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Truel1f3 di Jay Kristoff- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Truel1f3 di Jay Kristoff. Come sempre, un grazie enorme a Raggy Words per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

Jay Kristoff
pubblicato da Mondadori

Eve e Lemon hanno scoperto la verità su se stesse e l’una sull’altra. Sono cresciute legate da una solida amicizia, ma le recenti rivelazioni hanno messo in crisi il loro rapporto e le hanno allontanate (forse) per sempre. Ora però non c’è tempo per i rimpianti: l’intero Yousay è sull’orlo di una nuova guerra nucleare tra lo sciame della BioMaas Incorporated e l’esercito della Daedalus Technologies. Una situazione in cui nuove e vecchie lealtà saranno messe a dura prova, si formeranno improbabili alleanze e prenderanno corpo inaspettati tradimenti. E non è tutto, perché i sembianti sono determinati a impossessarsi di Libertas, il virus capace di liberare gli androidi dall’obbedienza alle Tre Leggi della robotica. E per farlo c’è bisogno sia di Ana Monrova, la ragazza rapita e conservata in animazione sospesa, sia della sua sembiante, Eve. Solo alla fine si scoprirà chi sono i veri eroi… e potrebbe essere davvero una sorpresa.

Truel1f3 è l’ultimo volume della trilogia di Jay Kristoff, iniziata con Lifel1k3, dove la guerra oramai è alle porte, alleanze sono state formate e l’intero continente di Yousay è in pericoloso per lo scontro tra la BioMass e la Deadalus. Dopo aver percorso parte del continente insieme ai personaggi, il lettore si ritrova a fare i conti con le città di Megopolis e CityHive, tra rapimenti, violenze, segreti e inquietanti mosse. Tra tradimenti, manipolazioni, personaggi diventati pedine di un gioco più grande di loro, non solo Eve, Lemon, Cricket e Ezekiel devono lottare per impedire l’ennesima distruzione del loro pianeta, ma, aiutati da inaspettati personaggi, tra cui Faith, Abraham, anche impedire che vengano creati altri sembianti e che il virus Libertas venga messo in circolazione, annullando le Tre Leggi del tutto, ma con conseguenze non sempre prevedibili.

Tra i tre libri, devo ammettere che Truel1f3 è quello che mi ha deluso di più. Rocambolesco come i precedenti, pieno zeppo di guai inaspettati, alleanze e tradimenti, viaggi e salvataggi all’ultimo minuto, indecisioni e prese di coscienza, i personaggi continuano a crescere, consci delle loro azioni e dalla parte da cui stanno. Almeno alcuni. Ho trovato lo sviluppo della storia abbastanza interessante, soprattutto vedere il conflitto creato in Eve su Ana e sull’obiettivo di Gabriel, la sofferenza di nuovi e vecchi personaggi e il loro cambiamento. Ho davvero apprezzato le interazioni e i legami che si sono formati tra i vari personaggi, come tra Lemon e Grimm, Abraham e Cricket e via discorrendo. Seguirne la crescita e lo sviluppo è stato molto interessante e Truel1f3 è il tipo di libro pieno di colpi di scena, che non sfigura davanti ai suoi precedenti.

Al tempo stesso, nonostante abbia molto apprezzato i personaggi, in particolare la presa di coscienza di Lemon e il suo sviluppo, ci sono state cose che mi hanno un po’ delusa. In particolar modo, ho trovato la risoluzione del conflitto tra le due corporazioni affrettata e poco credibile, così come lo scontro con i sembianti. Tutta la storia, a partire dal primo, anticipava uno scontro finale, un esercito di sembianti, una battaglia tra le due più grandi corporazioni del paese e, nonostante perdite e lutti, ho trovato tutto poco sviluppato. Inoltre, dallo stesso titolo, che rimanda a una realtà virtuale interattiva, mi aspettavo di più e speravo sarebbe stato più approfondito. I personaggi, Eve, in particolare, sembrano, in alcuni momenti, poco coesi e inaspettati nelle loro decisioni, cosa che non rimanda a un’indecisione del personaggio stesso, quando a una confusione generale, a mio parere. Devo, quindi, ammettere di aver trovato questo libro molto frettoloso e poco coeso, soprattutto perché lo sviluppo dei personaggi sembra, in alcuni punti, poco credibile o affrettato e i ruoli costantemente cambiati e stravolti non hanno aiutato.

Purtroppo posso dedicargli solo tre stelline.

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Il regno dei demoni di Victoria Aveyard- Review Party

Salve e benvenut3 al review party dedicato a “Il regno dei demoni” di Victoria Aveyard, sequel di “Il regno delle ceneri”. Un grazie enorme a Silvia per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

di Victoria Aveyard (Autore), Alessandra Petrelli (Traduttore), Mondadori, 2022

Disponibile su: 

Il destino del mondo giace sul filo di una lama. Combattendo insieme alla sua banda di improbabili compagni, Corayne sta imparando ad abbracciare l’antico potere che le scorre nelle vene e a comprendere lo straordinario potere della spada ereditata dal padre. Ma il suo viaggio è tutt’altro che concluso. L’esercito della regina Erida, infatti, sta marciando attraverso Allward spalleggiato da Taristan, che lungo il cammino apre portali su mondi da incubo radendo al suolo interi regni. Se vuole salvare il mondo che conosce, Corayne non ha altra scelta se non radunare un esercito tutto suo. Per farlo, lei e i suoi compagni dovranno percorrere terre pericolose e affrontare assassini, bestie ultraterrene e mari tempestosi. Ma Taristan ha scatenato un potere malefico molto più letale dei suoi eserciti di mostri. Qualcosa di tremendamente pericoloso attende nell’ombra, qualcosa che potrebbe consumare il mondo e spegnere ogni speranza di vittoria.

“Il regno dei demoni” riprende subito dopo la fine burrascosa del libro precedente e troviamo Corayne e i Compagni alle prese con le conseguenze della chiusura dello Spectrum, tra mostri e cadaveri, nell’oasi di Nezri. Nonostante questa vittoria, però, il prezzo pagato è stato alto, tra soldati uccisi, traumi psicologici e la necessità di trovare degli alleati al più presto. Prima che Taristan, appoggiato dalla regina Erida, conquisti e distrugga ogni cosa sul loro cammino, nella loro sete di sangue. Quindi, tra traversate di deserti, mari burrascosi, incontri inaspettati, mostri, incubi e poteri da scoprire, Corayne prosegue nel suo cammino, appoggiata dal suo gruppo e pronta a tutto per salvare il suo mondo.

Il destino del mondo come lo conoscono giace sul filo su una lama. La storia, raccontata come nel libro precedente, da molteplici punti di vista, segue le vicende dei due gruppi, Taristan e Erida e Corayne, Andry, Dom, Valtik, Sorasa, Charlie e Sigil. Il regno dei demoni permette, tra viaggi e scontri, incontri e sorprese, la possibilità di approfondire ancora di più i suoi personaggi. Corayne non è più la ragazzina sprovveduta e persa del primo libro, che si ritrova il destino del mondo, letteralmente, tra le mani. Tra lezioni di combattimento con la spada e l’appoggio del suo gruppo, è cresciuta e si sta pienamente rendendo conto dei sacrifici cui stanno andando incontro, diventando, a ogni passo compiuto, sempre più sicura di sé, di ciò che desidera, di chi desidera e di ciò che è disposta a fare per ottenerlo. Troviamo un Dom e un Andry alle prese con i loro demoni interiori, appesantiti da ciò che hanno visto, subito e perso, il senso di urgenza di trovare alleati fidati che possano appoggiarli nella lotta contro Taristan, mentre, lontano, la cugina Ridha cerca di fare lo stesso. In questo libro è inoltre possibile conoscere meglio Sorasa e il suo passato, qualcosina di più su Valdik e Charlie ed è stato davvero un piacere.

Dal punto di vista geografico, inoltre, il mondo dei protagonisti si allarga, introducendo città, deserti e ghiacci, nuovi personaggi, come il principe Oscovko, i fiordi dove Ridha cerca e trova alleati, come altri Vedera. Così come, dall’altro lato, le conquiste spietate di Taristan e Erida e il loro esercito di non-morti, che, passo dopo passo, mirano a conquistare con la violenza ogni regno sul loro cammino. Erida, pur essendo un personaggio crudele e violento, resta uno dei più sfaccettati del libro. Una giovane donna, costretta a crescere in fretta dalla corona che porta, convinta delle sue decisioni, compresa quella di allearsi con Taristan e appoggiare le sue conquiste e il suo legame con Nimbus, fiera di se stessa e della sua dignità, in una lotta, pur lontana, tra il suo gruppo ed esercito e Corayne, i compagni ed alleati.

Dal punto di vista dei personaggi è stato un piacere seguire la loro crescita e vederli più sicuri di sé e sfaccettati, così come geograficamente è stato interessante seguirli nei loro viaggi, conoscere nuovi alleati e imparare nuove cose su Nimbus, i regni, i mostri. Stilisticamente parlando, cosa che ho notato dal primo libro, quindi è proprio dello stile dell’autrice, Victoria Aveyard tende ad essere leggermente prolissa nello scrivere. Dal punto di vista della trama accade poco, a parte lunghissimi viaggi, riflessioni e approfondimenti sui personaggi e ciò, almeno per me, ha reso il libro un po’ lento da leggere e finire. Ci sono colpi di scena, alcuni prevedibili, altri inaspettati (altri direttamente annunciati sin dall’inizio), cose che mi hanno piacevolmente colpito e altre che ho trovato un po’ inutili.

Nel complesso, però, non posso non dire che la storia è accattivante (lo sarebbe di più se lo stile fosse più rapido e intenso), ma non è difficile affezionarsi ai personaggi, buoni e cattivi che siano e non vedo davvero l’ora di leggere ciò che accadrà in seguito.

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Dev1at3 di Jay Kristoff- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Dev1at3 di Jay Kristoff. Un grazie enorme a Raggy Words per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per le copie in anteprima, che non hanno in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Jay Kristoff
pubblicato da Mondadori

E l’alba della battaglia decisiva tra le rovine della città di Babel. Eve e Lemon sono state amiche per la pelle, ma in questa lotta si trovano l’una contro l’altra. Eve è divisa tra i ricordi della propria vita umana, che ancora conserva, e la scoperta di essere un’androide. Insieme alle sue “sorelle” e ai suoi “fratelli”, ora deve trovare la vera Ana Monrova, il cui DNA è fondamentale per creare un esercito di sembianti. Nel frattempo per Lemon è giunto il tempo di fare i conti con un potere che ha troppo a lungo rifiutato, e che qualcuno vuole usare come arma. La svolta per lei è l’incontro con un ragazzo, Grimm, che le propone di portarla fuori da quella terra devastata e piena di orrori, verso un’enclave abitata da altri devianti come lei. Lì, finalmente Lemon scoprirà un senso di appartenenza, e forse anche l’amore. Ma non tutto è come appare: tra amici e nemici, buoni e cattivi che si scambiano continuamente di ruolo, anche Lemon si unirà alla ricerca di Ana Monrova, e dovrà trovarla prima che ci riesca la sua vecchia amica.

Dopo il finale scioccante di Lifel1k3 leggere il seguito era obbligatorio e impellente e mi sono immediatamente gettata nella lettura. La vita di Eve, così come la conosceva, non era altro che una menzogna. Tradita, ferita e usata, la giovane decide di allearsi con i suoi “fratelli” e “sorelle”, altri androidi sembianti e mettersi alla ricerca di Ana Monrova, nel tentativo di riportare in vita i loro familiari uccisi e di scoprire i segreti nascosti di chi credeva fosse suo padre. Prima migliore amiche, ora dai lati opposti di una guerra in procinto di avvenire, Eve e Lemon sono lontane per la prima volta. Le due giovani, Ezekiel e Cricket si ritrovano, per la prima volta, separati, intraprendendo percorsi diversi e cercando di raggiungersi e impedire che qualcosa di terribile possa accadere, sia al mondo che all’un l’altro.

Il mondo introdotto da Lifel1k3 si espande, permettendo al lettore non solo di apprezzare il percorso individuale dei diversi personaggi, che hanno ora propri punti di vista e avventure, ma anche l’occasione di conoscere le corporazioni BioMass e Daedalus, la Fratellanza e altre megalopoli. Tra rapimenti, rifugi sotterranei, nuove e vecchie conoscenze, poteri sovrannaturali e fanatismo violento mascherato da religione, le regole del gioco sono di nuovo cambiate.

Rispetto al primo libro, cosa che ho apprezzato moltissimo, sono stati i diversi punti di vista che vengono sviluppati e che permettono al lettore di seguire i percorsi di Eve, Cricket, Ezekiel e Lemon. Lemon, in particolare, si ritrova a dover accettare e comprendere un potere a lungo rifiutato, dal quale si è sempre nascosta per paura di violenze e rifiuti. Quando l’incontro con altri devianti le apre un nuovo mondo, sotterraneo, fatto di persone come lei e poteri sovrannaturali, tutto cambia. In fuga da chi vuole usarla come arma, nella guerra incombente tra le due corporazioni, Lemon si ritrova a dover imparare a fidarsi e a difendersi. La squadra, precedentemente composta da Eve, Lemon, Cricket e Ezekiel, si spacca, si allarga, i personaggi si ritrovano ai lati opposti, impersonando ruoli che costantemente cambiano, tra rifugi sotterranei, menzogne e altre verità, poteri e nuove conoscenze, tra improbabili alleati, violenze e false speranze.

All’interno di Dev1at3, se in Lifel1k3 era Eve la protagonista principale a compiere un percorso di crescita, muovendosi in un mondo devastato e in rovina, nel sequel Lemon è il personaggio principale. Da spalla, personaggio comico e secondario, la giovane prende coscienza dei propri poteri sovrannaturali, della propria identità e forza e, pur rimpiangendo la sua amicizia con Eve, pur lottando per ritrovare chi ha perso, Lemon incontra nuovi alleati, cresce e si sviluppa individualmente, diventando un personaggio più sicuro di sé e delle proprie capacità, cosa che ho adorato e apprezzato. Questo percorso, alla ricerca della propria identità, slegata dal gruppo e da Eve, lo intraprendono anche Ezekiel e Cricket, tra nuovi e vecchi amici e alleati e lo compiono anche gli altri sembianti.

Dev1at3 mi è piaciuto leggermente di più rispetto al primo libro. L’universo introdotto viene allargato, pericoli nuovi sono introdotti e i personaggi crescono, si lasciano, si cercano, lottano per se stessi e per gli altri. Ho particolarmente apprezzato aver potuto leggere di più su Lemon e la Fratellanza e notare quanto ogni personaggio, a modo suo, si stia sviluppando. Essendo il secondo libro di una trilogia, Dev1at3 prepara il terreno allo scontro finale, che non vedo l’ora di leggere.

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Lifel1k3 di Jay Kristoff- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicata a Lifel1k3 di Jay Kristoff! Un grazie enorme a Raggy words per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

Jay Kristoff
pubblicato da Mondadori


Eve ha diciassette anni, e l’ultima cosa di cui ha bisogno è un segreto da custodire. No, grazie, è già abbastanza impegnata a guardarsi le spalle e a districarsi tra mille problemi. Problema numero uno: il robot gladiatore che ha passato mesi a costruire è stato ridotto a un relitto fumante. Problema numero due: ha perso con gli allibratori i pochi crediti che aveva, l’unico mezzo per comprare le medicine indispensabili a Nonno. Problema numero tre: un gruppo di fanatici puritani la vuole uccidere e… che altro? Ah, sì, ha appena scoperto che può distruggere le macchine con il potere della mente. Forse ha vissuto momenti peggiori, ma non riesce proprio a ricordarseli. Quando però scopre la carcassa di un ragazzo androide di nome Ezekiel, nell’ammasso di rottami che chiama casa, tutto cambia; si mette in viaggio per salvare chi ama insieme a lui, alla sua amica Lemon e al suo compagno robotico Cricket: attraverseranno deserti di vetro nero, combatteranno contro cyborg assassini, esploreranno megalopoli abbandonate, fino a scoprire i segreti sepolti nel suo passato… anche se ci sono segreti che è meglio non portare alla luce.

La vita di Eve, diciassette anni, non è mai stata semplice, ma di colpo tutto è peggiorato. Il suo robot da combattimento è distrutto, ha perso crediti con gli allibratori con cui ha scommesso e non sa come pagare le medicine per suo nonno, ma soprattutto, ha appena scoperto di poter manipolare energia con la sua mente, mettendo pazzi fanatici sulle sue tracce. A rendere tutto ancora più complicato è il ritrovamento di un sembiante, un ragazzo androide di nome Ezekiel che pare conoscere qualcosa su di lei. Da lì inizia un’avventura fatta di colpi di scena, viaggi spericolati, pericoli e fughe e, soprattutto, segreti che era meglio tenere celati.

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
    IL TUO CORPO NON TI APPARTIENE.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
    LA TUA MENTE NON TI APPARTIENE.
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
    LA TUA VITA NON TI APPARTIENE

Lifel1k3, primo volume della trilogia di Jay Kristoff, portata in Italia da Mondadori, è uno sci-fi, ambientato in un mondo post-apocalittico, distrutto da violenza, guerre e radiazioni, all’interno del quale esiste un immenso divario tra ricchi e poveri e nel quale si muove e cresce la protagonista della storia, Eve, una giovane diciassettenne. La ragazza, insieme al fidato robottino Cricket, alla migliore amica Lemon e al nonno, si ritrova costretta a farsi strada in un mondo popolato da sette pericolose, come la Fratellanza, che va contro ogni tipo di modifica genetica e tecnologica, gang e via discorrendo, sopravvivendo di lotte tra robot e rovistando tra rifiuti per pezzi potenzialmente da rivendere al mercato. Quando un giorno la sua vita viene stravolta, ogni cosa cambierà. E non necessariamente per il meglio.

Jay Kristoff, con il suo stile particolare, parole inventate, modi di dire peculiari, getta immediatamente il lettore all’interno della storia, lasciandolo alle prese con robot parlanti, ma dotati di una propria coscienza, pur essendo limitati dalle Tre Leggi (presenti all’inizio del libro), un pianeta distrutto con zone radioattive, corporazioni che minacciano il controllo dell’intero pianeta e poteri sovrannaturali che nessuno sa spiegarsi. Oltre a un ragazzo androide affascinante che stravolgerà la vita di tutti. Pur non essendo una storia estremamente originale (robot che acquisiscono una propria coscienza e intelletto, guerre tra multinazionali, segreti nascosti e pericolosi), Lifel1k3 è un libro molto intrigante, che ha catturato subito la mia attenzione.

Dal punto di vista stilistico, vorrei fare due considerazioni. Jay Kristoff ha uno stile molto particolare e gettando il lettore all’interno della storia sin dall’inizio è normale trovare l’ambientazione leggermente confusionaria. Una volta colta, come le differenze tra i vari robot, le gang e via discorrendo, tutto è molto più semplice e la storia diventa scorrevole e accattivante. Credo, almeno per quanto mi riguarda, che sia una delle caratteristiche tipiche degli sci-fi, doversi abituare leggermente a un’ambientazione molto originale e fantasiosa. Per quanto riguarda la caratterizzazione, Eve è protagonista quasi assoluta della storia, nonostante sporadicamente intervengano altri personaggi, tra cui Lemon. Tra nuove e vecchie tecnologie, stomaci dei Kraken, megalopoli, furti e fughe rocambolesche, Eve, accompagnata da Lemon, Cricket e Ezekiel compiono un percorso di crescita, alla ricerca di verità e persone. Tra battute, false minacce e prese in giro, ho molto apprezzato i nuovi e vecchi legami formatisi tra questi personaggi. Uno dei rapporti che ho amato di più è quello tra Eve e Lemon, legate da un passato in comune, supportandosi, aiutandosi e amandosi e affrontano un viaggio non proprio semplice. Il percorso, sia fisico che psicologico che intraprendono come squadra non è affatto semplice, ma devo ammettere che, tralasciando il percorso di Eve, alcuni personaggi restano un po’ statici e poco sviluppati.

In un mondo distrutto da guerre, radiazioni e violenza, dove la tecnologia ha compiuto passi da gigante, modificando corpi, migliorandoli e trasformandoli (tra bracci elettronici, occhi che zoomano e impianti nel cervello) Lifel1k3 pone quesiti interessanti sull’importanza del consenso e sui limiti che dovrebbe porsi la tecnologia, che, spesso e volentieri, nel suo percorso, dimentica e/o trascura i desideri altrui. In un mondo dove esistono i logika, macchine senzienti, ma obbligate dalle Tre Leggi a obbedire all’essere umano, la linea tra obbedienza cieca e abuso è più sottile che mai e spinge il lettore a chiedersi: cosa sia la coscienza? Quali sono i limiti delle tecnologie e quando il migliorare la vita umana sfiora e supera regole non scritte? Cosa significa essere umano se una macchina è programmata per avere i tuoi stessi sentimenti? Cosa ci distingue dall’essere liberi e schiavi?

Lifel1k3 è una storia accattivante e ben scritta, in grado di attirare il lettore immediatamente. Ho letto l’intera trilogia in pochi giorni e spero che la possiate apprezzare anche voi! Date uno sguardo anche alle altre recensioni, i nomi dei blog li trovate sopra!

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Foundryside di Robert Jackson Bennett-Review party

Salve e benvenut3 alla mia tappa del review party dedicato a Foundryside di Robert Jackson Bennett. Un grazie enorme a Valeria per aver organizzato l’evento e avermi fatto conoscere questa splendida trilogia, di cui Foundryside è il primo volume, e alla casa editrice per la copia in anteprima, che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

Collana: Fantastica
ISBN: 9788804740940
600 pagine
Prezzo: € 19,00
Cartaceo In vendita dal 4 ottobre 2022

ANCIA GRADO È UNA LADRA, e una ladra tremendamente brava. Il suo ultimo obiettivo, un magazzino sorvegliatissimo sul molo di Tevanne, non sembra per niente fuori della sua portata.
Ciò che Sancia non sa è che quello che le hanno chiesto di rubare è un manufatto dal potere inimmaginabile, che potrebbe rivoluzionare la tecnologia magica delle istoriazioni. Le compagnie mercantili che controllano questo potere – l’arte di usare speciali segni per far diventare gli oggetti quotidiani senzienti – l’hanno già usato per trasformare Tevanne in una spietata macchina capitalista. E se dovessero riuscire a decifrare i segreti del manufatto, riscriverebbero il mondo stesso per adattarlo ai loro scopi.
Nemici potenti vogliono Sancia morta e il manufatto per sé. E nella città di Tevanne non c’è nessuno che possa fermarli.
Per avere una possibilità di sopravvivere e di fermare il letale processo che si è messo in moto, la ragazza dovrà schierare alleati improbabili, imparare a sfruttare il potere del manufatto e, soprattutto, dovrà trasformarsi in qualcosa che non avrebbe mai immaginato.

Prima di iniziare la mia recensione, vorrei cogliere l’occasione per dire che Foundryside è uno dei migliori libri che abbia letto quest’anno. All’inizio, nonostante fossi abituata a letture lunghe, ero un po’ intimorita dalle 600 pagine, ma vi posso garantire quanto questo libro sia straordinariamente interessante e ti catturi subito.

Sancia Grado è una ladra eccellente e protagonista della storia. Vive a Tevanne, un luogo che rimanda moltissimo alla Venezia dell’epoca vittoriana, dove a farla da padrone sono quattro compagnie mercantili, che dividono nettamente la società in ricchi e poveri. Sancia fa parte della zona di Foundryside, vivendo di lavoretti, piccoli furtarelli, finché non viene assunta per rubare un oggetto che si rivelerà importantissimo non solo per il suo futuro, ma per tutti. Il manufatto rubato, infatti, se decifrato, potrebbe essere in grado di, letteralmente, riscrivere tutto il mondo come Sancia lo conosce. Nemici la vogliono morta e per sopravvivere e proteggere se stessa e il manufatto, Sancia sarà costretta ad allearsi con personaggi improbabili, imparare a usare tale manufatto e diventare qualcosa di completamente diverso da ciò che era.

Una ladra che ruba un oggetto potente e si ritrova nei guai. Potrebbe essere una trama già sentita, letta e conosciuta, ma questo libro è eccezionale e Robert Jackson Bennett è stato in grado di costruire un mondo intrigante e assolutamente accattivante. A farla da padrona è l’ambientazione e la tecnologia magica, le istoriazioni. Come scritto in precedenza, vagamente ispirata alle città come Venezia, Genova e le città marinare, con i loro canali e gilde mercantili, Tevanne è un luogo spietatamente capitalista, che è stato in grado di sfruttare questa tecnologia. Cosa sono le istoriazioni? L’arte di usare simboli per convincere oggetti comuni ad essere senzienti, piegando la loro iniziale realtà in qualcos’altro. Lanterne convinte di essere piene di gas e quindi volanti, ruote in grado di dirigere carrozze verso destinazioni ben precise, muri in grado di mantenersi solidi, porte che non si aprono a meno che non si possegga una chiave con simboli precisi e così via. A differenziare ricchi e poveri e l’immensa disparità, le costanti lotte per superarsi tra le varie case mercantili, sono proprio queste invenzioni. Sancia, suo malgrado, lottando per sopravvivere giorno per giorno, si ritrova in possesso di un manufatto in grado di manipolare la realtà in un modo ancora più avanzato rispetto alle comuni istoriazioni.

Se l’ambientazione, la tecnologia magica delle istoriazioni, sono incredibili e intriganti, la caratterizzazione dei personaggi non è affatto da meno. Giovane protagonista, testarda, chiusa e poco incline a fidarsi degli sconosciuti (a ben ragione), Sancia è un personaggio incredibilmente sfaccettato, dal suo passato colmo di traumi, al duro presente e alla difficoltà di sopravvivere giorno per giorno in una città ostile e che dove la giustizia appare non esistere affatto, la giovane compie un gigantesco percorso di auto-affermazione, di accettazione di se stessa, crescita e cambiamento che stravolgerà la sua intera esistenza. Finalmente rendendosi conto di non essere qualcosa che non è, bensì qualcuno, una persona con una dignità da rispettare e proteggere. Parlando dei suoi nuovi alleati, tra cui il capitano Gregor Dandolo, Berenice, Orso, oltre che ai suoi colleghi Giovanni e Claudia, ogni personaggio compirà un percorso di cambiamento, accettazione, apprendendo cose lungo tale percorso che cambieranno le loro idee sul mondo che li circonda e sui poteri che esso possiede.

Ho amato leggere questo libro. Non solo l’ambientazione, le istoriazioni, sia le nuove che le antiche, il passato che si mescola tra mito e leggenda, presente e futuro, la caratterizzazione, questo libro è colmo di colpi di scena, furti, avventure, salvataggi all’ultimo minuto, bombe a mano, oggetti che sfidano la gravità, persone volanti e chi più ne ha più ne metta, in grado di trascinare il lettore in una storia mozzafiato e lasciarlo ancora più appassionato e ansioso per il libro successivo. Tra divinità, leggende, miti e tecnologia che rasenta la magia, Foundryside è appassionante fino all’ultima pagina e non posso che raccomandarlo a tutti quanti.

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Aurora’s end di Jay Kristoff e Amie Kaufman- review party

Salve e benvenut* alla mia tappa dedicata al terzo e ultimo libro della saga di Aurora Cycle. Un grazie enorme a Raggywords per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per il file in anteprima che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Abbiamo lasciato la Squadra 312 alle prese con una missione impossibile. La paura li ha fatti lavorare bene insieme (era ora!) mentre imperversava una battaglia intergalattica e una super arma minacciava di annientare la Terra. Tutto, però, è andato terribilmente storto, ovvio. Ma sapete una cosa? Non sempre la fine della storia rappresenta proprio la fine. E il gruppo di Ty ha ancora una possibilità per riscrivere la sua. Forse due. La faccenda è complicata, però. Riuscite a immaginarvi Zila, Fin e Scarlett (e Magellan!) che diventano amici, poi diventano nemici e infine diventano eroi che fanno la storia? Certo, come no. E riuscite a immaginarvi Tyler, Kal e Auri che uniscono le loro forze a quelle di due degli esseri più odiati dell’intero universo? Mmm, ok, va bene. E tutto ciò servirebbe a salvare la galassia dalla distruzione? Ecco, per questo ci vorrebbe un miracolo bello e buono. Ma la nostra squadra ci ha insegnato che niente è davvero impossibile, perciò fate un bel respiro e preparatevi ad affrontare l’ultimo strepitoso capitolo della saga “Aurora Cycle”!

Aurora’s end è il travolgente e fantastico finale di Aurora Cycle e ho adorato ogni singola pagina di questo volume.

Aurora’s end inizia subito dopo il pazzesco cliffhanger del libro precedente e ritroviamo i nostri amati personaggi coinvolti in una battaglia intergalattica, ad affrontare un antico nemico quando, apparentemente, tutto va terribilmente. Eppure nulla è come sembra e la squadra 312 deve, ancora una volta, lottare per salvare non solo l’intera galassia, ma anche l’un l’altro e ad essere separati. Zila, Fin, Scarlett e MAGELLANO si ritrovano in una situazione incredibile e impossibile, formando nuove alleanze e amicizie e cercando di capire cosa sta accadendo loro, mentre Tyler, Kal e Auri sono costretti ad allearsi con i “cattivi” per salvare tutto e tutti.

Narrato da molteplici punti di vista, alternandosi tra i vari personaggi, passato, presente e futuro, Aurora’s end è un romanzo ricco di emozioni, avventure rocambolesche, morti (insomma…), alleati vecchi e nuovi, nemici da sconfiggere, nuove specie e razze, pianeti e tutto mi ha lasciata senza fiato ed emozionata, fino alla fine e alla conclusione brillante.

Adoro questa saga, ho amato e seguito la squadra 312 sin dall’inizio ed è stato davvero emozionante vedere quanto siano cresciuti e quanto sia forte e indissolubile il loro legame, sia romantico che d’amicizia e quanto siano disposti a fare l’uno per l’altro e per l’intera galassia.

Ho amato le coppie che si sono formate e come il romanticismo sia brillantemente mescolato all’azione, al mondo sci-fi, fornendo momenti romantici e dolci, risate a crepapelle (grazie MAGELLANO e Fin), travolgenti e tristi in un ottovolante di emozioni e avventure.

Ho anche trovato incredibile il modo in cui tutto venga spiegato alla fine, come ogni singolo pezzo vada a posto, fornendo risposte a ogni singola domanda e ho adorato ogni singola cosa.

La trama è fitta di colpi di scena, romanticismo e fughe rocambolesche, pianeti nuovi e vecchi, amore e amicizia. Il rapporto che si è instaurato tra i personaggi è fantastico e quanto sia importante è sottolineato più volte, soprattutto per evidenziare quanto l’amore possa cambiare le cose e quanto siano forti se insieme. Mi mancherà ogni cosa.



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La legge dei lupi di Leigh Bardugo- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “La legge dei lupi” di Leigh Bardugo. Un grazie enorme a Raggywords per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Leigh Bardugo
pubblicato da Mondadori
Il secondo volume della serie Grishaverse “Il re delle cicatrici”. Anche in questo secondo e ultimo volume della dilogia ritroviamo tre dei personaggi più amati del GrishaVerse: Nikolai Lantsov, Zoya Nazyalensky e Nina Zenik. I tre, re, generale e spia di Ravka, dovranno continuare insieme la loro lotta per strappare all’oscurità il futuro del loro paese. Altrimenti non potranno che assistere al suo disfacimento definitivo.

Ho adorato leggere questo libro e l’ho ritenuto magnifico. Leigh Bardugo è stata in grado di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, concludere la storia iniziata con Il re delle cicatrici e lasciarla, al tempo stesso, aperta per probabili avventure future.

Sono molto affezionata all’universo creato dalla Bardugo e questo libro mi ha molto coinvolta emotivamente, facendomi sentire parte della storia. Ho amato il modo in cui tutti i personaggi siano stati sviluppati all’interno del libro, crescendo, maturando, mostrando al lettore altri lati del loro carattere ed è stato davvero stupendo poter seguire Nikolai, Zoya e Nina nelle loro avventure, battaglie e imparare cosa siano stati disposti a fare per la loro famiglia e i loro amici. Dal punto di vista romantico, ho assolutamente adorato i momenti con Nikolai e Zoya, vedere la loro relazione crescere e svilupparsi, le loro battute, il loro flirtare, l’amore tra Genya e David, il legame tra i vari Grisha.

“La legge dei lupi” è un romanzo ambientato in tre diversi paesi: Ravka, Fjerda e Shu Han e il mondo, prima ristretto soprattutto a Ravka, si espande dinanzi al lettore, permettendogli di venire a conoscenza di diverse dinastie, culture e usanze, oltre a diversi personaggi introdotti. Narrato da molteplici punti di vista, oltre ai principali tre, Nikolai, Zoya e Nina, quasi ogni capitolo si conclude con un colpo di scena, lasciando il lettore a bocca aperta, attirandolo sempre di più nella storia e ogni volta mi sono ritrovata coinvolta emotivamente, preoccupata per i miei personaggi preferiti (spesso avendo ragione). L’autrice ha, come sempre, uno stile di scrittura coinvolgente e un brillante modo di narrare.

Ho adorato leggere sia dei nuovi personaggi che poter incontrare nuovamente i vecchi e amati Corvi, Alina e Mal. Un libro ricco di colpi di scena, rivelazioni e sorprese, che mi ha coinvolta sin dall’inizio. Ho molto apprezzato il modo in cui l’autrice ha affrontato i temi dell’abuso e del dolore, la forza nell’andare avanti, la difficoltà nel farlo, l’importanza di avere una famiglia, non solo biologica, ma anche “found”, formata da amici. Il modo in cui questi amati personaggi siano cresciuti e maturati è davvero impressionante.

Una conclusione quasi del tutto perfetta di una duologia con personaggi impossibili da non amare. Infatti, nono abbia adorato questo libro, trovando emotivamente devastante, riempiendo il mio cuore di gioie e dolori, ci sono cose e personaggi che avrei preferito l’autrice avesse affrontato in maniera diversa.

Ho apprezzato il modo in cui l’autrice descrive il personaggio di Hanne, come si senta a disagio in un corpo femminile, il suo desiderio di essere se stessa con Nina, ma ho trovato leggermente frettolosa e confusionaria la parte finale e avrei preferito fosse stata sviluppata un po’ più estensivamente, nonostante sia un dolcissimo e azzeccato lieto fine.

Per quanto riguarda il personaggio del Darkling non ho apprezzato il modo in cui è stato descritto, il suo “senso” all’interno di questo secondo volume e le domande lasciate irrisolte alla fine.

In conclusione un romanzo molto apprezzato, nonostante alcune cose. Personaggi che ho adorato, sia nuovi che vecchi, ottima crescita, tanti colpi di scena e una ship che finalmente è andata in porto. Ho solo uno spoiler che metterò dopo la foto, quindi state attent*

SPOILERS

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Ovviamente non perdonerò mai Leigh Bardugo per una morte importante, di cui non comprendo l’utilità se non dimostrare le perdite in una guerra e distruggere una delle mie ship preferite. Il personaggio meritava decisamente meglio.



Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Piccoli favori di Erin A. Craig- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Piccoli favori” di Erin A. Craig. Un grazie enorme a Erika per aver organizzato l’evento e a Fanucci per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

di Erin A. Craig (Autore) 
 Giorgia De Santis (Traduttore)
Fanucci, 2022

https://www.ibs.it/piccoli-favori-libro-erin-a-craig/e/9788834741856

Ellerie Downing vive nella tranquilla cittadina di Amity Falls nella catena montuosa del Pugno di Dio – cinque picchi che si innalzano verso il cielo come fossero dita di una mano – delimitata da una foresta quasi impenetrabile di pini alti e stretti. I Downing sono apicoltori da sempre e il miele prodotto dai loro alveari è amato e apprezzato in tutta Amity Falls. Tuttavia, un tempo la vita non era così serena: i primi cittadini hanno dovuto affrontare il Male nei boschi adiacenti ma oggi, per fortuna, le occasioni di scontro sono molto rare. Quando però un carico di rifornimenti scompare, alcuni temono che i mostri che per lungo tempo hanno terrorizzato la regione siano tornati. Mentre l’autunno si trasforma in inverno, movimenti sempre più spaventosi affliggono la città e portano a una tribù di creature diaboliche e mistiche, gli Osservatori Oscuri. Gli Osservatori promettono di soddisfare i desideri più profondi degli abitanti, per quanto smisurati e irrealizzabili, e solo in cambio di un piccolo favore. Ma le loro vere intenzioni sono molto più sinistre. Gli Osservatori Oscuri vagano per il Paese, riducendo in rovina tutto ciò che incontrano. Per salvare il villaggio, Ellerie dovrà scoprire il vero nome del leader degli Osservatori Oscuri, la misteriosa donna vestita di bianco. Si ritroverà così in una corsa contro il tempo prima che tutta Amity Falls, la sua famiglia e il ragazzo che ama vadano in fiamme.

Ellerie Downing ha sempre vissuto nella tranquilla cittadina di Amity Falls, aiutando i genitori nella loro fattoria, il padre apicoltore, trascorrendo il tempo con il gemello e le sorelle minori, crescendo e ponendosi domande su cosa le porterà il futuro. La vita nel villaggio scorre tranquilla, quasi monotona a volte, ma non è sempre stato così. Un tempo la cittadina ha dovuto affrontare il Male presente nei boschi adiacenti, ma adesso le minacce sembrano essere scomparse. Quando un carico di rifornimenti scompare, gli abitanti iniziano a temere che i “mostri” del passato possano essere tornati. Occhi argentati che li osservano dagli alberi, raccolti andati misteriosamente a male, incendi improvvisi…La tranquilla vita di Ellerie inizia ad essere stravolta e quando la madre viene ferita e suo padre è costretto ad allontanarsi per le cure, Ellerie si ritrova a dover badare alla fattoria e al resto della famiglia. Con l’avanzare dei mesi e l’avvicinarsi dell’inverno, le cose possono solo peggiorare, in particolar modo quando Ellerie scopre che le frequenti e crescenti tensioni tra gli abitanti del paese sono dovute a creature chiamate Osservatori Oscuri, disposti a distruggere tutto ciò che le è caro. Aiutata dalle sorelle e dal ragazzo che sta iniziando ad amare, la giovane dovrà affrontare questa avventura imprevista.

Ho adorato leggere Piccoli favori. La storia è avvincente e l’atmosfera mi ha molto ricordato alcuni racconti di Stephen King o l’inizio di film horror, come Midsommer. Una cittadina rigogliosa, campi di grano e raccolti, abitanti che si aiutano a vicenda e si tengono lontani dai boschi, temendo la presenza di mostri misteriosi. Abitanti (apparentemente) cordiali, che rispettano le Regole imposte per far crescere la comunità e come comportarsi da buoni vicini e cristiani, ma non tutto è come sembra e man mano che la storia prosegue Ellerie e il lettore con lei inizieranno a scoprire quanto marcio sia effettivamente presente nella sua cittadina e quanto i suoi abitanti covino vendette e risentimenti. L’atmosfera è affascinante e inquietante al tempo stesso, soprattutto perché, sin dal primo incidente, il lettore inizia a cogliere la tensione sotterranea e la consapevolezza che sta accadendo qualcosa di strano. Questa sensazione di angoscia e curiosità è presente all’interno di tutto il libro e, anche scoperta la ragione, si resta con il timore di ciò che potrà accadere ai personaggi, fino all’ultima pagina.

Dal punto di vista della scrittura, è molto coinvolgente e, come scritto in precedenza, l’autrice è stata capace di trasmettere quel senso di angoscia e attesa nel corso del romanzo che, per comodità, potrei dividere in due parti: dall’inizio alla scoperta degli Osservatori Oscuri e da questo punto fino alla fine. Grossolanamente ho trovato la prima parte, purché pregna di attesa e angoscia più lunga e forse un po’ più lenta rispetto alla seconda. Dalla rivelazione fino alla fine, invece, la trama scorre velocemente, forse troppo e avrei preferito alcune situazioni fossero sviluppate e spiegate meglio. Ho trovato incredibilmente affascinante il concetto dei “piccoli favori” da cui deriva il nome del libro stesso e avrei preferito fosse sviluppato in maniera più approfondita, mentre sembra un po’ troppo frettoloso. Ho, invece, apprezzato il modo in cui l’autrice conclude la storia, in un finale leggermente aperto che lascia il lettore con alcune domande, ma che, nel complesso, può ritrovarsi abbastanza soddisfatto. O almeno così è stato per me.

Parlando dei personaggi, sono molto ben caratterizzati e realistici nelle loro reazioni ed emozioni ed è stato intrigante vederli essere messi alla prova dagli “imprevisti” che inizieranno ad accadere nel villaggio e notare le loro reazioni. La protagonista della storia è Ellerie, una giovane che è costretta ad assumere il peso e la responsabilità della sua famiglia e della fattoria, ritrovandosi in una posizione del tutto inaspettata che la spingerà a scoprire la sua forza interiore e a far leva sulla propria capacità di adattamento e testardaggine. Lontana dai genitori, in conflitto con il gemello Samuel, Ellerie si scopre resiliente, testarda e forte, costretta a far fronte a una serie di incidenti e disastri e a mantenere in vita sia le sorelle minori Merry e Sadie, che la stessa tenuta dove vivono, tra l’occuparsi delle api, vero sostentamento dei Downing, razionamento, fame, incendi e distruzione. Ho adorato il personaggio di Ellerie e quanto la giovane cresca e maturi nel corso del romanzo, spinta delle avversità e necessità. Interessante notare come la giovane affronti sia problemi concreti e materiali, come la mancanza di cibo, il magazzino da aggiustare, sia emotivi come la nostalgia, i litigi con il fratello, la preoccupazione per i genitori, sia, ancora, sovrannaturali, come la presenza dei “mostri” e degli Osservatori Oscuri.

Piccoli favori è costellato da personaggi interessanti e ben sviluppati, che cambiano crescendo o le cui situazioni portano alla luce la loro vera natura, come nel caso del fratello gemello di Ellerie, Samuel, che rivela ben presto la sua codardia e cattiveria, abbandonando la famiglia nel momento del bisogno e rifacendosi a un orgoglio maschile ferito. Interessante notare, sin dall’inizio, come Ellerie viva in una società patriarcale, dove i capi del villaggio sono uomini, dove lo stesso padre si aspetta che sia il figlio maschio a occuparsi dell’apicoltura e non Ellerie e come, nel corso della storia, siano le donne a “prevalere” e a farsi valere, ingegnandosi e impegnandosi a salvaguardare e proteggere se stesse, le famiglie e la comunità. Ellerie, Merry e Sadie, Rebecca (anche se a modo suo) si ingegna per proteggersi e essere al sicuro. Anche all’interno dei rapporti interpersonali c’è sempre una sorta di aspettativa che si “pretende” dalle donne, cosa che non avviene nella relazione tra Ellerie e Whitaker, uno dei cacciatori che si ritrova coinvolto negli strani avvenimenti di Amity Falls.

La presenza sovrannaturale nel romanzo è ben integrata con le vicende “umane”, come i conflitti tra sorelle e fratelli, tra vicini, le emozioni scaturite da alcuni incontri, la frustrazione del doversi sobbarcare un peso inaspettato e via discorrendo. Un romanzo ben stratificato, le cui parti si amalgamano in maniera intrigante e che spingono il lettore a immergersi nella storia. Ci sono stati momenti nel corso della lettura dove ho percepito distintamente l’angoscia e la preoccupazione di Ellerie, i suoi dubbi e paure e incertezze. L’autrice ha uno stile di scrittura molto coinvolgente e ho adorato poter leggere questa storia.

La consiglio a tutti quelli che sono alla ricerca di una storia intrigante e ben sviluppata, i cui colpi di scena, pur non essendo fitti, arrivano al momento giusto e spingono il lettore a voler scoprire cosa accadrà fino alla vera fine.

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram- Review Party

Buonsalve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram. Un grazie a Franci Karou per aver organizzato l’evento e alla casa editrice Rizzoli per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

di Adib Khorram (Autore) 
 Paolo Maria Bonora (Traduttore)
Rizzoli, 2021
Copertina di: Darius, va tutto bene (forse)

ACQUISTAIL LIBRO

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Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.
Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui…

TW: bullismo, razzismo, depressione, riferimenti al suicidio

“C’è un detto persiano. Tradotto diventa “il tuo posto era vuoto”. Lo diciamo quando ci manca qualcuno.” Ho tirato su col naso. “Il tuo posto era vuoto, prima. Ma questa è la tua famiglia. Questo è il tuo posto.”

La vita di Darius non è semplice. Ha difficoltà a farsi accettare a scuola, viene bullizzato, soffre di depressione, non ha un buon rapporto con suo padre e, pur essendo metà persiano per parte di madre, conosce più il Klingon che il farsi, più il mondo degli Hobbit che le usanze persiane. Quando si scopre che suo nonno è malato e bisogna andare a trovarlo in Iran, Darius è convinto che sarà altrettanto difficile, se non di più, sentirsi integrato lì. Appena arrivato, però, l’incontro dal vivo, dopo anni di videochiamate, con i nonni e la conoscenza di Sohrab, il loro vicino di casa, stravolge la sua vita. Tra partite di calcio, usanze persiane, visite archeologiche e chiacchierate, Darius inizia a confrontarsi con se stesso, le sue difficoltà e desideri, riuscendo, forse, a trovare finalmente il suo posto.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un intenso e incantevole libro sull’amicizia e la famiglia, sui legami interpersonali nella loro complessità e sfaccettature. Un libro meraviglioso, che mi ha colpita profondamente. Devo ammettere, però, che non mi ha coinvolta sin dall’inizio, anche se ho finito per amarlo nel suo complesso. Si tratta di un libro che non ha una trama molto dinamica, non ci sono molti eventi o colpi di scena, ma è una storia intima e introspettiva, spesso con ripetizioni, soprattutto per sottolineare quando Darius si senta inadeguato. Darius non conosce il farsi, ma sa tutto (o quasi) sul thè, Darius non conosce le usanze persiane, ma è esperto di quelle degli Hobbit. Questo suo sentirsi inadeguato viene sottolineato, pur involontariamente, dal conflitto con il padre, dal confronto con la sorella Laleh, dall’arrivo in Iran e l’incontro con la sua famiglia persiana. In quel contesto Darius troverà, finalmente, il suo posto, incontrando quello che diventerà il suo migliore amico, lasciandosi coinvolgere nelle usanze persiane, apprendendone di nuove e mettendo da parte ansie e preoccupazioni per godere della presenza della sua famiglia, consentendo al viaggio di cambiargli la vita.

La storia, come scritto in precedenza, non è molto dinamica, ma si focalizza sulla caratterizzazione e crescita dei personaggi, soprattutto di Darius. Il lettore ha modo, dato che la storia è raccontata da lui, di conoscerlo a fondo, con le sue ansie e paure, desideri e sogni. Il punto di vista di Darius è coinvolgente e spiritoso. S’interroga sulle cose, spiega e approfondisce la conoscenza del lettore sul cibo persiano, le usanze, la religione, i luoghi importanti sia alla comunità che alla famiglia di Darius. Tramite il suo punto di vista è palese la sua sofferenza e inadeguatezza, ma anche la sua curiosità e gioia nell’aver trovato un amico, nel poter finalmente conoscere i suoi nonni, zii e cugini.

Ho amato l’immersione nel mondo persiano con le usanze, tradizioni, cibo e visite culturali ed è stato molto interessante conoscere nuove cose, tramite il punto di vista di Darius e seguirlo nel suo viaggio, sia psicologico che fisico, entrando in contatto sia con la sua storia personale che con la sua cultura. Ho adorato, inoltre, i mille riferimenti al Signore degli Anelli, gli Hobbit e a Star Trek. E soprattutto al thè.

All’interno della storia sono importanti i rapporti interpersonali e ho molto apprezzato quello tra Darius e Sohrab e quello tra Darius e suo padre Stephen. L’amicizia tra Darius e Sohrab è narrata splendidamente, un rapporto semplice e istintivo in cui i due ragazzi riescono a connettere immediatamente, diventando subito amici e migliori amici, comprendendosi senza parlare, ascoltandosi, facendo riferimento l’uno all’altro, supportandosi e aiutandosi.

“Io ho capito che con Sohrab saremmo stati amici per la vita. A volte certe cose si sanno e basta.”

Ho adorato leggere della loro amicizia, mi ha scaldato il cuore, soprattutto perché il loro rapporto è ricco di sfumature e i due ragazzi si comprendono, affrontando tematiche importanti e complesse, sfogandosi e diventando importanti l’uno per l’altro sin dall’inizio.

Importante e fonte di tristezza e inadeguatezza per Darius è il suo rapporto con il padre. Si comprende il distacco nei suoi confronti anche dal punto di vista linguistico, dato che si riferisce a lui con nome e cognome, soffrendo perché sente di averlo deluso, si sente inadeguato, sia per la mancanza di amici a Portland, che per il suo peso e non riesce a connettere con lui come faceva un tempo. Il loro rapporto è molto complesso e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore sia riuscito a farlo sviluppare e crescere, spingendo Darius e suo padre a confrontarsi e a parlare e a riavvicinarsi.

“Il suicidio non è l’unico modo in cui si può perdere qualcuno a causa della depressione.”

Con delicatezza e attenzione l’autore affronta tematiche importanti all’interno della storia. Non solo il bullismo e il razzismo, di cui è vittima Darius, le discriminazioni razziali di cui è vittima Sohrab, ma anche la depressione, i pensieri negativi e suicidi. Sin dall’inizio, infatti, il lettore viene a conoscenza del fatto che sia Darius che suo padre soffrono di depressione e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore affronta la tematica, l’importanza della medicina e della terapia, del supporto familiare e del parlare (nonostante ci siano dei preconcetti da parte della famiglia iraniana di Darius, ma sono solo accennati in poche righe). Importante è il modo in cui l’autore, tramite la storia di Darius, abbia voluto sottolineare quanto la depressione possa influenzare la vita di chi ne soffre e di chi è loro accanto, ma non governarla e, per motivi personali, trovo bellissimo questo messaggio.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un romanzo bellissimo, intimo e introspettivo, con un protagonista forte e complesso, la cui crescita e caratterizzazione ho adorato. Una storia che tratta di amicizia e famiglia, cultura e tradizioni, thè e riferimenti agli Hobbit e a Stark Trek. Una storia che è un abbraccio, che fa capire quanto, nonostante tutto sembri nero, le cose possono e andranno per il verso giusto.

Ecco il calendario con le altre recensioni!

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Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia- Review party

Benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia! Un grazie ad Ambra per aver organizzato l’evento e aver creato le meravigliose grafiche e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Disponibile su:    

Genere: Gialli e Thriller

ISBN: 9788804742142

348 pagine

Prezzo: € 18,00

Cartaceo

In vendita dal 2 novembre 2021

Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico.
Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall’aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l’anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure.
Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere.
Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.

TW: omicidio, morte, stupro, tentato stupro, cannibalismo, incesto.

Noemì Taboada è una raffinata debuttante e conduce una vita dorata tra feste, amici, flirt e i suoi studi, nonostante sembri cambiare spesso idea su cosa voglia studiare, interessandosi, al momento, all’antropologia. Quando riceve una lettera delirante da parte di sua cugina Catalina, che implora il suo aiuto e che afferma suo marito la stia avvelenando, Noemì decide di correre da lei. A High Place, una casa dall’aspetto lugubre e trasandata, Noemì si scontra immediatamente con i suoi abitanti e le loro regole, come restare in silenzio durante la cena, abbassare la voce, non fare domande e non fumare. Noemì con i suoi vestiti, la sua vitalità e curiosità si ritrova a sentirsi come un pesce fuor d’acqua, ma è determinata a scoprire cosa stia succedendo a sua cugina e come aiutarla, anche se ciò significa scontrarsi con il marito della donna, Virgil, affascinante e spaventoso, con Florence, che si occupa della casa con fermezza e severità e con il patriarca della famiglia, Howard, che è stranamente e in maniera inquietante affascinato da lei. L’unico alleato sembra essere Francis, il più giovane e timido della famiglia. Quando Noemì inizia ad essere affetta da incubi e visioni, prende la decisione di scoprire cosa stia accadendo in quella casa, quali sono i suoi segreti e cosa nasconde quella famiglia. Prima di restare prigioniera lì per sempre.

Mexican Gothic è un magnifico fantasy gotico femminista, ambientato in una lugubre casa con i suoi misteri, infettata da fantasmi e violenza. La protagonista principale è Noemì, che si ritrova in una situazione e in un mondo lontanissimo da quello cui è abituata, fatto di silenzio, bugie e violenza. Noemì è, però, coraggiosa, determinata e brillante e, affezionatissima alla cugina Catalina, è disposta a tutto pur di salvarla e scoprire i segreti di quel luogo. Noemì si ritrova in un mondo, in un’abitazione, dove sono gli uomini a dominare e controllare ogni cosa, o meglio, il patriarca Howard e lei si scontra sin dall’inizio con le regole e misteri, rifiutandosi di cedere, di abbassare la testa e determinata a salvare se stessa e la cugina da una casa che è diventata, rapidamente, una prigione, quasi fosse viva e non volesse lasciarle andare.

In Mexican Gothic è presente una battaglia tra uomini e donne che lottano per la loro indipendenza e libertà, nel Messico degli anni ’50. Noemì lotta contro ciò che i suoi genitori si aspettano da lei, contro la madre che è convinta che le donne debbano seguire una determinata strada, da debuttante a moglie, senza continuare gli studi, contro suo padre che la considera troppo incostante e che è disposto a lasciarla iscriversi all’Università Nazionale se dovesse riuscire a salvare la cugina. Interessante e inquietante rendersi conto di quanto la libertà femminile sia limitata, anche e soprattutto da sposate, come, ad esempio, la sorte di Catalina che viene decisa dal marito, dal medico e dal suocero.

Nonostante la presenza maschile che lotta in tutti modi per sminuire e ostacolare la libertà femminile, le donne in Mexican Gothic sono forti, testarde e coraggiose, determinate ad affermare se stesse, con i loro piani e le loro scelte e intrighi. Da Agnes a Ruth, che lottano contro i valori e le tradizioni della famiglia, a Catalina e Noemì, queste donne sono disposte a tramare, uccidere, scappare per ottenere la loro libertà e fare le scelte giuste. Inoltre è anche una lotta tra ricchi e poveri, le differenze socioeconomiche lampanti, se si pensa al modo in cui la famiglia Doyle tratta i loro minatori, soprattutto se messicani e la noncuranza nei confronti delle loro sofferenze. In un ciclo costante di violenza, mistero e sangue, Noemì lotta per essere libera e salvare le persone che ama e che ha imparato ad amare.

Uno degli aspetti che ho amato di Mexican Gothic è l’ambientazione, che mi ha ricordato moltissimo Cime tempestose e altri libri gotici, con la sua nebbia, posti inquietanti, domestici silenziosi, incubi, misteri raccapriccianti, con una protagonista e eroina cocciuta e coraggiosa. Singolare è la casa stessa, quasi un personaggio a sé stante, con le sue azioni e desideri, una prigione, una gabbia e un organismo vivente al tempo stesso. Interessante è il personaggio di Francis, il figlio più piccolo, che è disposto a sfidare la sua famiglia e le loro tradizioni pur di fare la cosa giusta, desiderando vedere il mondo e scappare da una casa che è diventata per tutti una prigione, i cui abitanti, volenti o nolenti, sono prigionieri e bloccati in un ciclo di violenza e sangue. Catalina è la prima, seguita da Noemì, a sconvolgerlo, rifiutandosi di essere usate e oggettificate dagli uomini della casa. Le donne, viste e usate come oggetti e considerate in quanto mogli e madri, è un concetto contro il quale Noemì lotta sin dall’inizio.

Nonostante siano presenti personaggi maschili positivi, in Mexican Gothic sono le donne le vere protagoniste. Brillanti, testardi, complesse spiccano all’interno della storia e si rifiutano di condividere il palcoscenico con nessun altro. Lottando contro l’oggettificazione delle donne, che lottano per il loro diritto di avere scelte ed essere libere, Mexican Gothic è ricco di personaggi forti e determinati, presenta un mistero intrigante e un’ambientazione affascinante, seppur inquietante. Consiglio questo libro a coloro che amano un buon mystery, forti personaggi femminili, lotta contro il patriarcato e la volontà di farsi valere.

Eccovi il calendario! Date un’occhiata anche alle altre tappe!