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Intervista a Caterina Costa

Ciao Caterina, prima di iniziare vogliamo ringraziarti per il tempo che ci dedicherai e farti i complimenti per il tuo lavoro.
La prima domanda che vogliamo farti è la seguente:

Come mai hai deciso di suddividere ogni storia in una striscia di quattro quadrati? E’ un formato che ti è stato richiesto da altri o da esigenze esterne, o che hai deciso tu in maniera indipendente?


Forse mi sono involontariamente ispirata ad altri webcomic che ho visto negli anni, ma la ricordo come una scelta molto naturale. Inoltre, postando su Instagram, questa struttura rende molto più facile la condivisione dei miei lavori, perché la somma delle vignette quadrate è sempre un quadrato.

La forza del tuo lavoro è anche nella sua brevità, ma hai mai pensato di creare una storia molto più lunga, magari una graphic novel completa, partendo da una o più strisce?


È sicuramente qualcosa che mi piacerebbe molto fare! Il primo esperimento con storie più lunghe è stato con il mio primissimo libro, Vita da Pomodoro, un’antologia realizzata insieme ad altre 6 fumettiste.
È stato molto difficile per me scrivere qualcosa di più lungo, perché in genere nei miei lavori cerco sempre di trasmettere un’emozione, una sensazione, un concetto, e per questo tipo di comunicazione la vignetta breve è ciò che più mi è congeniale.
Al momento sto cercando di leggere più fumetti e di imparare a narrare storie più lunghe, perché penso che potrei farne qualcosa di bello!

Ci racconti la tua esperienza dell’Inktober e di cosa ti ha insegnato come fumettista? In futuro pensi che parteciperai nuovamente all’evento?


Per me l’Inktober del 2018 è stato la svolta, mi ha cambiato la vita.
È iniziato tutto come un gioco, un esperimento, ma mi ha portato tante cose fantastiche. Ho deciso di fare un fumetto al giorno anziché un’illustrazione e ho scoperto la mia vocazione!
Intanto mi ha fatto capire che sono in grado di produrre tanto in poco tempo, perché le parole a cui ispirarsi uscivano il 1 ottobre e ogni giorno c’era una nuova parola da usare, io all’epoca andavo in università tutti i giorni e da pendolare tornavo spesso a casa verso le 20. Però ce l’ho fatta! Ogni sera mi mettevo lì e creavo i miei fumetti.
È stato anche l’inizio del mio successo su internet, perché dai miei fumetti per l’Inktober è arrivata la prima ondata di lettori su Instagram.
Penso parteciperò ogni anno e spero di riuscirci ancora!

Abbiamo notato che molti colori – ad esempio il giallo – sono ricorrenti: c’è un criterio particolare dietro questa scelta? E quali tecniche e/o strumenti grafici usi per creare i tuoi disegni?


La scelta di usare il giallo è stata casuale, è sempre stato uno dei miei colori preferiti.
Disegnando e sperimentando mi sono accorta che stava meglio di altri colori come sfondo, faceva risaltare le immagini in primo piano e illuminava la scena.
Durante gli anni ho usato diverse tecniche, ho iniziato con la china su carta e le Bic, ho usato Photoshop, Paint Tool Sai, gli acquerelli… Ora uso Procreate su un iPad 2018, che penso sia il software meglio sviluppato per i disegnatori. Il suo unico problema sono i livelli limitati, però in confronto a Photoshop o ad altri programmi conosciuti ha dei pennelli meravigliosi e insuperabili.

Nelle note del tuo libro racconti che il tuo primo approccio al mondo dei fumetti sono stati i cartoni animati che vedevi da piccola: quali erano i tuoi preferiti? E oggi, invece, quali sono le tue fonti di ispirazioni principali?


Il primissimo che ho iniziato a ridisegnare penso sia stato Futurama, sapevo tutti i personaggi a memoria e i miei compagni di classe mi chiedevano sempre di disegnarli per loro.
Poi A tutto Reality, che è stato il cartone animato che mi ha fatto iniziare a disegnare in digitale. Avevo un gruppo di amici a distanza, nato su Facebook, in cui ognuno si creava il suo personaggio in stile ATR e insieme giocavamo e ci sfidavamo a gare di disegno. È iniziato tutto da lì!
Oggi invece non ho più un’ispirazione precisa, ormai il mio tratto e il mio stile sono abbastanza radicati da non aver bisogno di copie così fedeli. Questo non significa che abbia smesso di sperimentare!
Spesso mi piace provare a cambiare stile, fare qualcosa di più cartoon o di più realistico, cambiare il tratto e i colori… solo che ora sono tutti esperimenti che partono da me.

Ti piace la cultura giapponese, nello specifico i manga e gli anime? E, invece, nel panorama italiano c’è qualche fumettista che ti ha ispirato o che ti senti di consigliare?


Da bambina guardavo tanti anime e leggevo qualche manga, ho avuto un periodo attorno agli 11 anni in cui ho provato a ricrearne lo stile ma non faceva per me. Ho iniziato a creare fumetti per puro caso, sono sempre stata interessata sia all’animazione che all’illustrazione e il fumetto è ciò che univa queste due tecniche al meglio. Quindi non ci sono veri spunti a cui mi sia ispirata, non sono mai stata una grande lettrice di fumetti (anche se di fiera in fiera mi è venuta sempre più
voglia di iniziare) fatta eccezione per Dylan Dog e W.I.T.C.H..

Hai dei nuovi progetti in lavorazione? Cosa ti piacerebbe creare prossimamente? Ci puoi dare qualche anticipazione o è ancora tutto segreto?


Per il momento sono abbastanza ferma, fatta eccezione per la mia piattaforma su Webtoon che è stata appena aperta e mi sta portando molte soddisfazioni!
Spero di avere presto qualche progetto nuovo!

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Virginia Woolf- Intervista a Liuba Gabriele

Salve! Benvenut* a un nuovo articolo sul blog, stavolta dedicato all’intervista fatta a Liuba Gabriele! Un grazie enorme all’autrice e artista che è stata disponibilissima e ha fornito risposte molto interessanti! E come sempre a Valeria per l’evento e le grafiche!

Per prima cosa vorremmo chiederti: come mai hai scelto proprio la figura di Virginia Woolf come soggetto per il tuo secondo lavoro?


Volevo rendere omaggio alla scrittrice che ha suscitato le emozioni più intense durante le mie letture di ragazzina prima e le cui parole continuano a risuonare oggi, con la stessa forza, nella donna che sono.
La prima volta che lessi un suo romanzo, la sua poeticità, la sua capacità di recepire la vita e di averne esperienza con quella sensibilità straordinaria, con quella profondità, m’impressionarono, fu un “incontro” che condizionò definitivamente la mia concezione di
letteratura.


C’è un aspetto della vita di questa complessa autrice che ti ha colpito di più e che filo conduttore hai usato per la scelta delle opere che vengono citate nella graphic novel?
Tra queste, c’è un’opera della Woolf che preferisci o che più ti rispecchia?


Ci sono molti eventi della sua vita che mi hanno colpito e sono legati soprattutto al dolore che ha dovuto attraversare nella forma di lutti familiari, di abusi, di disturbo psichico.
Ho trovato appassionante la sua relazione d’amore e parole con la scrittrice Vita Sackville- West, fonte d’ispirazione e turbamento.
Nella graphic novel m’interessava puntare l’attenzione su ciò che accadeva nella vita, nel cuore, nella mente di Virginia (eventi ed emozioni documentate e descritte nei diari, nelle lettere della scrittrice e nelle testimonianze di chi gli è stato accanto) nel periodo più fecondo della sua produzione letteraria, cercando di cogliere quali furono le scintille, quali i bisogni
che la portarono a creare le opere più sublimi.
I romanzi che amo maggiormente sono La signora Dalloway e Al faro, ne ammiro
profondamente la costruzione e l’introspezione psicologica dei personaggi.


Hai studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e, oltre che fumettista, sei anche un’artista. Nelle tue tavole abbiamo ritrovato artisti illustri come Monet, Van Gogh e Cezanne; per questo motivo ci piacerebbe sapere se ci sono degli artisti che ti hanno influenzato e ti influenzano nella stesura delle tue opere.


Sicuramente la pittura influenza tantissimo tutto ciò che realizzo graficamente, per molti anni
è stata la mia attività principale, mi piacerebbe permetterle di invadere sempre più le tavole a fumetto e imparare a lasciarmi andare. Amo molto gli artisti che avete citato, me ne vengono
in mente altri che per caratteristiche diverse hanno modellato il mio gusto estetico come Ernst Ludwig Kirkner, Max Pechstein, Emil Nolde, Giovanni Segantini, Piet Mondrian, André Derain, Karl Schmidt-Rottluff, Jams Ensor, Antonio Ligabue, David Hockney.


Rimanendo sull’aspetto artistico di “Virginia Woolf”, quali tecniche hai utilizzato durante la realizzazione delle tavole? Ci sono dei motivi precisi per cui hai usato determinati colori per descrivere alcuni personaggi o situazioni?


Ho realizzato i disegni a mano e utilizzato le matite per eseguirli aggiungendo in alcuni casi ulteriori dettagli con pennelli digitali. Ho cercato di scegliere i colori in base all’emozione che caratterizzava ogni capitolo della vita di Virginia, passando da toni più vivaci e morbidi nei momenti più gioiosi e coinvolgenti come negli attimi in cui è a contatto con Vita, a tinte più cupe in quelli più tormentati.

Possiamo immaginare quanto tempo si impiega per portare a termine opere di questo tipo. In media quanto tempo riservi per tavola o, in generale, per un’opera?


Ci sono tavole che hanno richiesto più tempo rispetto ad altre perché più ricche di particolari e sfumature, indicativamente direi che mi occorrono due giorni pieni di lavoro per tavola.


Nelle tue graphic novel ci hai parlato prima di Amy Winehouse e adesso di Virginia Woolf. C’è un’altra figura nel panorama artistico e culturale a cui vorresti dedicare
un’opera?


Mi piacerebbe raccontare la vita di un’artista, per scaramanzia preferisco non rivelarne l’identità.
Le sue opere mi affascinano fortemente, le trovo anche molto sensuali e mi sento vicina al suo modo di osservare il mondo, alla sua maniera di esprimersi e al suo spirito avventuriero.


Stai già lavorando al tuo prossimo lavoro, cosa ti attende nel nuovo anno? Puoi dirci qualcosa o è ancora tutto top secret?


Ho scritto un libro di poesie, s’intitola Paesaggi ed è stato appena pubblicato dalla casa editrice Nulla Die. Lì c’è la mia musica.
Rispetto al fumetto ho diversi progetti per la testa e vorrei realizzarli cominciando da ciò che avverto come più urgente. Mi piacerebbe raffigurare alcune storie che ho scritto, nella mia mente le ho già disegnate, non vedo l’ora di dare loro vita.

Grazie mille ancora!