionado. She’s been writing for as long as she can remember, finished her first full book (which she now refers to as a “practice book” and which none of you will ever see) when she was still in high school, and then wrote Golden the summer after her freshman year in college, when she was nineteen.
Jen graduated high school in 2002, and from Yale University with a degree in cognitive science (the study of the brain and thought) in May of 2006. She’ll be spending the 2006-2007 school year abroad, doing autism research at the University of Cambridge in the United Kingdom.
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Hide di Kiersten White- Blog tour

Salve e benvenut* alla mia tappa del blog tour dedicato a Hide di Kiersten White. Un grazie enorme a Silvia per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

    

La sfida: trascorrere un’intera settimana a giocare a nascondino, dal sorgere del sole al tramonto, in un parco divertimenti abbandonato da decenni e fare di tutto per non essere presi (da chi non è dato saperlo).
Il premio: denaro a sufficienza per rivoluzionare completamente la propria vita.
Anche se gli altri concorrenti sono determinati a vincere – per ritagliarsi un futuro da sogno o sfuggire a un passato che li perseguita -, Mack è sicura di poterli battere tutti. In fondo, ciò che deve fare è nascondersi e lei, fin da bambina, non fa altro. Anzi, è proprio questa la ragione per cui è ancora viva mentre la sua intera famiglia è morta.
Ma, quando capisce che l’eliminazione dei concorrenti nasconde qualcosa di sospetto, Mack comprende che il gioco è molto più sinistro di quanto potesse immaginare e che per sopravvivere sarà necessario unire le forze…

Si tratta di giocare a nascondino in un parco giochi abbandonato da decenni e non essere presi per poter vincere una grossa somma di denaro in grado di rivoluzionare la vita di un* dei quattordici partecipanti. Tutti sono pronti a vincere, anche barando, mentendo e ferendo gli altri, ma, man mano che i concorrenti vengono eliminati, o spariscono in circostanze misteriose, Mack, la protagonista, inizia a capire che qualcosa non va e insieme ad alcuni alleati cerca di scoprire la verità sul luogo in cui stanno giocando e sulle sue regole.

“Hide” è il tipo di romanzo la cui trama mi ha attirata subito. Interessante, accattivante, con un mistero di fondo e che spinge il lettore a continuare a leggere per capire cosa stia succedendo in realtà. Le mie opinioni sul libro sono un po’ ambigue, temo. Non l’ho adorato, né mi sento di condannarlo appieno, quindi farò una lista delle cose che mi sono piaciute e quelle che non ho trovato interessati.

Mi è piaciuta l’ambientazione. Un parco divertimenti abbandonato da decenni, inquietante con le sue giostre malmesse e la natura che ha reclamato spazi, creando nascondigli e zone incolte. Qui si svolge la gara di nascondino e ognuno dei partecipanti si ritrova a vagare, spesso senza direzione, per trovare il luogo adatto per nascondersi e non farsi trovare. Da chi, non lo sanno (E neanche noi).

Lo stile di scrittura è abbastanza ben fatto, coinvolgente e trovo che l’autrice abbia espresso alcune tematiche che riguardano i personaggi, come il senso di colpa, il dolore, la speranza, il rinchiudersi in se stessi evitando contatti con il mondo esterno per evitare di farsi male ed esporsi, abbastanza bene. Non benissimo, però. Ho anche apprezzato la caratterizzazione di alcuni personaggi, quali Mack, Ava, Brandon e LeGrand, che sono quelli “leggermente” un po’ più sviluppati e “completi”.

La trama in sé non è male, incuriosisce, spinge il lettore a continuare, anche se avrei sperato in una direzione diversa.

Passando ora alle cose che non mi sono piaciute, devo per forza parlare ancora della trama. La trama, come detto in precedenza, inizia bene e incuriosisce, ma non ho apprezzato il mistero in sé e la spiegazione, un po’ nebulosa del perché succede quello che succede. L’ho trovata un po’ frettolosa, avrei preferito fosse meglio argomentata e sviluppata. Tipica del “Inizia bene, ma si perde per la via.”

La caratterizzazione. Se mi sono piaciuti i personaggi accennati in precedenza, (ma, solo perché sono un po’ più sviluppati degli altri) l’autrice ha inserito il punto di vista di quasi 15 personaggi, se non di più, evitando, però, di svilupparli e dare loro un background articolato. Alcuni sono stereotipati al massimo, come quelli ossessionati dai media, fitness e dai soldi. I partecipanti hanno i loro punti di vista, ma, alcuni, hanno appena una paginetta o poco più e, fatta eccezione per alcune notizie gettate lì, non sono affatto sviluppati. Abbiamo Jaden che è il “cattivo” della situazione, del quale non conosciamo nulla, o Sydney o Atrius. Avrei preferito ci fossero meno partecipanti e che le loro storie fossero più sviluppate e complete o che il libro fosse stato un po’ più lungo in modo da consentire un loro background. Invece, spesso e volentieri, un personaggio viene introdotto con alcune cose sul suo passato e desideri e poi viene ucciso. Inoltre, pur essendo personaggi che dovrebbero essere adulti, dai dialoghi non sembra affatto così e loro spesso si comportano come teenagers.

Non ho, inoltre, apprezzato gli stereotipi presenti nel libro, come il dare per scontato che una donna sia lesbica perché ha i capelli corti e sia muscolosa o che un’altra abbia geni da psicopatico perché è sopravvissuta a una strage familiare o che una bella d’aspetto fisico sia da sottovalutare. L’elemento sovrannaturale è gettato lì senza essere ben spiegato e se è chiara la rabbia dell’autrice su alcune tematiche, il perpetrare la violenza di alcuni gruppi su altri, l’uso delle armi nelle scuole, lo si capisce più leggendo le note finali che nel libro stesso. O forse sono io che non ho ben compreso, ma davvero il nesso con le armi nelle scuole mi sfugge.

Insomma, ci sono diversi punti che non mi hanno affatto colpita e non riesco a dare oltre le due stelline.

Three gold stars on white background

Ecco a voi il calendario! Date un’occhiata alle altre recensioni!

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Il ladro di Megan Whalen Turner- review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicata a “Il ladro” di Megan Whalen Turner. Un grazie a Francesca e alla Fanucci per la copia in anteprima che non ha influenzato il mio giudizio in alcun modo.

Megan Whalen Turner
edito da Fanucci, 2022
Eugenides, il Ladro della Regina, può rubare qualsiasi cosa, o almeno così dice. Ma la troppa sicurezza, si sa, fa brutti scherzi: colto in flagrante, viene arrestato. Per riconquistare la sua libertà, Gen riceve un’insolita proposta dal magus del re di Sounis; deve unirsi a una spedizione per recuperare il leggendario Dono di Hamiathes, una pietra che si dice sia nascosta in un elaborato labirinto sotto un fiume. Costretto, Gen accetta senza remore. Il viaggio all’inizio è irto più di pericoli psichici che fisici: il magus e gli altri uomini del re – il soldato Pol, gli aristocratici Sophos e Ambiades – lo insultano per il suo basso rango e la scelta della professione, negandogli persino cibo e cure mediche adeguate. Ma Gen non si dà per vinto: dentro di sé sa bene qual è la sua vera missione… La ricerca del Ladro di una gemma inestimabile costituisce lo sfondo per una storia di redenzione, tolleranza e amicizia in questo primo libro di Megan Whalen Turner che intreccia le storie di Gen e la sua avventura con estro e stile in un romanzo pieno di intrighi, peripezie e colpi di scena.

Gen è un ladro capace di rubare qualunque cosa, o almeno così dice e il suo vantarsi lo fa arrestare. Quando il magus del re di Sounis gli offre la possibilità di uscire dalla prigione in cambio del furto di una leggendaria pietra, Gen non può che accettare e intraprende così un viaggio con il magus, un soldato, Pol, due apprendisti aristocratici, Sophos e Ambiades verso una destinazione, all’inizio, misteriosa. Maltrattato e non considerato per il suo rango e professione, Gen stringe i denti, rispondendo con sarcasmo e intelligenza, ben sicuro di quella che sarà la sua missione. Quella vera.

“Il ladro. Il ladro della regina” è il primo volume di una saga YA fantasy composta da ben sei libri e scritta da Megan Whalen Turner, serie pubblicata inizialmente nel 1996. Ho deciso di leggere questo libro per due motivi principali. Anni fa una delle mie amiche mi aveva “convinta”, o meglio fortemente costretta a leggere uno dei suoi romanzi preferiti, “The thief” e avevo ceduto. E non mi era piaciuto. Ero arrivata a metà libro e mi ero allegramente arresa, decidendo che non era fatto per me. Quando l* mi* collegh* stavano parlando di organizzare un evento per lo stesso libro, tradotto edito da Fanucci anni dopo, ho deciso di dargli una seconda possibilità.

Ho molto da dire, quindi procederò per gradi. Dal punto di vista della trama, si può dividere grossolanamente “Il ladro” in due parti principali, o meglio, tre, se consideriamo il finale. Nonostante si tratti di un libro di poche pagine, sono 240 circa, la prima parte appare esageratamente lunga e prolissa, descrivendo, forse fin troppo, il viaggio che Gen e il suo gruppo intraprendono verso una destinazione non subito rivelata. Accade davvero poco in questa parte. L’autrice si focalizza sulle descrizioni dell’ambiente e sul worldbuilding non proprio sviluppato del tutto e sulle relazioni tra i personaggi che, personalmente, ho apprezzato.

Gen è un ladro capace e in quanto tale viene visto e usato dal magus per ottenere la leggendaria pietra, il Dono di Hamiathes. Ciò comporta prese in giro per il suo rango e professione, insulti alla sua intelligenza e spesso e volentieri viene maltrattato, picchiato e gli vengono negate cure adeguate. Questo atteggiamento nei suoi confronti migliorerà, lentamente, nel corso della storia. Gen dimostra un’arguzia, sarcasmo e intelligenza che stupirà i suoi compagni di viaggio, dimostrando loro e al lettore stesso con chi hanno a che fare, un personaggio da non sottovalutare con i suoi segreti e obiettivi nascosti.

Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi e i rapporti interpersonali. Gen spicca in quanto brillante, arguto e sarcastico, con i suoi botta e risposta e le sue conoscenze. Per quanto riguarda gli altri, il magus è una presenza che mostra e vanta la sua intelligenza, Ambiades è un personaggio che nasconde risentimento e rancore, Pol è la guardia tranquilla, ma capace e Sophos è uno dei personaggi che mi è piaciuto di più, con la sua timidezza e passione per i libri, osteggiato dal padre che vuole forgiarlo in qualcuno che non è. Le relazioni interpersonali, fatte di sfide, prese in giro, competizione e rivelazioni, costellano il libro e sono state apprezzate dalla sottoscritta, al punto da lasciarmi coinvolgere quando qualcosa accadeva ai personaggi.

Mi è piaciuto il modo in cui la storia è intrecciata ai racconti di dei e dee, sulla creazione del mondo e degli uomini, mescolandole, rimandando vagamente a Zeus e Era. La presenza di dee e dei, nei sogni, negli incontri, è un altro punto a favore del libro, perché ho adorato come fossero mescolati strettamente alla realtà “concreta” e come la loro presenza influisse e rispondesse alle richieste di Gen.

L’ambientazione non è molto sviluppata, a mio parere. Vengono descritte città e campi, introdotte tensioni politiche con re e regine, ingiustizie e guerre passate ed è molto prolisso. Dal punto della scrittura la storia è scritta abbastanza bene, ma il ritmo è molto lento fino alla metà del libro, per poi presentare colpi di scena alla Indiana Jones, inserire dei e dee che intervengono in aiuto e, nel finale, rivelazioni e sorprese.

Nel complesso ho lamentato principalmente questa lentezza nella narrazione, perché il libro sembra iniziare a metà, dopo un viaggio interminabile dove non accade nulla o quasi, eppure nel complesso non mi sento di condannarlo del tutto. Appare, ai fini della storia, come una grande introduzione a ciò che avverrà dopo. Ho avuto la sensazione che l’autrice avesse deciso di porre le basi, con l’ambientazione, le descrizioni, le tensioni politiche e via discorrendo, per ciò che avverrà nei volumi successivi, quindi appare come un’introduzione. Considerando il modo in cui è finito, sono intrigata nel continuare e sicuramente lo farò.

In conclusione, ho apprezzato la caratterizzazione e i rapporti interpersonali tra i vari personaggi e il modo in cui essi cambiano nel corso della narrazione e delle loro avventure, la presenza e influenza degli dei e dee all’interno della storia e l’intreccio di miti e realtà e i colpi di scena che mi hanno intrigata e fatto desiderare di continuare la saga.

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Vento di libertà di Lelio Bonaccorso- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Vento di libertà di Lelio Bonaccorso. Un grazie enorme a Valeria per aver organizzato l’evento e creato le grafiche meravigliose e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

Lelio Bonaccorso
pubblicato da Tunué
Nel 1266 la Sicilia, fino ad allora governata dalla dinastia svevo-normanna, passa sotto il dispotico giogo degli Angioini. Mentre i dominatori si permettono ogni libertà, il popolo si dibatte fra tributi insostenibili, fame e ingiustizia. In questo scenario si intrecciano le vite di Dina e Jacques: lei siciliana, lui francese, due mondi lontani, diversi, ma uniti da un sentimento profondo. Nel 1282 il malcontento popolare esplode nella rivoluzione del Vespro: al grido di Antudo si risvegliano le coscienze dei siciliani che con fierezza ovunque si ribellano agli oppressori. Spinte da un profondo amore per la libertà, due donne – la stessa Dina e la sua amica Clarenza – sfideranno la morte, lottando in nome di colei che infonde coraggio nei propri figli: la grande Sicilia, madre di vita e preziosa custode dei popoli.
Finzione e realtà storica si intrecciano perfettamente in un graphic novel che ci restituisce l’importanza di tematiche centrali, ieri come oggi: il pregiudizio verso lo straniero, il diverso, l’amore come motore per il raggiungimento della salvezza. Una storia al femminile che celebra il coraggio e la determinazione di due donne.

Atto d’amore per Messina e la Sicilia in generale, “Vento di libertà” narra della dominazione degli Angioini e del malcontento della popolazione che, nel 1282, portò alla rivoluzione del Vespro, occasione in cui i siciliani si ribellarono agli oppressori con violenza e orgoglio. Protagoniste della storia e del patrimonio culturale collettivo messinese, che incarnano la graphic novel, sono due donne, Dina e la sua amica Clarenza che sfideranno la morte e lotteranno per la loro libertà, rifiutandosi di cedere agli oppressori e continuando a combattere per un mondo migliore. Interessante è la prefazione di Nadia Terranova, che fornisce al lettore un’introduzione storica alla vicenda, mostrando due donne che, nella cultura avevano il compito di suonare le campane del duomo di Messina e le cui figure sono celebrate poiché furono loro, per una volta ricordate, a salvare gli uomini. La storia di Dina e Clarenza non è di certo l’unica storia in cui le donne sono state protagoniste, ma una delle poche che è sopravvissuta all’oblio di una cultura e memoria prevalentemente maschilista, che tendeva e tende tuttora, a far scivolare nel silenzio il talento femminile esaltando quello maschile. Lelio Bonaccorso reinterpreta la vicenda delle due donne, poiché lacunosa e contraddittoria di suo, a modo suo, inserendo Dina e Clarenza in un’epoca di ribellione e rabbia, intrecciando finzione e realtà storica, romanzando e mostrando una Messina antica, con sguardo nostalgico e potente e con disegni brillanti e intensi, capaci di catturare l’attenzione del lettore e trascinarlo immediatamente nella storia, secoli e secoli addietro.

“Vento di libertà” mostra una Sicilia e una Messina, in particolare, orgogliosa, “fimmina”, stanca degli stenti e degli abusi, stanca di restare in silenzio. Un inno alla speranza e alla libertà, gridato con forza e coraggio e incarnato da Dina e Clarenza. Se nella graphic novel spiccano le figure femminili, c’è, purtroppo da sottolineare come rispecchi anche i tempi attuali e antichi, mostrando uomini che vogliono assoggettare le donne, trattandole come merce, ferendole e silenziandole.

Sono molti i temi affrontati all’interno di “Vento di libertà” e non solo guardare la storia attraverso lo sguardo feroce e brillante delle donne, quanto anche la paura del diverso e dello straniero, la sopraffazione dei più deboli, equilibri di potere che cambiano nel tempo, ma che vedono sempre la lotta tra ricchi e poveri, la speranza e la libertà. Questa graphic novel è potente e può essere vista in molteplici modi, come momento di evasione, di conoscenza e intrattenimento, cultura e arricchimento.

Ho adorato leggere “Vento di libertà”. Non solo ha arricchito il mio patrimonio culturale, mostrandomi una Sicilia e, in particolare, una Messina, piena di forza, orgoglio e speranza, ma ha attirato la mia attenzione con disegni bellissimi, mostrandomi donne forti e testarde, una città che non si è voluta piegare e la brillante speranza rappresentata visivamente dalla colomba.

L’unico aspetto “negativo” di una graphic novel che poteva essere perfetta è la lunghezza. In poco più di 150 pagine vengono condensati avvenimenti storici importanti, relazioni interpersonali che, purtroppo, non vengono sviluppate a dovere e personaggi difficili da affezionarsi perché presenti poco tempo. Avrei voluto conoscere meglio il rapporto tra Dina e Jacques e tra Dina e Clarenza, mentre, nonostante i temi e le numerose qualità, la caratterizzazione è frettolosa e condensa molto in poco spazio.

Nonostante ciò, “Vento di libertà” è una bellissima graphic novel e, pur non riuscendo a darle il massimo, ha le mie 4 meritate stelle.

Inoltre, passate anche dalle altre recensioni!

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Uno di noi è il prossimo di Karen M. McManus- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Uno di noi è il prossimo” di Karen M. McManus. Un grazie enorme ad Ambra per aver organizzato l’evento e alla Mondadori per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

di Karen M. McManus (Autore) 
 Roberta Verde (Traduttore)
Mondadori, 2022

Obbligo o verità. Può costarti la vita. Tu cosa scegli?
Il sequel di Uno di noi sta mentendo.


È passato un anno dalla tragica morte di Simon Kelleher, in tanti hanno cercato di imitare la sua app, ma nessuna è riuscita ad affermarsi, anche perché, prosciolti da ogni accusa Nate, Bronwyn, Addy e Cooper, i gossip portati alla luce si sono sempre rivelati poco appetitosi. Fino a questo momento, almeno. Attraverso la chat degli studenti della Bayview High, infatti, ha preso piede una nuova inquietante versione di Obbligo o verità , destinata a portare alla luce altri oscuri segreti degli allievi della scuola e verso la quale tutti provano una morbosa attrazione. È come se tutti a scuola si fossero dimenticati della fine fatta da Simon che, per il modo in cui usava il gossip come arma, aveva finito per soffrire più di chiunque altro. Tra i primi a essere coinvolti c’è anche Maeve, sorella di Bronwyn, costretta suo malgrado ad affrontare una situazione scomoda a causa della sua scelta. Del resto, si sa: a scuola basta commettere un errore per ritrovarti un’etichetta appiccicata addosso per il resto della vita. La posta si fa via via più alta e quando il gioco prende una piega inaspettata è ormai chiaro che bisogna trovare, e fermare, chi lo sta orchestrando prima che sia troppo tardi…

Sequel di “Uno di noi sta mentendo”, “Uno di noi è il prossimo” riprende un anno dopo la tragica morte di Simon Kelleher e lo scandalo che aveva minacciato di rovinare di vite di Nate, Cooper, Addy e Bronwyn. I quattro giovani sono cresciuti, Addy e Nate lavorano, Cooper e Bronwyn sono all’università e il liceo di Bayview ha cercato invano di creare app di gossip come quella di Simon, fallendo. Quando una chat inizia a proporre una contorta versione di “Obbligo e verità”, costringendo i partecipanti a una serie di sfide sempre più pericolose per non rivelare i loro oscuri segreti, la sorella di Bronwyn, Maeve, il suo amico Knox e la compagna di scuola, Phoebe, si ritrovano loro malgrado coinvolti. Un gioco sempre più crudele, con l’intenzione di ferire più persone possibile, se non, addirittura, ucciderle… Maeve, Knox, Phoebe devono trovare il modo per fermare il creatore, prima che sia troppo tardi.

Mi è piaciuto leggere “Uno di noi sta mentendo”. Ho trovato la storia intrigante, carina e ben scorrevole, nonostante ci siano delle tematiche che avrei preferito fossero state evitate o sviluppate meglio. Per quanto riguarda il suo seguito, è stato un piacere ritrovare i personaggi principali della storia precedente, come Bronwyn, Nate, Addy e Cooper, Kris e via discorrendo. Ho adorato rivederli insieme, trovarli affiatati e sempre amici (e nel caso di Bronwyn e Nate qualcosa di più), apprendere di imminenti cambiamenti nelle loro vita.

In “Uno di noi è il prossimo” ho amato poter conoscere meglio Maeve e apprezzare l’introduzione di Knox e Phoebe. Se l’idea di base, un altro gioco crudele che usa i gossips per ferire le persone, era interessante, ho trovato il suo sviluppo un po’ fiacco e lento. Ci sono state situazioni che ho ritenuto eccessive e, come nel libro precedente, tematiche che avrei evitato o che avrei preferito fossero sviluppate meglio. C’è molto slut-shaming, episodi di violenza sessuale, abusi e traumi e, sfortunatamente, molti episodi mi sono sembrati gratuiti. I personaggi sono abbastanza ben fatti e sviluppati e mi è piaciuto il rapporto esistente tra Maeve e Knox e quello che si va a creare con Phoebe, nella loro ricerca del colpevole. Come nel libro precedente, il gioco è presente e integrato alla vita di ciascuno dei personaggi, con le loro problematiche, traumi e difficoltà familiari e ho apprezzato il modo in cui fossero amalgamati. Ogni personaggio è ben scritto e sviluppato, sia nei rapporti interpersonali con altri personaggi e con la famiglia, sia a se stante, con le preoccupazioni, dubbi, paure e desideri di ognuno.

Tra i personaggi ho preferito Maeve che, da personaggio secondario, la cui intelligenza e capacità da hacker ha aiutato i quattro di Bayview nel libro precedente, qui spicca come personaggio principale e che non ha nessuna intenzione di subire in prima persona l’inferno capitato a sua sorella. Phoebe è un personaggio interessante, la cui vita è stata stravolta, spingendola a rimettersi in sesto, tra tensioni familiari, amicizie sbagliate e incontri evitabili. Knox è un altro personaggio che ho apprezzato, sia nel suo rapporto con Maeve, sia nella sua testardaggine e curiosità.

Dal punto di vista della trama, l’ho trovata un po’ lenta ed è impossibile non fare il confronto con il libro precedente, all’interno del quale l’indagine era più avvincente e sviluppata.

Nel complesso, forse a causa del confronto con il libro precedente, la cui eredità è ben chiara nel seguito, non ho apprezzato “Uno di noi è il prossimo” come avrei voluto. I personaggi sono interessanti e i rapporti interpersonali ben fatti, ma la trama è un po’ lenta e le rivelazioni o scontate o poco credibili. Si tratta di un thriller carino, adolescenziale, ma che non spicca in particolar modo.

In conclusione non posso dare più di tre stelline.

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Perchè il re degli elfi odiava le storie di Holly Black- Review party

Salve a tutt* e benvenuti alla mia tappa dedicata a “Perché il re degli elfi odiava le storie” di Holly Black. Un grazie enorme a Ambra per aver organizzato l’evento e creato le bellissime grafiche e alla Mondadori per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Holly Black
pubblicato da Mondadori
Prima di essere un principe crudele o un re malvagio, Cardan è stato un bambino e poi un ragazzo con un cuore di pietra. Attraverso le pagine di questo libro si getterà luce sulla vita drammatica dell’enigmatico Sommo Re del Regno degli Elfi. Si ricorderanno momenti fondamentali della sua storia, che in certi casi suoneranno familiari ai lettori della trilogia “The Folk of the Air”, raccontati tutti dal punto di vista di Cardan.
Ci sarà spazio per una storia d’amore che fa battere il cuore, per avventure spericolate, ma anche per lo humour, ingredienti di una saga che ha incantato i lettori di ogni dove. Ad arricchire il tutto, poi, le sontuose illustrazioni a colori di Rovina Cai, che rendono questo libro un oggetto prezioso da collezionare, che piacerà agli appassionati dei romanzi della serie, ma anche ai nuovi lettori.

Per chi è appassionato dei romanzi della trilogia “The Folk of the Air” o per chi si vuole affacciare a questa nuova serie, questa raccolta di racconti è una vera e propria chicca, impossibile da perdere. Avventure spericolate, momenti teneri, storie su storie, incontri inaspettati, scoperte e così via costellano questo piccolo libriccino, che è meravigliosamente abbellito dalle illustrazioni a colori di Rovina Cai che accompagnano e rendono le storie ancora più spettacolari.

Cardan non è affatto un personaggio semplice, bensì intrinsecamente complesso, la cui infanzia e adolescenza (ma siamo onesti, gran parte della sua vita) è stata contraddista da abusi, ingiustizie che l’hanno formato e forgiato e spinto ad essere il personaggio amato/odiato da tutti i lettori della saga. Lui è la voce narrante di questo volume e, alternandosi tra passato e presente, la cui differenza è nettissima soprattutto nel modo di parlare e relazionarsi con gli altri personaggi, Jude in particolare, Cardan racconta di incontri e amicizie, rapporti con “amici” e fratelli, abusi e storie con morale, mostri e ragazzi con il cuore di pietra o di vetro, delusioni e rabbia, tradimenti e avventure. Interessante e intrigante è stato vedere vecchi e nuovi personaggi dal punto di vista di Cardan e aver potuto notare e apprezzare il modo in cui aveva iniziato a guardare e pensare a Jude, le sue considerazioni sui mortali, spesso e volentieri influenzate dagli altri, i libri che leggeva, i suoi rari momenti di gentilezza e comprensione, controbilanciati dalla rabbia e dagli eccessi che l’avevano contraddistinto.

Se la trilogia di “The folk in the Air” si era conclusa in un modo che ho adorato e ho trovato adatto e perfetto, ho molto apprezzato questo sguardo ulteriore sia sul personaggio di Cardan, aggiungendo e spiegando come effettivamente è diventato ciò che è diventato, ma anche sul suo rapporto con Jude dopo la fine dell’ultimo romanzo. Il lettore trova, quindi, Cardan e Jude come marito e moglie, re e regina, il cui rapporto, se confrontato con le storie ambientate nel passato, è diversissimo e sottolinea la grandissima evoluzione dei personaggi, sia a se stanti che nella loro relazione. Un Cardan più aperto al mondo, non solo il suo, innamorato e con un cuore non pietra e una Jude non sulla difensiva e piena di rabbia, personaggi che sono maturati e cresciuti e che si fidano l’uno dell’altro in un bellissimo rapporto di coppia.

Mi è piaciuto moltissimo leggere questo volume e ritrovare vecchi personaggi e ho adorato poter ammirare i pensieri di Cardan in questo continuo oscillare tra passato e presente. Ho adorato tutto e lo consiglio davvero a tutti.

Eccovi il calendario!

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Io, i miei mostri e me di Caterina Costa- Cheit.Jpg Review Party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party di Io, I miei mostri e me di Caterina Costa, in arte Cheit.Jpg. Un grazie enorme alla casa editrice Beccogiallo per questa magnifica occasione e per la copia in anteprima e a Valeria per aver organizzato l’evento! Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

di Caterina Costa (Autore)
Becco Giallo, 2021
Caratteristiche: 112 pp. col., brossura
ISBN: 9788833141831

Il primo libro della giovanissima Caterina Costa, instagrammer, autrice di webcomics, conosciuta tra i suoi tanti fans con lo pseudonimo di CHEIT. Un webcomics che racconta senza filtri le ansie, le paure, le inquietudini, le sofferenze dei ventenni di oggi. Un’autrice dall’enorme seguito sui social media.

“Io, i miei mostri e me” è una raccolta di fumetti dalle svariate tematiche e trattano dell’amore, dell’amicizia, famiglia, depressione, dolore, solitudine. Con delicatezza e intensità l’autrice e artista riesce a rappresentare alla perfezione emozioni che, chi più chi meno, provano tutt*, facendoci sentire meno sol*, più compres* e consentendo, a chi non ha provato quelle stesse emozioni, di comprenderle almeno in parte. Un lavoro profondo e vulnerabile, dato che l’autrice si espone, si mette a nudo, esprimendo le sue paure e titubanze, le delusioni e sofferenze, la solitudine e i pensieri negativi, oltre a raccontare momenti di gioia e complicità, di soddisfazione e riscatto.

Come si nota leggendo questo delizioso libro, alcune opere hanno un titolo, dato che l’autrice ha partecipato alla sfida dell’inktober, che consiste nel creare un’opera al giorno partendo da una parola proposta. Le tavole che compongono questo libro presentano e alternano colori caldi e freddi, come l’arancione, il giallo, il rosso che contrastano nettamente con il blu, il nero, il grigio. I colori sono importanti perché oltre a rappresentare quel momento o l’altro aiutano anche a comprendere il cambiamento all’interno dei personaggi. Lo si può notare dalla prima vignetta quando il personaggio presenta il colore blu della malinconia che, nel corso dell’opera, sfuma fino a diventare rosa, ad assumere un colore più caldo appena il personaggio si sente a suo agio in compagnia di altre persone. O, nel caso contrario, in una vignetta quasi a metà del libro che raffigura un personaggio sorridente, i cui colori caldi e avvolgenti che, una volta in balia dei brutti pensieri (rappresentati fisicamente da una figura scura e minacciosa) iniziano a sfumare e a diventare sempre più freddi e bianchi.

Ogni opera, tavola è composta da quattro parti e in queste quattro vignette, l’artista racconta una storia, che può essere una delusione amorosa, un ricordo doloroso, un incontro spiacevole, un momento di debolezza, le difficoltà della vita di tutti giorni, ma anche momenti di serenità e allegria in compagnia degli amici, della famiglia, dell’amore. Riesce, a mio parere, ogni volta a colpire nel segno, esprimendo alla perfezione, senza giri di parole o altro, l’emozione di quella vicenda, trasmettendo sofferenza, sollievo, rabbia, delusione, felicità, ottimismo e ogni possibile sfumatura dell’essere umano.

Spiccano, o almeno hanno colpito me in particolar modo, le vignette che trattano della solitudine e della depressione e l’artista ha rappresentato in maniera estremamente realistica la difficoltà di essere in pubblico, il bisogno di prendersi una pausa, la pressione dovuta all’ansia, la presenza fastidiosa e insidiosa della depressione e dei pensieri negativi, rappresentati da figure nere o da un groviglio scuro che avvolge i personaggi.

Con delicatezza e sensibilità l’artista rappresenta l’immensa gamma delle emozioni che riguardano tutt* noi, le difficoltà nell’amicizia, le delusioni amorose, i momenti di solitudine e depressione, i pensieri negativi, ma anche i momenti di felicità, l’affetto degli amici, il sostegno della famiglia. Opera dopo opera rappresenta l’essere umano nella sua complessità, con i suoi alti e bassi. Si tratta di una raccolta imperdibile, dai disegni intensi e ben definiti e dalle parole, pur essendocene poche, che colpiscono nel segno ogni volta. Assolutamente da divorare tutto di un fiato, soprattutto perché è una raccolta che spinge chi la legge a sentirsi meno sol*, più compres* e quasi avvolt* in un abbraccio. Meravigliosa.

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Date inoltre un’occhiata alle altre recensioni!

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Le vite dei santi. Grishaverse di Leigh Bardugo- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa de Le vite dei santi di Leigh Bardugo, evento organizzato da Ambra che ringrazio moltissimo e che ha anche creato le stupende grafiche. Un grazie alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Leigh Bardugo
pubblicato da Mondadori
Traduttore R. Verde


Direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt’ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell’amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle tavole a colori che accompagnano ogni storia.

Se conoscete anche solo un po’ il Grishaverse, saprete sicuramente l’importanza che ha questo favoloso libriccino all’interno della storia, che non solo ha aiutato Alina nella sua ricerca, ma che ha arricchito e fatto da sfondo alle sue avventure. Poterlo finalmente leggere e ammirare è magnifico.

Si tratta di una raccolta di miracoli e martirii, illustrata da Daniel J. Zollingere, i cui disegni sono stupendi e molto realistici, dai colori sgargianti e intensi. Un libriccino che racchiude miti e leggende, sui santi e le loro vicende, che riguardano geograficamente non solo il territorio di Ravka, ma anche Fjerda, Kerch, Shu Han e Novji Zem. Il lettore è a conoscenza di alcuni racconti, o meglio, di alcune parti di essi, come quello di Alina, o del Santo Senza Stelle, di Grigori e Lizabeta, ma questo libriccino approfondisce i miti e le leggende accennate, fornendo ulteriori storie, impossibili da dimenticare.

Ho amato potermi immergere nella lettura e farmi trasportare dai racconti da un paese all’altro, ammirando e venendo a conoscenza di miracoli, guerre, magie e sacrifici, demoni e patroni vari. L’atmosfera è fiabesca, evocativa e intrigante. La raccolta tratta storie di donne e uomini comuni, tutti contraddistinti dalla fede, ingegno e coraggio, le cui gesta hanno portato poi, in parecchi casi, alla santificazione. Personaggi che hanno lottato per proteggere il proprio popolo e famiglia, per consigliare re, per salvare se stessi, per sconfiggere il nemico e via discorrendo.

All’interno della raccolta, spiccano storie di donne che rifiutando di sottostare alle convenzioni, come l’ingegnosa Vasilka, donne coraggiose come Lizabeta e la brillante Margaretha, come Maradi, che protegge amori impossibili, o Marya che salva la propria famiglia e il proprio popolo. Incontriamo leggende che rimandano a Babbo Natale, come Sankt Nikolai, storie di uomini che amano e proteggono gli animali, o che preferiscono lo studio a ciò che la famiglia o il mondo si aspetta da loro.

Si tratta di racconti che mi hanno molto affascinata, non solo perché spaziano geograficamente dappertutto, ma anche per la loro diversità, anche se tutti sono accomunati dalla fine terribile dell’eroe o dell’eroina, chi accusato di stregoneria, chi non creduto, chi sacrificato per salvare gli altri. Sono storie d’insegnamento, di fede e coraggio. Le illustrazioni accompagnano sapientemente le brevi storie che compongono questa meravigliosa raccolta e non posso che consigliarvela, perché è stata davvero un’avventura emozionante potersi immergere in questo mondo. Un mondo ricco di magia, tradimenti, lealtà, mostri e personaggi indimenticabili.

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