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Lei che divenne il sole di Shelley Parker-Chan- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa dedicata a “Lei che divenne il sole” di Shelley Parker-Chan. Un grazie enorme a Valeria che ha organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Disponibile su:    

Collana: Fantastica

408 pagine

Prezzo: € 20,00

ISBN: 9788804746072

Una piana polverosa, un villaggio tormentato dalla siccità, un indovino. È così che due bambini apprendono il loro fato: per il maschio si prepara un futuro di eccellenza; per la femmina, nulla.
Ma nella Cina del 1345, che soggiace irrequieta al gioco della dominazione mongola, l’unica “eccellenza” che i contadini possono immaginare è negli antichi racconti e il vecchio Zhu non sa proprio come suo figlio, Chongba, potrà avere successo. Viceversa, la sorte della figlia, per quanto intelligente e capace, non stupisce nessuno.
Quando un’incursione di banditi devasta la loro casa e li rende orfani, però, è Chongba che si arrende alla disperazione e muore. La sorella decide invece di combattere contro il suo destino: assume l’identità del fratello e inizia il suo viaggio, in una terra in cui si è accesa la fiamma della rivolta. Riuscirà a sfuggire a ciò che è scritto nelle stelle? Potrà rivendicare per sé la grandezza promessa al fratello e sollevarsi oltre i suoi stessi sogni?
In questo acclamato fantasy storico Shelley Parker-Chan riscrive la vicenda di Zhu Yuanzhang, il contadino ribelle che nella Cina del XIV secolo cacciò i mongoli, unificò il Paese e divenne il primo imperatore della gloriosa dinastia Ming.

“Il Cielo non vuole il mio fallimento.”

Se mi conoscete online o nella vita “reale”, sapete quanto abbia adorato questo libro e sono molto contenta che sia stato tradotto e portato in Italia, perché merita davvero di essere amato e apprezzato da più persone possibile. Di solito non leggo libri storici, non mi capita molto spesso, ma sono stata subito attirata da questo libro in quanto queer retelling e non me ne sono affatto pentita.

In un villaggio tormentato dalla siccità un indovino predice due destini: a due fratelli uno di eccellenza al bambino e un destino di nullità alla bambina, cosa che non stupisce nessuno. Eppure dopo un attacco di banditi che li rende orfani è il ragazzo che si lascia morire e la bambina, determinata a non scomparire e a non soccombere al destino predetto decide di rubare la sua identità ed entrare nel monastero come novizio, iniziando una nuova vita come Zhu Chongba. Spinta da una forza e determinazione incredibile, Zhu farà qualunque cosa in suo potere, non importa quanto crudele o impossibile, per nascondersi dal proprio destino e raggiungere la grandezza. Quando il monastero, che era diventato il suo rifugio, viene attaccato e distrutto perché si era rifiutato di supportare la ribellione contro i Mongoli, Zhu decide di continuare a lottare per raggiungere e ottenere l’eccellenza.

“Lei che divenne il sole” è un brillante retelling al femminile dell’ascesa di Zhu Yuanzhang, il contadino ribelle che nella Cina del XIV divenne il primo imperatore della gloriosa dinastia Ming. La storia è intrigante, la caratterizzazione è assolutamente perfetta e, come scritto in precedenza, nonostante i libri storici non siano il mio genere prediletto, questo mi ha catturato sin dall’inizio.

La protagonista principale è Zhu Chongba e il suo ardente desiderio di sopravvivere, di importare e diventare qualcuno di grande. Testarda, intelligente, forte, la sua determinazione è l’aspetto che più ho amato di lei. La sua ferocia e intelletto, i suoi costanti piani sono caratteristiche mi hanno fatto innamorare del suo personaggio, poiché è molto realistica, brillante e brutale. Soprattutto nel mondo in cui è costretta a vivere, all’interno del quale le donne sono spesso ignorate e sottovalutate, Zhu Chongba comprende quanto sia necessario nascondere la sua vera identità, assumendo quella del fratello deceduto. La protagonista è disposta a tutto, anche a uccidere, ferire e tradire, pur di ottenere ciò che desidera.

Ouyang è un altro personaggio estremamente interessante e brillante, il generale eunuco che è destinato a incontrare e scontrarsi con Zhu Chongba ancora e ancora nel corso del libro. Rappresentano due facce della stessa moneta, entrambi oppressi dai loro passati, entrambi determinati a raggiungere e compiere il loro destino, nonostante sarà doloroso sia per loro che per chi li circonda. Ouyang è un personaggio intenso e geniale, complesso e sfaccettato nelle sue bugie e segreti, nei suoi affetti e devozioni, nel suo dolore e nella vergogna che prova e ho adorato il suo personaggio immediatamente.

La storia è principalmente raccontata dal punto di vista di Zhu Chongba e Ouyang, ma sono presenti anche i punti di vista di Lord Esen e Ma, che contribuiscono a rendere la trama ancora più intricata e meravigliosa e, soprattutto, questo alternarsi non stanca il lettore, ma lo incuriosisce ancora di più.

L’ambientazione è molto evocativa, mescolando aspetti fantastici e storici, lo stile di scrittura è coinvolgente così come il ritmo che alterna scene di battaglia con intrighi, momenti teneri con scene brutali, piani e complotti. Leggere questo libro è stato molto interessante e ho apprezzato moltissimo sia la caratterizzazione dei personaggi che il loro sviluppo, soprattutto quello di Zhu Chongba, che ho amato nella sua ferocia e testardaggine. Ho amato, inoltre, come l’autrice abbia esplorato la questione del genere e dell’orientamento sessuale sia in Zhu Chongba che Ouyang, come abbia sviluppato Ouyang e quanto quest’ultimo si senta intrappolato nel proprio corpo e situazione e come Zhu Chongba s’interroghi su se stessa, il proprio corpo e sulla propria identità. Entrambi i personaggi sono stati messi, da altri e da scelte altrui, lungo le strade dei loro destini, che sono costretti e spinti a compiere, non importa il costo.

Accade raramente che io sia tanto affascinata e stregata da un libro e “Lei che divenne il sole” è diventato uno dei migliori libri che abbia letto quest’anno. Sono stata catturata dall’ambientazione, nella Cina antica e attirata da una caratterizzazione intensa e ben scritta, travolta dalle scelte e complotti dei personaggi, dalle loro perdite e conquiste, dai loro amori e destini. Una storia coinvolgente e dolorosa, che ho amato profondamente e che assolutamente consiglio a tutti.

Date un’occhiata alle note per contestualizzare meglio la storia e, se potete, recuperatelo anche in lingua inglese, perché non ve ne pentirete affatto!

Eccovi il calendario!

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Ragazza, serpente, spina di Melissa Bashardoust- Review Party

Salve e benvenut* alla mia tappa del Review Party dedicato a “Ragazza, serpente, spina” di Melissa Bashardoust. Un grazie enorme a Ambra per aver organizzato l’evento e alla Oscar Mondadori per il file in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Disponibile su:    

Collana: Fantastica

ISBN: 9788804739029

336 pagine

Prezzo: € 20,00

Cartaceo

In vendita dal 5 ottobre 2021

C’era e non c’era una volta − così cominciano sempre le fiabe − una principessa destinata ad avvelenare chiunque la toccasse.
Ma per Soraya, tenuta nascosta fin dalla nascita, cresciuta lontana dalla sua famiglia, al sicuro solo nel suo giardino, questa non è soltanto una fiaba.
All’approssimarsi delle nozze del suo gemello, Soraya deve decidere se uscire allo scoperto per la prima volta. Nelle segrete del palazzo una div, una demone, potrebbe avere le risposte che sta cercando, la chiave per ottenere la libertà. Al di fuori c’è un giovane uomo che non teme la principessa, nei cui occhi non si legge paura, ma profonda comprensione di chi lei sia veramente, oltre la maledizione e il veleno.
Soraya pensava di sapere quale fosse il suo posto nel mondo, ma quando le sue scelte portano a conseguenze inimmaginabili, inizia a chiedersi chi sia davvero e cosa stia diventando: una donna o una demone? Una principessa o un mostro?

“Le storie iniziano sempre allo stesso modo: C’era e non c’era.”

Inizia così “Ragazza, serpente, spina”, così iniziano tutte le storie, ma per Soraya questa non è una storia, una fiaba, bensì la sua vita. Costretta a nascondersi dal mondo e dalla sua stessa famiglia a causa di una maledizione che ha reso il tuo tocco velenoso, Soraya riesce a sentirsi al sicuro solo nel giardino di cui si prende cura, ma desidera essere libera e normale. Quando scopre che nei sotterranei del suo palazzo è tenuto prigioniero un mostro che, forse, potrebbe avere le risposte che cerca sulla sua maledizione e su come liberarsene, Soraya è disposta a tutto pur di provarci, ma la presenza di un giovane misterioso che pare non avere timore di lei la trascina in un mondo popolato da demoni, bugie, maledizioni e amore. Soraya si ritroverà costretta a lottare per comprendere quale e dove sia il suo posto, sia nel palazzo che nel mondo e cosa sia disposta a diventare.

“Ragazza, serpente, spina” è ambientato in un mondo ispirato all’antica Persia e al suo folkore, un mondo affascinante e intrigante. La storia è narrata dal punto di vista di Soraya e il lettore si ritrova a comprendere immediatamente le sue paure, il suo desiderio di normalità, il bisogno di riuscire a toccare e la necessità di capire cosa le sia realmente successo e perché, stanca di trascorrere la sua vita nascosta dal mondo e timorosa di se stessa e del suo potere. Lo stile è coinvolgente, Soraya è un personaggio molto realistico nei suoi pensieri e nelle sue azioni.

La trama risulta, almeno nella prima parte, più lenta, poiché la storia si focalizza principalmente sul suo viaggio, interiore ed esteriore, che la porterà a conoscere la sua maledizione e se stessa, ma nonostante il ritmo e alcuni colpi di scena abbastanza scontati, la storia è interessante e Soraya è un buon personaggio principale. La giovane si ritroverà a incontrare alleati che si riveleranno nemici e nemici che si riveleranno, invece, alleati, creando e stringendo relazioni complesse, piene di segreti e bugie, incomprensioni e imparando, nel suo viaggio, quanto, spesso, il passato sia capace di influenzare il presente e il futuro. Un mix di vendette, bugie, amicizia, amore e legami di famiglia, che cambierà la sua vita per sempre.

Il worldbuilding è assolutamente affascinante e ho adorato l’ambientazione e i personaggi. Soraya spicca, non solo in quanto protagonista, ma soprattutto per la sua fierezza, testardaggine e lealtà. Ha paura di se stessa, delle sue capacità e di ciò che potrebbe fare e lentamente imparerà a sentirsi sempre più sicura di sé, sia con che senza il suo potere, aiutata dalla sua rabbia, dal suo senso di protezione nei confronti delle persone che ama e dal suo coraggio. Ho amato anche conoscere Azad e Parvaneh, personaggi complessi, soprattutto nel loro rapporto con Soraya. Non dirò altro per non spoilerare, ma è stato davvero interessante poter leggere e comprendere le loro motivazioni, molto sfaccettate, in una partita senza esclusione di colpi, in un gioco di menzogne, tradimenti, violenze e perdono.

Il modo in cui l’autrice parla delle storie, dei miti, dei simboli e del potere e di come gli errori del passato e le incomprensioni possano giocare un ruolo molto importante nelle generazioni future, di come le proprie capacità possano cambiare il futuro di una persona e l’importanza di sapersi amare e accettare, sfaccettature e errori compresi, mi ha molto colpita. Consiglio, inoltre, di leggere le note dell’autrice, all’interno delle quali non solo ha narrato la genesi di questo libro, ma ha anche parlato dei termini usati e del perché li ha scelti, della cosmologia del romanzo, delle figure presenti in esso e di altre curiosità davvero molto interessanti. Un’immersione culturale davvero affascinante soprattutto per chi, come me, non era affatto a conoscenza del folklore persiano e che ho davvero adorato.

Inoltre vorrei aggiungere che, nonostante non sia una grandissima fan del romanticismo e l’avrei evitato in alcuni punti, ho trovato la relazione f/f molto dolce, il rapporto tra le due giovani ben scritto e abbastanza ben integrato all’interno del viaggio di Soraya.

“Ragazza, serpente, spina” è un libro davvero stupendo, sui legami, familiari e non, sull’amore, l’amicizia, la capacità di trovare la forza in se stessi e il viaggio che ognuno di noi dovrebbe compiere per accettarsi, amarsi ed essere fieri di chi siamo.

Concludo qui la mia recensione, consigliandovi questo libro se avete voglia di immergervi in una realtà fantastica, con personaggi ben scritti e una trama avvincente.

Ecco a voi il calendario delle altre tappe!


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REVIEW PARTY “THUNDERHEAD” – NEAL SHUSTERMAN

Titolo: Thunderhead (Arc of Scythe , #2
Autore: Neal Shusterman
Editore: Mondadori (Oscar Vault)
Genere: Fantasy/ Distopico/ YA
Pagine: 396
Data di pubblicazione: 13 ottobre 2020
Prezzo: € 20,00

Ciao a tutti e benvenuti alla mia tappa per il review party dedicato al secondo volume di Falce, Thunderhead. Un enorme grazie alla Oscar Vault e ad Ambra, di Paranormal booklovers, per averlo organizzato ed avermi dato l’opportunità di farvi parte.

In un mondo che ha sconfitto fame, guerre e malattie, le falci decidono chi deve morire. Tutto il resto è gestito dal Thunderhead, una potentissima intelligenza artificiale che controlla ogni aspetto della vita e della società. Tranne, appunto, la Compagnia delle falci.

Dopo il loro comune apprendistato, Citra Terranova e Rowan Damisch si sono fatti idee opposte sulla Compagnia e hanno intrapreso strade divergenti.

Da ormai un anno Rowan si è ribellato ed è fuggito, diventando una vera leggenda: Maestro Lucifero, un vigilante che mette fine alle esistenze delle falci corrotte, indegne di occupare la loro posizione di privilegio. Di lui si sussurra in tutto il continente.

Ormai divenuta Madame Anastasia, Citra è una falce anomala, le sue spigolature sono sempre guidate dalla compassione e il suo operato sfida apertamente il nuovo ordine. Ma quando i suoi metodi vengono messi in discussione e la sua stessa vita minacciata, appare evidente che non tutti sono pronti al cambiamento.

Il Thunderhead osserva tutto, e non gli piace ciò che vede. Cosa farà? Interverrà? O starà semplicemente a guardare mentre il suo mondo perfetto si disgrega?

Sono innamorata da anni dello stile di Neal Shusterman e, in particolare, di questa trilogia e non ringrazierò mai abbastanza l’Oscar Vault per aver portato in Italia i primi due libri. Attenderò con ansia l’uscita del terzo!

Ambientato in un mondo dove l’umanità ha sconfitto fame, le guerre e, soprattutto, la morte non esiste, le Falci sono le uniche in grado di tenere la popolazione sotto controllo, spigolando con compassione e umiltà. O, almeno, così i fondatori della Compagnia avevano scelto di fare.

Nel corso del tempo un’estrema corruzione è iniziata a dilagare tra di loro, dividendo le Falci in nuovo e vecchio ordine, creando disarmonia e incertezze.

È in questo clima di pericolo, scontri e dubbi che continua la trilogia, con il secondo volume,Thunderhead, riprendendo mesi dopo la fine di Falce, che si era conclusa con la fuga di Rowan e Citra che veniva ordinata Falce sotto il nome di Madame Anastasia.

Ritroviamo Citra/Madame Anastasia, che si sta lentamente abituando al suo nuovo ruolo e compito, spigolando con compassione e utilizzando una metodologia che ha subito attirato le critiche della Compagnia. Infatti Madame Anastasia concede un mese di tempo alle persone che sono state scelte per la spigolatura, per sistemare i loro affari e salutare i loro cari e anche la possibilità di scegliere come morire.

Citra si ritrova, con la sua metologia, compassione e testardaggine, a rappresentare sia un esempio da seguire, le sue idee vicine a quelle del vecchio ordine, sia un pericolo e una minaccia per chi, come i seguaci di Goddard, appartengono al nuovo.

Il lettore ritrova una Citra cresciuta e più matura, che, nel corso del libro, lotta tra le sue identità, fino a comprendere appieno il suo ruolo e il suo nuovo nome.

Rowan, dopo la fine del suo apprendistato, ha deciso di assumersi la responsabilità di ripulire la Compagnia da Falci corrotte, sotto il nome di Maestro Lucifero, uccidendole e bruciando i loro corpi in modo che non possano essere rianimate. I suoi metodi sconvolgono e preoccupano la Compagnia delle Falci che pone un investigatore sulle sue tracce.

Mentre si legge Thunderhead è ben presto chiaro che l’universo di Falce che, nel primo libro, era, per lo più ristretto a Citra, Rowan, al loro apprendistato e al mondo delle Falci, si è espanso e allargato, includendo nuove e interessanti voci.

Come accadeva all’interno del primo libro, Thunderhead presenta molteplici punti di vista e, se in Falce, ad alternarsi con i capitoli dedicati a Citra e Rowan, c’erano gli estratti delle Falci, in Thunderhead venivamo direttamente a conoscenza con il Thunderhead, l’intelligenza artificiale che controlla, protegge e osserva l’intera umanità.

Ho trovato estremamente interessante leggere le sue osservazioni sul proprio potere, sull’umanità, sui pericoli che potrebbe correre, sulla potenziale importanza di alcune figure e sull’impossibilità di intervenire. Come un genitore benevolo, il Thunderhead guida, protegge ed è costretto a osservare gli avvenimenti che non può cambiare.

Viene introdotto il personaggio di Greyson Tolliver, un giovane che, a causa dei suoi genitori disattenti e poco presenti, è stato cresciuto dal Thunderhead, trovando in lui una figura guida, un amico e qualcuno cui affidarsi. Quando la sua vita viene stravolta da una serie di indizi e scelte, Greyson si ritrova a contatto con un mondo che non conosceva e in situazioni molto più complesse di cui poteva immaginare.

Come è accaduto nel primo libro, ma, siamo onesti, come accade con tutti i libri che scrive Neal Shusterman, il lettore è scosso e costretto a farsi domande sulla morale, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, sull’umanità stessa, su cosa ci rende umani ed è il punto di vista del Thunderhead, ironicamente dato che si tratta di un’intelligenza artificiale, a suscitare domande simili. Fino a che punto la Terra sarà in grado di supportare l’uomo? Cosa si può cambiare?

Se la corruzione all’interno del mondo delle Falci era qualcosa di evidente già nel primo volume, Thunderhead non fa che confermarlo, mostrando, tramite diversi punti di vista, come l’arroganza, la crudeltà e la presunzione ha eroso la Compagnia e chi potrebbe, invece, rappresentarne la salvezza.

È interessante continuare a rendersi conto, perché le basi erano già state poste precedentemente, come il mondo “perfetto” non fosse mai stato del tutto perfetto e come, nonostante la presunta fine di disarmonie e disuguaglianze, alcuni esseri umani, probabilmente a causa della loro stessa natura, finiscano per diventare le versioni peggiori di se stessi.

Thunderhead è un perfetto continuo di questa straordinaria trilogia ed è ben presto chiaro, man mano che si prosegue nella lettura, che, come secondo libro, Thunderhead allarga la prospettiva del lettore, mostrando luoghi sconosciuti e con regole particolari, inserendo vecchi e nuovi personaggi e ponendo, come in un puzzle, le basi per ciò che accadrà nel libro successivo, facendo capire ai personaggi e al lettore che lo schema finale deve ancora essere rivelato.

Non vedo l’ora di poter leggere il terzo volume di questa saga!

Se vi va fatemi sapere cosa ne pensate!

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Loki. Il giovane dio dell’inganno

ARC RECENSIONE

Loki. Il giovane dio dell’inganno

396 pagine

Uscita: 3 Marzo 2020 per Oscar Fantastica

Non è ancora giunto il momento di misurarsi con gli Avengers: per ora il giovane Loki è impegnato al massimo delle sue forze per dimostrarsi eroico, mentre tutti intorno a lui lo ritengono inadeguato.

Tutti tranne Amora, l’apprendista maga, che sente Loki come uno spirito affine e riesce a vedere la sua parte migliore. È l’unica che apprezzi la magia e la conoscenza. Un giorno però Loki e Amora causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti conservati ad Asgard e lei viene esiliata su un pianeta dove i suoi poteri svaniscono.

Privato dell’unica persona che abbia visto la sua magia come un dono piuttosto che una minaccia, Loki scivola sempre più nell’ombra di suo fratello Thor. Ma quando tracce di magia vengono ritrovate sulla Terra e messe in relazione con alcuni omicidi, Odino manderà proprio Loki a scoprire cos’è successo.

Mentre si infiltra nella Londra del diciannovesimo secolo, la città di Jack lo Squartatore, Loki intraprenderà una ricerca che va oltre la caccia a un assassino. E finirà per scoprire la fonte del proprio potere e quale sarà il suo destino. (da Goodreads)

Prima di tutto, vorrei ringraziare ancora Oscar Mondadori per avermi spedito una copia cartacea di questo straordinario libro. Mackenzi Lee, già autrice della saga dei Montague Siblings, The gentleman’s guide to vice and virtue, The lady’s guide to petticoat and piracy e The gentleman’s guide to getting lucky, esplora il personaggio di Loki, un giovanissimo dio dell’inganno disperato perché sente il bisogno di dimostrare ad Asgard e a suo padre Odino il proprio valore. Loki combatte contro qualcosa che sembra già scritto in precedenza, contro un destino, ponendosi la domanda che tutti quanti si sono posti: è possibile cambiare il proprio destino?

Lo stile di scrittura è scorrevole ed evocativo. Basta leggere poche frasi e immediatamente si ha l’impressione di essere con Loki al banchetto, a complottare con Amora, a camminare per Asgard o la Londra del diciannovesimo secolo insieme a Loki, ammirando i palazzi e i giardini, osservando i morti viventi e chiacchierando con Theo e gli altri personaggi.

Narrato dal punto di vista di Loki, è quasi impossibile (o almeno, lo è stato per me) non provare empatia per lui e comprendere il perché dei suoi gesti e scelte. Vissuto all’ombra di suo fratello Thor, nei confronti del quale (come per tutti i rapporti tra fratelli) nutre un sentimento di amore/odio, Loki non si è mai sentito accettato ad Asgard.

Genderfluid, con stivali con il tacco, smalto nero, Loki vive in un mondo di guerrieri, ma, per quanto si sforzi di provarci, di allenarsi, non lo è. Lui è uno stregone. La sua magia, però, è sempre stata vista con paura e sospetto da tutti, soprattutto da Odino che non riesce a comprendere il proprio figlio e sembra determinato a vederlo come lo vedono gli altri, come inadeguato, sbagliato. In particolar modo quando giunge il momento di decidere chi sarà l’erede di Asgard tra lui e Thor.

Evidente e sottolineata in più occasioni è la rivalità tra i due fratelli, specialmente perché Loki sembra combattere contro un sistema che è determinato a vederlo in un certo modo. Per quanto provi a comportarsi correttamente si ritrova contro un mondo che già l’ha etichettato, in particolar modo quando giunge sulla Terra (chiamata Midgard) e scopre ciò che è stato scritto su di lui. Esemplare nel modo in cui i due fratelli sono trattati in modo diverso è la missione diplomatica ad Alfheim, quando Loki, pur avendo imparato il protocollo da usare a corte, viene messo in ombra da Thor che, nonostante avesse completamente ignorato regole e protocolli, è visto di buon occhio.

Interessante e intenso è il legame che si crea tra Loki e Amora, l’unica, tralasciando Frigga (che spesso e volentieri deve obbedire al volere del marito sulle faccende della magia), che è in grado di vedere i suoi poteri come un dono e non una minaccia. In compagnia di Amora, Loki è libero di essere ed esprimere se stesso, imparando la magia, facendo scherzi magici, avventure. Quando la giovane, per proteggerlo, si addossa la colpa della distruzione di un prezioso oggetto e viene mandata in esilio, Loki si ritrova da solo in un posto dove non viene accettato e compreso. Incontrarla dopo spinge Loki a dover decidere di chi fidarsi e a chi essere leale.

Ho trovato estremamente interessante l’ambientazione di Londra. Quando Loki (per missione o punizione) viene mandato nella Londra del diciannovesimo secolo, si ritrova a collaborare (più o meno volentieri) con la SHARP society, e indagare su una serie di omicidi che sembrano recare tracce di magia. Nella Londra di Jack lo Squartatore, sono evidenti delle grandi differenze rispetto ad Asgard.

Tramite la signora Sharp e le sue difficoltà, Loki viene a conoscenza di quanto sia difficile, per una donna di quel periodo, affermarsi in un campo professionale e soprattutto in uno che molti credono non esista. Viene sottolineato un sessismo presente all’epoca e Asgard viene visto come un luogo quasi idilliaco a confronto.

La cosa che mi ha colpito di più è stato il parallelismo tra Loki e Theo.

«Le donne non possono votare su Midgard?» chiese Loki.
La signora S. lo fissò, come cercando di capire se fosse serio, poi disse: «Theo è un ragazzo a cui piacciono i ragazzi. Non esclusivamente i ragazzi, almeno credo. Non ne abbiamo mai parlato a lungo. Ma è un reato penale nel nostro regno. Avere relazioni intime tra due uomini».


«Oh.» Loki non sapeva cosa dire. Sapeva cosa significasse essere scacciati, indesiderati e scherniti per come si è fatti. Voler trovare la forza e l’orgoglio nelle cose che ti rendono te stesso, nonostante il mondo ti dica di nasconderle. È una dissonanza difficile da cogliere finché non ti risuona nelle orecchie.
(Pagina 216)

Sia Loki che Theo faticano ad essere accettati nei rispettivi mondi. Nasce tra loro un’intensa amicizia, che però sarà ostacolata dalla presenza della prima fiamma di Loki, dalla sua necessità di proteggere il proprio cuore e di dover tornare a casa, seguire il suo piano per dimostrare il proprio valore.

Quasi è possibile dividere il romanzo in più parti, la prima ambientata ad Asgard, la visita sulla Terra e la parte finale. Nel romanzo sono numerosi i temi trattati. Tramite la signora Sharp viene reso esplicito il sessismo dell’epoca. Venendo a conoscenza del passato di Theo e di come viene attualmente trattato, soprattutto dalla polizia, è palese l’omofobia e la difficoltà del giovane di trovare un posto dove sentirsi accettato, al punto da chiedere a Loki di portarlo con sè ad Asgard.

La difficoltà di Loki di legarsi, di sentirsi libero di essere se stesso è evidente. Si protegge con il suo sarcasmo, con le sue occhiatacce, con il suo non volersi affezionare.

Loki decise che non si sarebbe mai più affezionato a nessuno. Era uno sforzo eccessivo per il suo cuore. (Pagina 377)

Lui si ritrova a dover lottare contro i propri sentimenti e il suo piano e ambizioni. Mi è molto piaciuto il personaggio di Theo, che, nonostante la sua ferita e le condizioni in cui vive, è straordinario, leale, testardo e sarcastico. Amo il rapporto che crea con Loki. Un rapporto che, a causa delle storie che Theo legge su Loki, è sospettoso, almeno all’inizio, ma poi lentamente i due iniziano a fidarsi l’uno dell’altro. Anche se era scontato che finisse in quel modo, mi è dispiaciuto leggere della loro separazione e di come avviene.

Intensa e particolare è la relazione con Amora, poiché la giovane rappresenta, nel passato qualcuno con cui Loki poteva essere se stesso e nel presente il “nemico” da sconfiggere, affamata di potere e incurante delle conseguenze. Tra Loki, Amora e Theo si va a creare una sorta di triangolo amoroso, che poi non viene successivamente sviluppato a fondo, ma serve per rendere conflittuali i pensieri e la lealtà di Loki.

Interessanti sono i personaggi secondari, come Gem, che, contrariamente al resto del popolo londinese, è in grado di avere una mentalità aperta sia nei confronti dell’orientamento sessuale di Theo sia per quanto riguarda la magia e la SHARP society. Mi è anche piaciuta la caratterizzazione di Thor, in quanto appare come il gigante buono e biondo, che è legato a Loki, rispettoso delle regole e leggermente ingenuo, chiassoso e esuberante, che si mette in netto contrasto con la mente, la tranquillità e i piani del fratello.

Mi sono piaciuti anche i riferimenti allo SHIELD e al personaggio di Stark.

Il finale.

Non so esattamente come dovrei sentirmi nei confronti del finale, perché di primo acchito mi ha delusa, perché sembrava come se Loki si fosse arreso dinanzi a un destino che già era stato scritto, come sui libri che Theo aveva letto su di lui.

Rileggendo e riflettendoci, però, mi sono resa conto che Loki COMPIE una scelta. Lui non si arrende al destino, bensì SCEGLIE volontariamente di essere uno stregone, di approfondire la sua conoscenza. Un finale che, però, lascia con l’amaro in bocca.

In conclusione, Loki. Il giovane dio dell’inganno è un bellissimo libro, pieno di personaggi interessanti proprio nelle loro sfaccettature e ambiguità.

Consiglio a tutti coloro che amano il personaggio di Loki, ma anche a chi ama la mitologia, un’indagine ambientata in una Londra del diciannovesimo secolo, misteri e intrighi, di correre in libreria domani a comprarlo.