Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram- Review Party

Buonsalve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram. Un grazie a Franci Karou per aver organizzato l’evento e alla casa editrice Rizzoli per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

di Adib Khorram (Autore) 
 Paolo Maria Bonora (Traduttore)
Rizzoli, 2021
Copertina di: Darius, va tutto bene (forse)

ACQUISTAIL LIBRO

Acquisto il libro presso mondadori
Acquisto il libro presso amazon
Acquisto il libro presso ibs
Acquisto il libro presso feltrinelli
Acquisto il libro presso rizzoli
Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.
Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui…

TW: bullismo, razzismo, depressione, riferimenti al suicidio

“C’è un detto persiano. Tradotto diventa “il tuo posto era vuoto”. Lo diciamo quando ci manca qualcuno.” Ho tirato su col naso. “Il tuo posto era vuoto, prima. Ma questa è la tua famiglia. Questo è il tuo posto.”

La vita di Darius non è semplice. Ha difficoltà a farsi accettare a scuola, viene bullizzato, soffre di depressione, non ha un buon rapporto con suo padre e, pur essendo metà persiano per parte di madre, conosce più il Klingon che il farsi, più il mondo degli Hobbit che le usanze persiane. Quando si scopre che suo nonno è malato e bisogna andare a trovarlo in Iran, Darius è convinto che sarà altrettanto difficile, se non di più, sentirsi integrato lì. Appena arrivato, però, l’incontro dal vivo, dopo anni di videochiamate, con i nonni e la conoscenza di Sohrab, il loro vicino di casa, stravolge la sua vita. Tra partite di calcio, usanze persiane, visite archeologiche e chiacchierate, Darius inizia a confrontarsi con se stesso, le sue difficoltà e desideri, riuscendo, forse, a trovare finalmente il suo posto.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un intenso e incantevole libro sull’amicizia e la famiglia, sui legami interpersonali nella loro complessità e sfaccettature. Un libro meraviglioso, che mi ha colpita profondamente. Devo ammettere, però, che non mi ha coinvolta sin dall’inizio, anche se ho finito per amarlo nel suo complesso. Si tratta di un libro che non ha una trama molto dinamica, non ci sono molti eventi o colpi di scena, ma è una storia intima e introspettiva, spesso con ripetizioni, soprattutto per sottolineare quando Darius si senta inadeguato. Darius non conosce il farsi, ma sa tutto (o quasi) sul thè, Darius non conosce le usanze persiane, ma è esperto di quelle degli Hobbit. Questo suo sentirsi inadeguato viene sottolineato, pur involontariamente, dal conflitto con il padre, dal confronto con la sorella Laleh, dall’arrivo in Iran e l’incontro con la sua famiglia persiana. In quel contesto Darius troverà, finalmente, il suo posto, incontrando quello che diventerà il suo migliore amico, lasciandosi coinvolgere nelle usanze persiane, apprendendone di nuove e mettendo da parte ansie e preoccupazioni per godere della presenza della sua famiglia, consentendo al viaggio di cambiargli la vita.

La storia, come scritto in precedenza, non è molto dinamica, ma si focalizza sulla caratterizzazione e crescita dei personaggi, soprattutto di Darius. Il lettore ha modo, dato che la storia è raccontata da lui, di conoscerlo a fondo, con le sue ansie e paure, desideri e sogni. Il punto di vista di Darius è coinvolgente e spiritoso. S’interroga sulle cose, spiega e approfondisce la conoscenza del lettore sul cibo persiano, le usanze, la religione, i luoghi importanti sia alla comunità che alla famiglia di Darius. Tramite il suo punto di vista è palese la sua sofferenza e inadeguatezza, ma anche la sua curiosità e gioia nell’aver trovato un amico, nel poter finalmente conoscere i suoi nonni, zii e cugini.

Ho amato l’immersione nel mondo persiano con le usanze, tradizioni, cibo e visite culturali ed è stato molto interessante conoscere nuove cose, tramite il punto di vista di Darius e seguirlo nel suo viaggio, sia psicologico che fisico, entrando in contatto sia con la sua storia personale che con la sua cultura. Ho adorato, inoltre, i mille riferimenti al Signore degli Anelli, gli Hobbit e a Star Trek. E soprattutto al thè.

All’interno della storia sono importanti i rapporti interpersonali e ho molto apprezzato quello tra Darius e Sohrab e quello tra Darius e suo padre Stephen. L’amicizia tra Darius e Sohrab è narrata splendidamente, un rapporto semplice e istintivo in cui i due ragazzi riescono a connettere immediatamente, diventando subito amici e migliori amici, comprendendosi senza parlare, ascoltandosi, facendo riferimento l’uno all’altro, supportandosi e aiutandosi.

“Io ho capito che con Sohrab saremmo stati amici per la vita. A volte certe cose si sanno e basta.”

Ho adorato leggere della loro amicizia, mi ha scaldato il cuore, soprattutto perché il loro rapporto è ricco di sfumature e i due ragazzi si comprendono, affrontando tematiche importanti e complesse, sfogandosi e diventando importanti l’uno per l’altro sin dall’inizio.

Importante e fonte di tristezza e inadeguatezza per Darius è il suo rapporto con il padre. Si comprende il distacco nei suoi confronti anche dal punto di vista linguistico, dato che si riferisce a lui con nome e cognome, soffrendo perché sente di averlo deluso, si sente inadeguato, sia per la mancanza di amici a Portland, che per il suo peso e non riesce a connettere con lui come faceva un tempo. Il loro rapporto è molto complesso e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore sia riuscito a farlo sviluppare e crescere, spingendo Darius e suo padre a confrontarsi e a parlare e a riavvicinarsi.

“Il suicidio non è l’unico modo in cui si può perdere qualcuno a causa della depressione.”

Con delicatezza e attenzione l’autore affronta tematiche importanti all’interno della storia. Non solo il bullismo e il razzismo, di cui è vittima Darius, le discriminazioni razziali di cui è vittima Sohrab, ma anche la depressione, i pensieri negativi e suicidi. Sin dall’inizio, infatti, il lettore viene a conoscenza del fatto che sia Darius che suo padre soffrono di depressione e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore affronta la tematica, l’importanza della medicina e della terapia, del supporto familiare e del parlare (nonostante ci siano dei preconcetti da parte della famiglia iraniana di Darius, ma sono solo accennati in poche righe). Importante è il modo in cui l’autore, tramite la storia di Darius, abbia voluto sottolineare quanto la depressione possa influenzare la vita di chi ne soffre e di chi è loro accanto, ma non governarla e, per motivi personali, trovo bellissimo questo messaggio.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un romanzo bellissimo, intimo e introspettivo, con un protagonista forte e complesso, la cui crescita e caratterizzazione ho adorato. Una storia che tratta di amicizia e famiglia, cultura e tradizioni, thè e riferimenti agli Hobbit e a Stark Trek. Una storia che è un abbraccio, che fa capire quanto, nonostante tutto sembri nero, le cose possono e andranno per il verso giusto.

Ecco il calendario con le altre recensioni!

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia- Review party

Benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia! Un grazie ad Ambra per aver organizzato l’evento e aver creato le meravigliose grafiche e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Disponibile su:    

Genere: Gialli e Thriller

ISBN: 9788804742142

348 pagine

Prezzo: € 18,00

Cartaceo

In vendita dal 2 novembre 2021

Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico.
Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall’aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l’anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure.
Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere.
Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.

TW: omicidio, morte, stupro, tentato stupro, cannibalismo, incesto.

Noemì Taboada è una raffinata debuttante e conduce una vita dorata tra feste, amici, flirt e i suoi studi, nonostante sembri cambiare spesso idea su cosa voglia studiare, interessandosi, al momento, all’antropologia. Quando riceve una lettera delirante da parte di sua cugina Catalina, che implora il suo aiuto e che afferma suo marito la stia avvelenando, Noemì decide di correre da lei. A High Place, una casa dall’aspetto lugubre e trasandata, Noemì si scontra immediatamente con i suoi abitanti e le loro regole, come restare in silenzio durante la cena, abbassare la voce, non fare domande e non fumare. Noemì con i suoi vestiti, la sua vitalità e curiosità si ritrova a sentirsi come un pesce fuor d’acqua, ma è determinata a scoprire cosa stia succedendo a sua cugina e come aiutarla, anche se ciò significa scontrarsi con il marito della donna, Virgil, affascinante e spaventoso, con Florence, che si occupa della casa con fermezza e severità e con il patriarca della famiglia, Howard, che è stranamente e in maniera inquietante affascinato da lei. L’unico alleato sembra essere Francis, il più giovane e timido della famiglia. Quando Noemì inizia ad essere affetta da incubi e visioni, prende la decisione di scoprire cosa stia accadendo in quella casa, quali sono i suoi segreti e cosa nasconde quella famiglia. Prima di restare prigioniera lì per sempre.

Mexican Gothic è un magnifico fantasy gotico femminista, ambientato in una lugubre casa con i suoi misteri, infettata da fantasmi e violenza. La protagonista principale è Noemì, che si ritrova in una situazione e in un mondo lontanissimo da quello cui è abituata, fatto di silenzio, bugie e violenza. Noemì è, però, coraggiosa, determinata e brillante e, affezionatissima alla cugina Catalina, è disposta a tutto pur di salvarla e scoprire i segreti di quel luogo. Noemì si ritrova in un mondo, in un’abitazione, dove sono gli uomini a dominare e controllare ogni cosa, o meglio, il patriarca Howard e lei si scontra sin dall’inizio con le regole e misteri, rifiutandosi di cedere, di abbassare la testa e determinata a salvare se stessa e la cugina da una casa che è diventata, rapidamente, una prigione, quasi fosse viva e non volesse lasciarle andare.

In Mexican Gothic è presente una battaglia tra uomini e donne che lottano per la loro indipendenza e libertà, nel Messico degli anni ’50. Noemì lotta contro ciò che i suoi genitori si aspettano da lei, contro la madre che è convinta che le donne debbano seguire una determinata strada, da debuttante a moglie, senza continuare gli studi, contro suo padre che la considera troppo incostante e che è disposto a lasciarla iscriversi all’Università Nazionale se dovesse riuscire a salvare la cugina. Interessante e inquietante rendersi conto di quanto la libertà femminile sia limitata, anche e soprattutto da sposate, come, ad esempio, la sorte di Catalina che viene decisa dal marito, dal medico e dal suocero.

Nonostante la presenza maschile che lotta in tutti modi per sminuire e ostacolare la libertà femminile, le donne in Mexican Gothic sono forti, testarde e coraggiose, determinate ad affermare se stesse, con i loro piani e le loro scelte e intrighi. Da Agnes a Ruth, che lottano contro i valori e le tradizioni della famiglia, a Catalina e Noemì, queste donne sono disposte a tramare, uccidere, scappare per ottenere la loro libertà e fare le scelte giuste. Inoltre è anche una lotta tra ricchi e poveri, le differenze socioeconomiche lampanti, se si pensa al modo in cui la famiglia Doyle tratta i loro minatori, soprattutto se messicani e la noncuranza nei confronti delle loro sofferenze. In un ciclo costante di violenza, mistero e sangue, Noemì lotta per essere libera e salvare le persone che ama e che ha imparato ad amare.

Uno degli aspetti che ho amato di Mexican Gothic è l’ambientazione, che mi ha ricordato moltissimo Cime tempestose e altri libri gotici, con la sua nebbia, posti inquietanti, domestici silenziosi, incubi, misteri raccapriccianti, con una protagonista e eroina cocciuta e coraggiosa. Singolare è la casa stessa, quasi un personaggio a sé stante, con le sue azioni e desideri, una prigione, una gabbia e un organismo vivente al tempo stesso. Interessante è il personaggio di Francis, il figlio più piccolo, che è disposto a sfidare la sua famiglia e le loro tradizioni pur di fare la cosa giusta, desiderando vedere il mondo e scappare da una casa che è diventata per tutti una prigione, i cui abitanti, volenti o nolenti, sono prigionieri e bloccati in un ciclo di violenza e sangue. Catalina è la prima, seguita da Noemì, a sconvolgerlo, rifiutandosi di essere usate e oggettificate dagli uomini della casa. Le donne, viste e usate come oggetti e considerate in quanto mogli e madri, è un concetto contro il quale Noemì lotta sin dall’inizio.

Nonostante siano presenti personaggi maschili positivi, in Mexican Gothic sono le donne le vere protagoniste. Brillanti, testardi, complesse spiccano all’interno della storia e si rifiutano di condividere il palcoscenico con nessun altro. Lottando contro l’oggettificazione delle donne, che lottano per il loro diritto di avere scelte ed essere libere, Mexican Gothic è ricco di personaggi forti e determinati, presenta un mistero intrigante e un’ambientazione affascinante, seppur inquietante. Consiglio questo libro a coloro che amano un buon mystery, forti personaggi femminili, lotta contro il patriarcato e la volontà di farsi valere.

Eccovi il calendario! Date un’occhiata anche alle altre tappe!

Pubblicato in: Approfondimento, As Travars-Recensioni

Realm Breaker di Victoria Aveyard- Review party

Benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Realm Breaker di Victoria Aveyard! Un grazie enorme a Maria Cristina per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Autore Victoria Aveyard
Editore Mondadori
Collana Fantastica
Formato Rilegato
Pubblicato 19/10/2021
Pagine 396
Traduttore F. Santi


Un’oscura presenza si sta facendo largo nel Regno di Allward. La percepisce persino Corayne, figlia della pirata Meliz an-Amarat, che pure è costretta dalla madre a vivere in uno sperduto e tranquillo villaggio sulla costa, mentre sogna un futuro pieno di avventure per mare. Quel che Corayne ancora non sa è che il destino sta per bussare alla sua porta. La sua esistenza, infatti, viene sconvolta il giorno in cui un Avo, creatura mitica e immortale, e un’assassina letale come poche altre al mondo, le fanno visita. I due hanno affrontato un viaggio pericoloso per trovarla e per chiederle aiuto. Un uomo assetato di potere, infatti, sta mettendo insieme un esercito mai visto prima ed è più che mai determinato a sradicare le fondamenta del loro mondo per ridurlo in cenere. Con il cuore ricolmo di veleno e la mano armata da una spada rubata, e potentissima, è pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo. Solo Corayne può fermarlo. Perciò la ragazza, accompagnata da un improbabile e riluttante gruppo di alleati, uno scudiero, un immortale, un’assassina e una strega, si avventura in una missione disperata. Ma proprio nel caricarsi il destino del mondo sulle spalle, imboccherà la strada per trovare finalmente se stessa e scoprire la magia che le scorre nelle vene.

Ambientato in un mondo fantastico, dove il passato e il presente s’intrecciano, dove creature immortali lottano per salvare un regno immenso e complesso, dove spade magiche possono aprire mondi paralleli, una giovane si ritrova il peso del mondo sulle proprie spalle. Corayne è la figlia della pirata Meliz an-Amarat e da sempre anela di viaggiare, di allontanarsi dalla sua città, di vedere il mondo, lottando contro la volontà di sua madre, che non vuole appoggiare i suoi desideri. Quando una creatura immortale, un Avo, le rivela che è figlia di un guerriero, che ha sangue Spectrum nelle vene e ha il potere di usare una spada speciale e di salvare il regno da un’invasione di un esercito disposto a distruggere tutto sul suo cammino, tutto cambia. Corayne inizierà, quindi, un’avventura che la porterà in posti e città mai conosciute prima, accompagnata da un gruppo di alleati, tra cui uno scudiero, un Avo disposto a tutto pur di proteggerla, una strega, un’assassina. Disposti a stravolgere il mondo esistente, una regina e un uomo pieno di rancore e vendetta. La storia è piena di colpi di scena, un viaggio coinvolgente che porterà i protagonisti, e il lettore con loro, a visitare città e deserti, a scoprire segreti e a lottare per salvare il regno e le vite di tutti.

Ho adorato leggere Il regno delle ceneri! Devo ammettere che è stato il primo romanzo che abbia letto di Victoria Aveyard e l’ho trovato molto coinvolgente. Il worldbuilding è molto complesso e, spesso, devo dire, un po’ confusionario e difficile da seguire. Per questo motivo, almeno geograficamente parlando, ho adorato la presenza della mappa, che mi ha permesso di seguire i loro passi. Certe volte sono state date troppe informazioni troppo in fretta e qualche volta era difficile seguire leggende, poteri e giochi politici, ma nel complesso mi è piaciuto leggere Il regno delle ceneri.

Ho molto apprezzato la caratterizzazione dei personaggi e come la storia viene narrata, con molteplici punti di vista, intrecciando protagonisti e antagonisti, luoghi diversi e interessanti scoperte. Il lettore può seguire le vicende dello scudiero Andry, dell’immortale Domacridhan, detto “Dom”, di sua cugina Ridha e della sua ricerca, della coraggiosa Corayne, dell’assassina Sorasa, della strega Valtik, della testarda regina Erida. Ogni personaggio è ottimamente caratterizzato ed è stato un piacere poter conoscere i loro sogni, speranze, paure e desideri. Mi sono piaciuti molto i diversi personaggi, soprattutto la loro complessità e le sfaccettature di ognuno. Come Andry con il suo desiderio di diventare cavaliere, proteggere la madre malata e salvare il regno, Dom con ciò che ha perduto e sua cugina Ridha con il desiderio di salvare i mortali, appellandosi a altri potenti regnanti, la misteriosa Sorasa, la cui storia sono molto curiosa di scoprire, la simpatica e strana strega Valtik. Spiccano, per me, la brillante regina Erida, assetata di potere, desiderosa di essere indipendente e di rinforzare il proprio regno, disposta anche ad allearsi con personaggi pericolosi come Taristan e, soprattutto, Corayne, che si ritrova il peso del mondo sulle spalle.

La storia è interessante, ho apprezzato le voci narranti ben amalgamate, le ambientazioni che variano dai deserti, alle città piene di statue e giardini straordinari, alla corte con i suoi intrighi, ai mostri marini e ai pirati, all’esercito di morti incapaci di essere sconfitti e via discorrendo. Un viaggio fisico e psicologico che ha coinvolto tutti i personaggi, trascinando il lettore dappertutto, facendogli trattenere il fiato per la sorpresa o i colpi di scena, sorridere leggendo alcune interazioni, sorprendendosi per altre, facendolo stare sulle spine. Sono molto curiosa di sapere cosa accadrà in seguito! Sotto potete trovare il mio approfondimento su un personaggio che ho molto adorato: Corayne!

Corayne an-Amarat è uno dei protagonisti principali di Il regno delle ceneri. Figlia di una famosa e temeraria pirata, Meliz An-Amarat, e cresciuta senza un padre, la giovane desidera viaggiare ed esplorare il mondo, ma non è mai riuscita a lasciare la città costiera dov’è nata, costretta a seguire le volontà della madre. Corayne è una giovane intelligente e intraprendente e quando due sconosciuti arrivano alla sua porta e le raccontano una storia surreale e, sfortunatamente per lei, veritiera, si ritrova investita del potere di salvare il mondo e fermare un esercito di creature spietate e difficili da uccidere. Infatti, lei è la figlia di Cortael, figlio di Antica Cor, un guerriero dell’antica stirpe, ha sangue Spectrum nelle vene e con la spada Spectrum può fermare l’antagonista Taristan. Corayne si ritrova, quindi, coinvolta in qualcosa molto più grande di lei, con una responsabilità enorme sulle spalle e l’opportunità, finalmente, di lasciare la sua città ed esplorare il mondo. Anche se non avrebbe mai immaginato di doverlo fare in quelle condizioni. Seguita e appoggiata da un gruppo molto eterogeneo di alleati, tra cui lo scudiero Andry, l’assassina Sorasa, la bizzarra strega Valtik e il testardo Avo Dom, Corayne intraprende il suo cammino, che sarà sia fisico che psicologico e che spingerà tutti, non solo lei, a maturare, crescere e cambiare nel corso dell’intero romanzo.

Corayne è un personaggio che ho molto apprezzato. Ha diciassette anni, è, come tutte le adolescenti, desiderosa di vedere il mondo, lottando contro la claustrofobia che sente, bloccata a Lemarta, protetta da Kastio, il suo guardiano. In grado di muoversi nella città portuale, tra navi, carichi e marinai, gestendo il suo libro mastro, desiderosa di mostrare alla madre il proprio valore, Corayne si sente soffocare e vuole andarsene. L’arrivo di Dom e Sorasa stravolge la sua vita, costringendola ad aprire gli occhi ad antichi poteri, regni in pericolo, eserciti di non morti e uno zio antagonista e spietato.

Una delle cose che ho adorato del suo personaggio è quanto sia estremamente realistico, nelle sue azioni e pensieri, nei suoi dubbi e paure. Corayne si ritrova il peso del mondo sulle spalle ed è un adolescente che scopre di non essere come tutti gli altri, ma contrariamente agli altri “Chosen Ones”, Corayne non cambia improvvisamente. Non scopre di avere abilità nascoste, poteri magici o diventa una guerriera abile, anzi. Resta esattamente ciò che era prima che sapesse la verità sul proprio sangue e suo padre. Corayne è un personaggio ingenuo, un po’ maldestro, incapace di lottare e di proteggersi, di usare la spada e, nonostante le sue conoscenze, apprese studiando a Lamarta, c’è molto del mondo che non conosce e ciò la fa sentire in svantaggio. Quindi si sente smarrita, non sa come comportarsi, come agire e decide di affrontare ciò che le accade man mano, pur sentendosi persa. In un lungo viaggio, che la porterà a racimolare conoscenze e diversi e bizzarri alleati, ognuno con le sue problematiche, difficoltà e desideri, Corayne si ritroverà a visitare città, palazzi, corti reali, ad apprendere cose sulle profezie, nuovi mondi e pericoli.

Stupendo il rapporto che si crea con Sorasa, che si comporta nei suoi confronti un po’ da sorella maggiore, trascinata in quella missione per denaro, ma decidendo di restare per ben altri motivi. O il rapporto con Andry, molto tenero e che ha dell’enorme potenziale, con Dom, appesantito dal lutto per la morte del padre Cortael, amico e compagno dell’Avo e disposto a tutto pur di proteggerne la figlia. Corayne, come del resto anche gli altri personaggi, cresce moltissimo nel corso dell’opera, assumendosi più responsabilità, prendendo in mano la sua vita, decidendo, nel corso del tempo e della storia, di accettare pienamente il suo ruolo in quella complessa situazione.

Ho apprezzato il suo sviluppo e sono davvero curiosa di leggere ciò che accadrà in seguito.

Ecco a voi il calendario! Passate dagli altri blog!

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

The Hawthorne Legacy di Jennifer Lynn Barnes- Review Party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “The Hawthorne Legacy” di Jennifer Lynn Barnes, organizzato da Ambra, che ha creato le stupende grafiche e, soprattutto, mi ha fatto conoscere questa saga bellissima! Un grazie enorme alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Autore: Jennifer Lynn Barnes
Traduttore: Cristina Brambilla
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Anno edizione: 2021
Pagine: 390 p., Rilegato
Età di lettura: Young Adult
EAN: 9788820071318

L’atteso, emozionante sequel di The Inheritance Games, il romanzo bestseller di Jennifer Lynn Barnes che si è affermato come un caso editoriale internazionale.
«Non c’è nessuna regola che conti quanto vincere»
Dopo aver ricevuto inaspettatamente l’eredità di Tobias Hawthorne, Avery sta vivendo una nuova vita che mai avrebbe immaginato per sé: paparazzi, schiere di addetti alla sicurezza, una dimora immensa e tentacolare piena di tranelli e più denaro di quanto sia concepibile. Eppure, nella sua mente aleggia una sola domanda: perché io? Ed è per darsi una risposta che si ritrova invischiata in una caccia al tesoro letale a fianco dei quattro fratelli Hawthorne, che a volte paiono alleati, a volte temibili sfidanti sempre un passo avanti a tutti. Indovinello dopo indovinello, segreto dopo segreto, Avery è sempre più combattuta tra due dei ragazzi, Grayson e Jameson. Se il primo la attrae perché è razionale e responsabile, il secondo le piace per il motivo opposto, ovvero perché è folle e sempre pronto a correre rischi. Mentre minacce e pericoli sembrano celarsi dietro ogni angolo, Avery scoprirà qual è il legame tra lei e gli Hawthorne? E, soprattutto, riuscirà a capire a quale dei fratelli donare il suo cuore?

Ho conosciuto davvero da pochissimo questa saga e l’ho divorata in pochissimi giorni in lingua originale, quindi ero al settimo cielo per l’opportunità di leggere e recensire il secondo volume tradotto in italiano.

Dopo il rocambolesco inizio di The inheritance games, libro pieno zeppo di indovinelli, giochi e segreti da svelare, The Hawthorne Legacy non è affatto da meno. Avery lotta per abituarsi alla sua vita da ereditiera, vita complicata non solo dalla presenza di paparazzi, crisi di amicizie, padri che appaiono all’improvviso, tentati omicidi, ma anche da ulteriori segreti e dal triangolo amoroso in cui si ritrova coinvolta. La storia riprende subito dopo la fine di The inheritance games e Avery e i fratelli Hawthorne continuano nella loro ricerca della verità, cercando di capire perché la giovane sia stata scelta da Tobias Hawthorne e soprattutto dove sia Toby e chi sia per Avery. Avery si ritrova a dubitare della propria storia, della verità che credeva di conoscere, determinata, nonostante le molteplici difficoltà, a svelare i segreti che circondano lei e gli Hawthorne, soprattutto il mistero che avvolge Toby e ciò che gli sia successo. Ho adorato seguire Avery e i ragazzi nelle loro ricerche, è stato appassionante e molto interessante e la storia è davvero pienissima di colpi di scena, fino all’ultimo. Alcuni, devo ammettere, un po’ prevedibili, ma altri mi hanno lasciata senza fiato, davvero fenomenali. I rapporti interpersonali sono assolutamente realistici, così come i loro dubbi, paure e desideri, soprattutto quelli di Avery, il cui smarrimento, determinazione e testardaggine sono davvero resi benissimo.

Come nel primo libro, i misteri, i segreti del passato, le ricerche, gli indovinelli proseguono parallelamente alle storie personali dei personaggi, coinvolgendo il lettore nella nuova vita di Avery e le sue difficoltà, nel particolare triangolo amoroso tra Avery, Jameson e Grayson. Devo ammettere di non essere molto fan del romance e ho preferito decisamente gli indovinelli e i misteri, anche se mi è piaciuta la tensione tra i tre giovani. Ho anche apprezzato che sia stato dedicato più spazio a personaggi secondari, come Xander, che ho adorato da morire per il suo carattere e la sua allegria, Thea e Rebecca, i Laughlin… Avrei voluto sapere di più di Nash che, pur essendo leggermente più presente nel sequel rispetto al primo libro, non ha molto spazio. Spero, quindi, di conoscerlo meglio nel libro successivo.

In conclusione, ho amato da morire leggere questo libro, lo consiglio assolutamente e non vedo l’ora di sapere cosa porterà il terzo!

Date un’occhiata alle altre recensioni, eccovi il calendario:

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Virginia Woolf di Liuba Gabriele- Review Party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Virginia Woolf” di Liuba Gabriele, edito da Becco Giallo. Un grazie enorme a Valeria per aver organizzato l’evento e aver creato le stupende grafiche e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Autore: Gabriele Liuba
Editore: Becco Giallo
Collana: Biografie
Anno edizione: 2021
Pagine: 128 p., ill. , Brossura
EAN:
9788833141800

Inghilterra, marzo 1941. Virginia Woolf cammina sulle sponde del fiume Ouse. Raccoglie una pietra da terra, la soppesa sul palmo della mano e guarda l’acqua scorrere. Pensa alla battaglia feroce che si sta svolgendo nel mondo e dentro di lei. Tutto ciò che l’ha accompagnata fino a quella riva rivive in fulgide immagini che rappresentano l’estrema forza dei suoi sentimenti, come la passione per l’amante Vita Sackville-West, la tenerezza per il fondamentale marito Leonard e il dolore per i tremendi lutti familiari. Sentimenti riversati nelle sue opere, con cui ha rivoluzionato la letteratura, passando alla storia come una delle più importanti scrittrici del mondo.

“Virginia Woolf” inizia dalla fine. All’inizio del graphic novel troviamo una Virginia, vittima di un’acuta depressione, che cammina sulle sponde del fiume, pensando al suo dolore, alle battaglie che infuriano nella sua mente e nella realtà. Partendo dal marzo 1941, l’autrice e illustratrice ripercorre a balzi la vita della brillante scrittrice, come l’amore e la passione per l’amante Vita Sackville-West, l’affetto e il profondo legame con il marito Leonard, il dolore dei lutti familiari. Tutte emozioni, intense, travolgenti e dolorose, che la scrittrice, anno dopo anno, riverserà nei suoi magnifici scritti. Con il tratto a matita, le figure ben delineate e precise, Liuba Gabriele ripercorre in poco più di un centinaio di pagine, le esperienze fondamentali della vita di Virginia Woolf, dividendo l’opera in sezioni, separando i mille colori sgargianti delle tavole con pagine bianche con titoli neri, titoli che rimandano alle esperienze della scrittrice, ai suoi scritti, alle sue passioni. I colori dell’opera sono sempre associati alle emozioni di Virginia Woolf e da ciò che le succede. Colori freddi e caldi, tratti netti e decisi, momenti cupi che contrastano con quelli delicati e pieni di felicità. Un’opera travolgente e intensa, che ho divorato subito in pochissimo tempo, dalla quale è stato difficile staccarmi emotivamente.

Come scritto in precedenza, la storia inizia dalla fine, dal prologo, dal 1941. Con colori cupi, l’acqua del fiume resa quasi nera e viola, l’autrice e artista evidenzia il dolore, la depressione acuta della scrittrice, i pensieri incessanti, le riflessioni sulla sua vita e su ciò che sta accadendo a lei e al mondo. Il passato, una parte almeno, è contraddistinto da colori brillanti, tratti decisi, la scrittura in stampatello, nera e ben evidente, che spicca ancora di più se la tavola presenta principalmente colori tenui. I colori, come scritto in precedenza, sono sempre associati alle emozioni della scrittrice. Ci sono momenti in cui sia il tratto della matita che i colori appaiono rabbiosi, furenti, rimandando a emozioni quali la tristezza, la malinconia, la solitudine, come si è potuto notare dal prologo o, dai ricordi dolorosi legati ai lutti passati, alle violenze della guerra, alla rabbia e solitudine. I momenti felici e pieni di creatività, invece, spiccano con i loro colori brillanti e intensi, come la parte “La tua amante”, la passione e l’amore per Vita sottolineati da onde e fiori luminosi, quasi a voler, ma quasi sicuramente, rimandare al loro amore sbocciato. Colori caldi e freddi, stati d’animo acuti e depressivi, costellano quest’opera. Ci sono tavole meravigliose, come quelle presenti in “Le onde”, colori freddi e intensi, o la descrizione della guerra e di una Londra dilaniata, la cui violenza e morte sono rese dal nero e dal rosso, emozioni violente e traumatizzanti che hanno sconvolto e lasciato un segno permanente nell’anima della scrittrice. Una delle mie scene preferite è una delle ultime tavole, nelle quali Virginia Woolf prende la decisione di togliersi la vita. L’artista, con tratti decisi e rabbiosi, usando particolarmente colori cupi come il nero, rappresenta in maniera chiarissima la depressione della scrittrice, soprattutto nello scrivere e disegnare “Io non so più vedere oltre questo nero. E’ così vicino che non vedo altro.” e l’immagine, dolorosamente realistica, del nero che occupa tutto lo spazio visivo della donna.

Un’opera indimenticabile, dove i colori giocano un ruolo fondamentale, aiutando il lettore a riflettere sull’associazione con le emozioni di Virginia Woolf, tavole bellissime e meravigliosamente illustrate. L’artista è stata in grado di concentrare in un graphic novel, concretamente piccolo, passione, dolore, felicità, ispirazione e morte. Una storia indimenticabile, che mi spingerà sicuramente a leggere di più sulla vita di Virginia Woolf.

Liuba Gabriele è pittrice e illustratrice.
Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha seguito corsi di specializzazione nell’ambito del fumetto e dell’illustrazione.
E’ stata selezionata per mostre ed eventi artistici a livello nazionale e internazionale (Parigi, Los Angeles, Istanbul, Montréal, Shangai, Pechino, Madrid, Tallin, Edimburgo, Camaguey, Stoccarda, Montpellier).
Nel 2016 espone al Festival Internazionale di BilBolBul i disegni tratti dal carnet Viaggio nell’India del Nord.
È stata selezionata  per la mostra Matite in viaggio carnet, disegni, parole (dal 2015 al 2017) e nel 2017 ne vince il premio manifesto.

Potete trovare qui le altre tappe del review party e date un’occhiata nei prossimi giorni, perché dovrebbe essere pubblicata anche una sorpresa…

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

La casa sul mare celeste di TJ Klune- Review Party

Salve a tutti e benvenuti alla mia tappa del Review Party dedicato all’incantevole libro di TJ Klune, “La casa sul mare celeste”! Un grazie enorme alla Mondadori per l’opportunità di leggere il libro in anteprima e a Valeria per aver organizzato l’evento. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Collana: Fantastica

ISBN: 9788804735144

396 pagine

Prezzo: € 18,00

Cartaceo

In vendita dal 13 luglio 2021

Linus Baker è un assistente sociale impiegato al Dipartimento della Magia Minorile. Il compito che esegue con scrupolosa professionalità è assicurarsi che i bambini dotati di poteri magici, cresciuti in appositi istituti in modo da proteggere quelli “normali”, siano ben accuditi. La vita di Linus è decisamente tranquilla, per non dire monotona: vive in una casetta solitaria in compagnia di una gatta schiva e dei suoi amati dischi in vinile.
Tutto cambia quando, inaspettatamente, viene convocato nell’ufficio della Suprema Dirigenza. È stato scelto per un compito inconsueto e top secret: dovrà recarsi su un’isola remota, Marsyas, e stabilire se l’orfanotrofio diretto da un certo Arthur Parnassus abbia i requisiti per rimanere aperto.
Appena mette piede sull’isola, Linus si rende conto che i sei bambini ospitati nella struttura sono molto diversi da tutti quelli di cui ha dovuto occuparsi in passato. Il più enigmatico tra gli abitanti di Marsyas è però Arthur Parnassus, che dietro ai modi affabili nasconde un terribile segreto.
Un’incantevole storia d’amore ambientata in una realtà fantastica, meravigliosamente narrata, su cosa significhi accorgersi che, a volte, si può scegliere la vita che si vuole. E, se si è abbastanza fortunati, magari quella vita ci sceglie a sua volta.

“La casa non è sempre quella in cui si vive. Sono anche le persone di cui scegliamo di circondarci. Lei magari non abita sull’isola, ma non può dirmi che quella non è casa sua. La sua bolla, signor Baker. È scoppiata. Non vorrà farsela ricrescere attorno?”

“La casa sul mare celeste” è un dei libri più belli che abbia letto recentemente. Ambientato in un’isola lussureggiante e piena di colori, è un libro che, con delicatezza, tratta di importanti tematiche quali il pregiudizio, l’odio e la discriminazione, abusi minorili e ingiustizie. Al tempo stesso è un libro pieno d’amore, appartenenza e di speranza, fitto di personaggi interessanti, il cui sviluppo, nel corso della storia, è stato meraviglioso da seguire. Si tratta di una stupenda e intensa storia d’amore e di crescita, di lotta contro le ingiustizie del mondo e dell’importanza di trovare un proprio posto del mondo, di scegliere la vita che si vuole e non lasciarla andare.

Il protagonista è Linus Baker, un assistente sociale del Dipartimento della Magia Minorile, fedele seguace delle regole del Dipartimento e del “Manuale delle norme e dei regolamenti”, la cui monotona vita è sempre stata contrassegnata dal grigiore e dal dovere. Il cambiamento, repentino, arriva con l’assegnazione di un particolare incarico top secret: visitare l’orfanotrofio di Marsyas e decidere se ha i requisiti per rimanere aperto. Sin dall’inizio Linus si scontra con una realtà ben diversa da quella cui è abituato. Non solo l’orfanotrofio ospita bambini molto particolari, tra cui anche l’Anticristo in persona, ma il direttore stesso è affascinante ed enigmatico e la permanenza di Linus sull’isola lo spingerà a cambiare e crescere, portandolo a rivalutare ogni cosa che credeva vera e giusta.

L’arrivo sull’isola lo spingerà a mettere in discussione ogni cosa, dalla sua vita, al suo lavoro, a ciò che è giusto o sbagliato alle idee diffuse e inculcate nella popolazione. La storia è ambientata in un mondo in cui le creature magiche sono schedate, controllate e tenute da parte, in cui bambini magici vengono posti in “orfanotrofi”, che di orfanotrofi non hanno nulla, ma sono solo luoghi in cui vengono tenuti separati dalla popolazione “normale”.

Attraverso la presenza di bambini, le cui capacità sono fuori dal comune e diverse da quelle incontrate da Linus in precedenza, l’autore affronta tematiche come l’odio e la discriminazione nei confronti di coloro che sono ritenuti “diversi”, per aspetto, capacità o natali, la paura nei confronti di chi non si conosce, paura che si può facilmente (come spesso accade) trasformare in odio.

Importanti protagonisti sono proprio loro, i bambini ed è impossibile non amarli. Incontriamo Talia, una gnoma scorbutica, ma leale e affettuosa, una volta conosciuta meglio. Phee, uno spirito della foresta, introverso, ma pieno di vitalità e curiosità. Theodore, una delle poche viverne esistenti, tenero e appassionato di bottoni. Chaunchey, la cui specie è sconosciuta, ma che fa tenerezza nella semplicità dei suoi sogni: infatti lui vuole diventare un concierge e si esercita tutti i giorni, Sal con la sua scrittura. E Lucy, che pur combattendo con i suoi natali, pur spaventando Linus e gli abitanti della terraferma perché è l’anticristo, è un bambino di sei anni che ama i vinili e canta a squarciagola mentre aiuta in cucina. Il legame tra i piccoli abitanti della casa è intenso e forte e loro si proteggono, sostengono e si amano. Loro, come Arthur, come Zoe, lo spirito dell’isola, brillante amica e protettrice, hanno subito abusi e maltrattamenti in passato e sono, giustamente, traumatizzati per questo, ma al tempo stesso dimostrano un forte coraggio, una grande resilienza e soprattutto la speranza che le cose possano cambiare. Anche partendo dal piccolo, da un sussurro.

https://64.media.tumblr.com/cc6d6ae83ece0dad570d52287eebd646/0488b31e922d0162-8e/s1280x1920/0b934f2528e61f5d7f7b33c4cf0a2fd9c5db114d.jpg

Se all’interno della storia si tratta della separazione tra creature dotate di poteri magici e di chi non possiede la magia, questa discriminazione può essere facilmente applicata al mondo reale, nei confronti di persone dal colore diverso della pelle, appartenenti a minoranze o non conformanti all’eteronormatività. Le tematiche affrontate nel libro sono universali.

Uno degli aspetti che mi ha colpito di più all’interno della storia è stata la crescita di Linus. Il cambiamento viene evidenziato non solo dal cambio di colori e ambienti, dal grigio e la pioggia della città e la sua monotonia, ai colori, al mare e l’allegria dell’isola, ma anche e soprattutto dai suoi modi di pensare, dalla liberazione dalle gabbie mentali in cui Linus viveva, pur senza rendersene conto. Impiegato modello, preciso e affidabile, Linus è corretto e rispettoso, svolge bene il suo lavoro e tiene a cuore i bambini di cui si occupa, ma è una parte di un meccanismo che non ha mai messo in discussione, del quale non si è mai interrogato, delle cui mancanze e carenze non si è mai posto domande. Linus cambia, cresce e apre gli occhi, iniziando finalmente a vedere il mondo a colori. Anche e, soprattutto, grazie alla presenza di Arthur, la cui allegria e spensieratezza, il cui affetto e l’essere protettivo nei confronti dei suoi bambini è stata una delle cose più belle anche abbia mai letto.

Ho anche amato il modo in cui TJ Klune, attraverso le figure di Linus e Arthur e le esperienze affrontate dai bambini, riflette sulla moralità e l’immoralità, sul mondo, che non è diviso tra bianco e nero e sulla mancanza di assoluti, sull’importanza della crescita e dell’educazione e di andare oltre le prime impressioni e i pregiudizi.

La gente vuole dividere il mondo in bianco e nero, morale e immorale. In mezzo, però, c’è il grigio. E solo perché qualcuno è capace di agire in modo malvagio, non significa che lo farà.”

Arthur è un personaggio che ho particolarmente amato. Con le sue discussione sui filosofi e la moralità, il suo essere enigmatico e coraggioso. Il suo rapporto con Linus è ben scritto ed è stato un piacere leggere del loro legame e di come sia diventato più profondo nel corso del tempo.

https://ace-artemis-fanartist.tumblr.com/post/634442900052246528/the-house-in-the-cerulean-sea-by-tj-klune-can

“La casa sul mare celeste” è un libro brillante, meravigliosamente scritto, dall’ambientazione da sogno e dai personaggi ben sviluppati e, pur essendo ambientato in un mondo fantasy, le tematiche affrontate sono tremendamente reali e così le lezioni imparate. Una storia piena di amicizia, speranza, famiglia e appartenenza, risate e musica.

Una storia d’amore, dolce e appassionante, il sogno e la possibilità di trovare un luogo e una famiglia cui appartenere, dell’importanza di lottare per un mondo migliore e su cosa significhi sentirsi finalmente a casa. Una fiaba indimenticabile.

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

La corte di fiamme e argento di Sarah J Maas- Review party

Salve a tutti e benvenuti alla mia tappa del review party dedicato a “La corte di fiamme e argento” di Sarah J Maas! Un ringraziamento enorme a Sylvia Gemma Herondale per aver organizzato l’evento e per avermi inclusa e alla casa editrice per la copia digitale in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

ISBN: 9788804732327

720 pagine

Prezzo: € 22,00

Cartaceo

In vendita dal 23 febbraio 2021

Disponibile su: 

Nesta Archeron non è quel che si dice un tipo facile: fiera del suo carattere spigoloso, è particolarmente facile alla rabbia e poco incline al perdono. E da quando è stata costretta a entrare nel Calderone ed è diventata una Fae contro la sua volontà, ha cercato in ogni modo di allontanarsi dalla sorella e dalla corte della Notte per trovare un posto per sé all’interno dello strano mondo in cui è costretta a vivere. Quel che è peggio è che non sembra essere ancora riuscita a superare l’orrore della guerra con Hybern. Di certo non ha dimenticato tutto ciò che ha perso per colpa sua.

A rendere ancora più irritante la sua situazione, poi, ci pensa Cassian, apparentemente dotato di una naturale predisposizione a farle perdere il controllo. Ogni occasione è buona per stuzzicarla e provocarla, rendendo però allo stesso tempo evidente la natura del focoso legame che, loro malgrado, li unisce.

Nel frattempo, le quattro infide regine, che durante l’ultima guerra si erano rifugiate sul Continente, hanno siglato una nuova e pericolosa alleanza, una grave minaccia alla pace stabilita tra i regni. E la chiave per arrestare le loro mire potrebbe risiedere nella capacità di Cassian e Nesta di affrontare una volta per tutte il loro passato.

Sullo sfondo di un mondo marchiato dalla guerra e afflitto dall’incertezza, i due Fae tenteranno di venire a patti con i loro personali mostri, con la certezza di trovare, l’uno nell’altra, quel qualcuno che li accetta così come sono e che li può aiutare a lenire tutte le ferite.

TW: sangue, violenza, morte, abusi sessuali, violenze familiari, PTDS, abuso di alcool

Sono una grandissima fan di Sarah J Maas. Adoro la sua fantasia, il worldbuilding, i personaggi che crea e quanto essi siano complessi e tremendamente umani nelle loro azioni e sentimenti. Da quando l’autrice ha iniziato a parlare di questo suo progetto, di una novella, che poi è diventata un libro enorme, su Nesta e Cassian, non ho fatto altro che pensare: “Datemi questa storia, subito!”

Nesta Archeron non è mai stata una dei miei personaggi preferiti. Ho sempre preferito Feyre a lei e il suo atteggiamento non è mai riuscito a farmela piacere, ma, dalla conclusione di A court of frost and starlight (che, a tal proposito, avrebbero dovuto tradurre prima di A court of silver flames, ma stendiamo un velo pietoso) sentivo quanto mancasse il “suo” finale. La storia di Nesta non era neanche iniziata e io conoscevo solo un personaggio fiero e spesso antipatico, all’interno dei libri precedenti. Per questo motivo ero sia entusiasta che titubante all’idea di conoscere qualcosa di più su di lei. E sul suo rapporto con Cassian.

Bando alle ciance, ecco la mia recensione!

“A court of silver flames” (mi rifiuto di usare il nome italiano, perché la traduzione è sbagliata) è un libro principalmente incentrato sul personaggio di Nesta e su come la giovane si ritrova costretta a vivere una vita che non ha scelto ed a affrontare i traumi della guerra con Hybern. Soprattutto ciò che ha perso. Il lettore trova una Nesta disposta a tutto pur di dimenticare e autodistruggersi, tra sesso occasionale e alcool, rifuggendo l’amicizia con Amren, l’affetto di Elain e il rapporto con Feyre e con il resto della sua Corte. Nesta si allontana da tutto e da tutti, provando a dimenticare ciò che ha perso e subito, rifiutandosi di affrontare il suo trauma e lottando per sopravvivere in un mondo nel quale sente di non appartenere.

“E così anche Nesta era diventata un lupo. Si era armata di denti e artigli invisibili e aveva imparato a colpire più in fretta, più in profondità e in modo più letale. Le era piaciuto. Ma
quando era venuto il momento di mettere da parte il lupo, aveva scoperto che quello aveva divorato anche lei.”

Quando la sua famiglia decide di intervenire, provando a salvarla da se stessa, costringendola a prendersi cura di sé, a cambiare abitudini e “minacciandola” con una scelta impossibile, Nesta si ritrova ad accettare di venire allenata da Cassian e di lavorare in biblioteca. Il rapporto con Cassian è complicato dall’atteggiamento di entrambi, pronti sempre a stuzzicarsi e provocarsi, il loro legame e attrazione evidenti. Mentre Nesta lotta lentamente con se stessa, il suo passato e il potere del quale ha paura, una potenziale nuova guerra si affaccia all’orizzonte, spingendo nuovamente la Corte della Notte e i loro alleati a indagare e correre ai ripari. La chiave di sopravvivenza potrebbe risiedere proprio in Nesta e Cassian.

“A court of silver flames” conferma l’abilità di Sarah J Maas (non che ce ne fosse stato bisogno, eh), di costruire e narrare una storia avvincente, piena di colpi di scena, personaggi ben scritti e sviluppati e trattare tematiche importanti con sensibilità e delicatezza. L’autrice, infatti, affronta in maniera brillante il trauma subito da Nesta e il modo in cui la giovane affronta ciò che ha perso e ciò che è stata costretta a diventare. Secondo me Nesta ha la sindrome da stress post traumatico e di come il suo modo autodistruttivo di reagire sia stato scelto per cercare un po’ di pace e quiete contro la tempesta che sente dentro, fatta di incubi, rimorsi e sensi di colpa. Nesta non riesce ad accettare il corpo in cui è stata trasformata con la violenza, il mondo nel quale non riesce ad ambientarsi, la famiglia che fa di tutto per amarla e salvarla da se stessa.

Il romanzo è ben stratificato e il lettore si ritrova trascinato in questo mondo straordinario, tra tensioni politiche e diplomatiche, con la minaccia di una nuova guerra e il pericolo alle Corti. Ho amato da morire leggere stralci delle vite personali dei miei personaggi preferiti, ritrovarli poco dopo la fine di “A court of frost and starlight” e vedere le loro vite.

Nonostante ciò, però, tutte queste trame e sottotrame fanno solo da sfondo alla storia di Nesta.

La sua salute mentale, il suo percorso di guarigione e accettazione sono il fulcro del romanzo e “A court of silver flames” ruota attorno a Nesta, focalizzandosi, soprattutto, sui rapporti interpersonali, sulla difficoltà e la forza nell’affrontare i propri traumi, nell’accettarsi e volersi bene e di come ognuno merita l’amore, senza se e senza ma, come ha scritto l’autrice nelle sue note.

” Spero che alcuni di quei momenti risuoneranno in te, caro lettore, e ti ricorderanno che sei amato e che meriti l’amore senza se e senza ma.”

“A court of silver flames” è una storia principalmente introspettiva, in gran parte narrata dal punto di vista di Nesta, che compie un percorso, un viaggio, sia fisico che psicologico, che la porta ad accettare e amare la persona che è, a perdonarsi e a non rifiutare, ma ad abbracciare, l’amore che i suoi cari provano nei suoi confronti. Il romanzo permette, sia tramite i suoi ricordi, che quelli delle sue sorelle, di conoscere davvero Nesta, com’è diventata la persona che mostra agli altri, com’è stata costretta a comportarsi, come sia stata influenzata dalla madre, il suo rapporto con il padre e le sorelle. Il lettore viene a conoscenza non solo di come Nesta sia diventata Nesta, ma anche il suo percorso, la difficoltà e la forza necessari per affrontare il suo passato e i traumi subiti.

Il rapporto con Cassian è particolarmente sviluppato all’interno della storia, per grandissima gioia di tutti noi Nessian. Stavolta non fa parte dello “sfondo”, come nei libri precedenti, ma ha il suo spazio e tempo ed è un piacere poter vedere sia Nesta che Cassian mostrarsi nella loro vulnerabilità, riconoscere il loro legame, averne timore e desiderio. Non mancano le scene focose, i battibecchi, i litigi, i momenti in cui il lettore avrebbe voluto strangolare sia l’uno che l’altro, ma soprattutto ho amato il modo in cui Nesta e Cassian trovano l’uno nell’altro qualcuno disposto ad amarli, sostenerli, aiutarli ed accettarli senza riserve o compromessi. Ho amato leggere del loro rapporto, vederlo svilupparsi pagina dopo pagina, situazione dopo situazione, battuta dopo battuta, fino allo splendido finale.

Pur essendo, il loro legame, centrale all’interno della storia, non mancano le interazioni con gli altri personaggi e momenti teneri e splendidi, che ho amato alla follia, tra Feyre e Rhys e tra Rhys, Azriel e Cassian. Feyre e Rhys sono la mia OTP, non posso farci nulla e il rapporto fraterno tra Rhys e gli altri è sempre stato meraviglioso. Tutti i personaggi, ma soprattutto Nesta e Cassian, appaiono nella loro complessità e fragilità, con le loro paure, sensi di colpa, dubbi e speranze. Sono brillantemente scritti e sviluppati e ho amato poter imparare nuove cose su di loro e sui rapporti interpersonali. Il lettore ritrova vecchi personaggi, come Elain (della quale non sappiamo quasi nulla, soprattutto in relazione con Azriel e Lucien, oltre a frasi sparse qui e lì), Amren e la sua nuova vita dopo ciò che è successo con Hybern, Mor…insomma, ho bisogno di sapere tutto su di loro! Ho sempre la sensazione che manchi qualcosa e scommetto che l’autrice lascia fili appesi di proposito!

Pur essendoci figure maschili, come Cassian, Rhys ed Azriel, sono le donne le vere protagoniste della storia. Non solo, ovviamente, Nesta o le sue sorelle, ma anche due personaggi che vengono introdotti: Emerie e Gwyn. Tramite il loro rapporto con Nesta, il forte legame e le loro esperienze, l’autrice affronta con delicatezza tematiche come la misoginia, abusi sessuali, violenza in famiglia. Ho molto apprezzato il modo in cui l’autrice ha sviluppato il rapporto tra le tre donne, come abbiano formato una found family, sostenendosi, aiutandosi e supportandosi a vicenda. Il loro legame è davvero meraviglioso, perché, tramite l’aiuto l’una dell’altra, riescono a ritrovare la forza di andare avanti, affrontare i loro traumi e amarsi.

Il potere di Nesta è un altro elemento del quale ho amato leggere, soprattutto per l’importanza che ricopre all’interno della storia e del percorso della giovane, ma non dirò nulla per non spoilerare, anche se vorrei poter parlare di ogni singola cosa che mi è piaciuta!

Sono due le cose che non mi sono piaciute, anche se la prima è colpa della traduzione italiana, perché davvero “Fiamme e argento” non si può sentire. C’è un motivo per cui si parla di “silver flames” e non di “silver and flames”. Capisco il voler mantenere la continuità, ma almeno ad avere un senso all’interno della storia…

E poi…le copertine. Tra quella originale e quella italiana non so davvero quale sia la peggiore. Perché???

Scritto ciò, concludo la mia recensione dicendo che questo romanzo è imperdibile e non solo per i fan Nessian, ma per chiunque senta il bisogno di trovare la forza di andare avanti, di avere uno scopo, di amarsi ed accettarsi. Una storia magnifica, vitale e ho amato ogni singola pagina.

Sotto troverete i blog che partecipano al review party!

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Wilder girls di Rory Power- Review Party

Ciao a tutti e benvenuti alla mia tappa per il review party di Wilder girls di Rory Power! Grazie mille a Silvia per aver organizzato e alla Mondadori per l’opportunità e la copia digitale! La mia opinione non è stata in alcun modo influenzata!

Disponibile su:    

Un altro rumore dalla macchia e poi di nuovo silenzio. La strada è vuota. Io tengo il mio fucile sollevato, non si sa mai; il mirino davanti all’occhio sinistro. L’altro occhio è morto, è diventato cieco durante una crisi. La palpebra superiore si è chiusa fondendosi con quella inferiore, e sotto sta crescendo qualcosa. È così per tutte, qui. Siamo malate e strane, e non sappiamo perché.

Da quando il loro collegio è stato messo in quarantena, Hetty, Byatt e Reese, e le loro compagne di scuola, sono barricate nell’istituto, su un’isola al largo della costa americana. Un’epidemia sconosciuta, infatti, ha incominciato a diffondersi. Tutto è incominciato piano piano. Prima sono morte le insegnanti, una dopo l’altra. Poi sono state infettate le studentesse, che hanno visto trasformare i loro corpi in qualcosa di strano e alieno.

Da allora è passato un anno e mezzo e le ragazze, tagliate fuori dal resto del mondo e costrette a badare a loro stesse, non osano spingersi oltre le cancellate del collegio, dato che l’epidemia si è propagata nella foresta circostante rendendola un luogo pericoloso e inospitale. Quel che sanno è che devono cercare di restare vive il più a lungo possibile, in attesa della cura che è stata loro promessa. Ma quando Byatt sparisce, Hetty decide di tentare il tutto per tutto pur di trovarla, anche se questo significa violare la quarantena e andare incontro agli orrori che potrebbero esserci oltre il cancello. Dopotutto la ragazza non ha altra scelta: Byatt è la sua più cara amica e gli amici si proteggono sempre l’un l’altro.

Ma quando mette in atto il suo piano, Hetty scopre che dietro a ciò che sta sconvolgendo le loro vite c’è molto di più, più di quello che avrebbe mai potuto immaginare.


Sono trascorsi mesi da quando la Raxter, la scuola femminile frequentata da Hetty e le sue più care amiche, Byatt e Reese, è sotto quarantena a causa di un pericoloso e misterioso virus, il Tox. Prima ha colpito le insegnanti, uccidendole una ad una e poi ha iniziato a infettare le studentesse, rendendo i corpi di chi sopravviveva strani. Chi con un’altra spina dorsale, chi con branchie, chi con una mano piena di squame argentate.
Costrette a vivere prigioniere dell’isola, a lottare per le poche razioni che la Marina manda loro e sperando nella cura loro promessa, le giovani non oltrepassano la cancellata, non si avventurano nei boschi. Ma quando Byatt scompare, Hetty è disposta a tutto per ritrovare la sua migliore amica e man mano riuscirà a svelare i segreti dell’isola e della propria scuola.

Wilder girls è un romanzo molto particolare. Distopico, ambientato in un’isola e, a parte due eccezioni, assolutamente al femminile. Il romanzo è narrato da due punti di vista, Hetty e Byatt; il punto di vista di Hetty è lineare, mentre quello di Byatt assomiglia a un flusso di coscienza, spesso e volentieri privo di punteggiatura e probabilmente collegato al suo stato e ciò ha reso leggermente difficile leggere la sua parte.

La storia non è esattamente originale. Esistono molti libri su virus misteriosi, in cui ricercano la cura, in cui i personaggi costretti a cavarsela da soli e a imparare a provvedere per sé e gli altri, ma è un libro che mi ha lo stesso intrigata.
Mi hanno incuriosito le malformazioni che le ragazze avevano, chi branchie, chi capelli luminosi e il mistero di questo virus, ma, soprattutto, la solidarietà femminile spicca all’interno del romanzo. Ragazze costrette a sopravvivere la fame e il freddo e a crearsi una propria famiglia, trovare sorelle nelle amiche e compagne di classe.
Il rapporto tra Hetty, Byatt e Reese è molto profondo e particolare, fatto, come tutte le amicizie, di legami profondi, ma anche di litigi e incomprensioni. Hyatt con il suo affetto, Byatt che si prende cura di loro, Reese con il suo carattere riservato sono le protagoniste di questa storia, anche se spiccano personaggi come la Welch, Julia e Carson. Ci sono momenti di tensione, colpi di scena, scene abbastanza truci e violente all’interno della storia.

Devo ammettere, però, di non riuscire a dare un voto del tutto alto a questo romanzo, perché, nonostante abbia molto apprezzato il rapporto tra le ragazze, la dolce storia queer tra due di loro, non mi ha particolarmente colpito la trama. Ho avuto l’impressione che, nonostante i colpi di scena, lasciasse il lettore senza concrete risposte, come se fosse uno slice of life e basta, senza risolvere gli enigmi che erano stati posti nel corso della lettura.
Per questo motivo e il finale un po’ frettoloso, la mia valutazione è di 3.5 stelle.

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

TENEBRE E OSSA DI LEIGH BARDUGO- BLOG TOUR

Salve a tutti e benvenuti nella mia tappa del review party di “Tenebre e ossa” di Leigh Bardugo, organizzato dalla straordinaria Francesca, che ringrazio tantissimo!

Autore: Leigh Bardugo

Editore: Mondadori

Collana: Fantastica

Pagine: 240

 Amazon

“Il dolore e la paura mi vinsero. Urlai. La parte nascosta dentro di me risalì con impeto in superficie. Non riuscii a fermarmi. Il mondo esplose in una sfolgorante luce bianca. Il buio si infranse intorno a noi come vetro”.

L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei. Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente.

Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore. Da questo romanzo la serie Netflix di prossima uscita.

“Tenebre e Ossa” è il primo volume della trilogia Grisha, edito da Mondadori e in uscita il 3 novembre. “Tenebre e ossa” è il romanzo d’esordio di Leigh Bardugo, della quale la Mondadori ha già pubblicato “La nona casa” e la duologia di “Sei di corvi” e “Il regno corrotto”.

Ambientato in un paese dilaniato dalla guerra e minacciato da più fronti, Ravka prende ispirazione dalla Russia Imperiale e la storia di Alina si svolge in Ravka est, dove lei è un’apprendista cartografa presso l’esercito. La mappa presente all’inizio del libro è di grande aiuto per comprendere l’aspetto geografico della storia.

Ravka è divisa in due dalla Faglia d’Ombra, dal Nonmare, una zona popolata da creature infernali, chiamate volcra e che separa Ravka dal suo sbocco sul mare. La traversata, per quanto letale, è spesso necessaria dal punto di vista economico ed è durante una di esse che il reggimento di Alina viene attaccato e lei manifesta per la prima volta il suo potere di Grisha.

La protagonista principale è Alina Starkov, apprendista cartografa nell’esercito e da sempre innamorata del suo migliore amico, Mal. È durante un’escursione nel Nonmare, zona popolata da esseri mostruosi chiamati volcra, che scopre di possedere un potere straordinario, l’abilità di evocare luce. Alina scopre di essere una Grisha, persone dotate di poteri e viene immediatamente arruolata nel Secondo Esercito, al comando dell’Oscuro. Con il suo potere c’è finalmente la possibilità di sconfiggere la Faglia d’Ombra e riunire un regno minacciato da più fronti e riportare la pace, ma, all’interno del mondo Grisha, nulla è come sembra e tra tensioni e intrighi, inganni e sotterfugi, Alina deve imparare a proteggere se stessa e le persone che ama.

Sono da anni una grandissima fan di Leigh Bardugo e leggere, finalmente, la versione italiana del suo primo romanzo è una grandissima emozione. “Tenebre e ossa” è un romanzo straordinario e cattura immediatamente il lettore, trascinandolo in un universo complesso, fatto di intrighi, poteri magici, tensioni politiche e personaggi complessi e ben scritti.

Il romanzo, narrato in prima persona da Alina, inizia “in medias res” e il lettore viene spinto all’interno di una storia complessa, in un’ambientazione nuova e a poche pagine dall’entrare in una zona popolata da mostri cannibali. La scelta della prima persona è brillante, poiché il lettore viene immediatamente coinvolto nella storia, seguendo Alina nella sua avventura, venendo a conoscenza dei suoi dubbi, paure, sentimenti e speranze. Il lettore scopre il mondo Grisha insieme a lei e impara con Alina la teoria, la storia, conosce nuovi personaggi, sospetta, si spaventa, si lascia ingannare, cresce insieme alla protagonista.

Amo lo stile di scrittura della Bardugo e la sua abilità di narrare ed evocare è impressionante. Leggendo i suoi romanzi si ha sempre l’impressione di essere all’interno della storia. Lo stile è fluido e coinvolgente, i personaggi sono complessi e ben sviluppati e pur non essendoci particolari colpi di scena, “Tenebre e ossa” è un ottimo libro. Il worldbuilding è ricco e affascinante ed è una delle cose che più ho amato di “Tenebre e ossa”.

Si percepisce che è un romanzo introduttivo, poiché presenta al lettore il mondo Grisha, le divisioni, i poteri, i personaggi, le tensioni politiche, ponendo le basi per i libri successivi e lo sviluppo ulteriore della storia di Alina.

Non vedo l’ora che i fan italiani scoprino e amino questa fantastica storia e si appassionino come me al Grishaverse, di cui hanno appena intravisto una parte nella duologia di “Sei di corvi”.

Ecco alcuni esempi della sua bellissima scrittura:

“Il buio si infranse intorno a noi come vetro.”

“Era un grappolo di mura in legno scuro e di cupole dorate che si ergeva al di sopra degli alberi intorno, come fosse intagliato in una foresta incantata. Quando ci avvicinammo, vidi che era completamente ricoperto di elaborate incisioni di uccelli e fiori, viticci ritorti e animali magici.”

Fatemi sapere che ne pensate di questo libro e date un’occhiata anche alle mie colleghe del blog tour!

AVVISO AI NAVIGANTI

Da questo momento in poi ho deciso di fare una recensione più approfondita, parlando delle tematiche, dei personaggi e dello sviluppo della storia, quindi ci saranno spoilers.

All’interno di “Tenebre e Ossa” vengono introdotti i Grisha, che sono persone dotate di poteri, in grado di manipolare la materia ai suoi livelli più elementari. Ciò che sembrerebbe magia è in realtà scienza, ovvero la manipolazione della materia e, per questo motivo, si parla di “Piccola Scienza”. In base alle loro capacità, sono divisi in tre grandi categorie: Corporalki, che fanno parte dell’Ordine dei vivi e dei morti (le cui sottocategorie sono: Spaccuore, Guaritore e Plasmaforme), gli Etherealki, dell’Ordine degli Evocatori ( Chiamatempeste, Inferni, Scuotiacque ) e i Materialki, dell’Ordine dei Fabrikator (Tempratori, Alchemi).

Alina e l’Oscuro fanno parte dell’Ordine degli Evocatori.

All’interno del libro si comprende sin dall’inizio la netta separazione tra classi e caste, sia nell’esercito, diviso in Primo Esercito, composto da normali soldati (cui faceva parte Alina) e il Secondo Esercito, formato da Grisha al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, sia tra gli stessi Grisha, dove la separazione tra i diversi gruppi è spesso netta al punto da non sedersi allo stesso tavolo.

Lo squilibrio di potere e denaro, tra il popolo e i ricchi governanti e i Grisha, è palese leggendo le descrizioni del lusso nel Piccolo Palazzo e nel Grande Palazzo, visto attraverso gli occhi di Alina la quale, prima nell’orfanotrofio e poi all’interno dell’esercito di Ravka, è stata costretta a notevoli privazioni, sia a livello di cibo che di abiti e opportunità.

Sono molti gli aspetti che mi hanno colpito di questo primo volume, oltre all’affascinante e ricco worldbuilding. In particolar modo mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi.

https://thegrishaverse.fandom.com/wiki/Alina_Starkov?file=Tumblr_n53epajdJD1qhvkspo4_500.jpg

Alina, la protagonista principale, viene descritta come un personaggio mediocre sin dall’inizio. Malnutrita, quasi bruttina, troppo alta e magra, senza particolari abilità, orfana e chi ne ha più ne metta, che si ritrova a possedere un potere in grado di salvare, letteralmente, tutto il suo paese. Si ritrova, quindi, costretta ad abbandonare tutto ciò che conosceva, il suo migliore amico e cotta, Mal, l’esercito, il suo lavoro, per vivere in un mondo, apparentemente, straordinario, fatto di lusso e comfort, di vestiti caldi, pasti abbondanti e l’occasione di appartenere a qualcosa, di poter fare qualcosa.

Alina scopre un’inaspettata forza, un potere incredibile dentro di sé, qualcosa che sia completamente suo e di nessun altro.

Alina è un personaggio che può piacere e non piacere e ho spesso sentito pareri negativi nei suoi confronti. Ciò che può, all’inizio, seccare, è il suo voler restare nell’anominato, il suo essere arrendevole e voler restare nella sua mediocrità.

All’interno della trilogia Grisha, Alina appare come un’eroina riluttante, almeno all’inizio, una Chosen One, che dubita delle proprie capacità e che si è sempre vista in un certo modo, sminuendo le proprie abilità e confondendosi nel gruppo. L’aver scoperto di possedere un potere così grande e straordinario, la spaventa e la frena, soprattutto quando le aspettative su di lei crescono e persone iniziano a chiamarla “Santa” e a vedere in lei la soluzione di tutti i loro problemi.

Di fronte a questa pressione, Alina si chiude in se stessa, si blocca, si frena ed è solo grazie all’aiuto della sua insegnante Baghra che sarà poi in grado di usare la propria abilità. Seppur inconsciamente, infatti, Alina è riluttante a lasciar andare il proprio passato, non è pronta a dire addio al suo vecchio mondo e a Mal e solo in seguito sarà in grado di crescere ed ad accettare se stessa e scoprire le sue abilità, godendo nel poterle usare.

Alina è un personaggio molto realistico, nei suoi dubbi, insicurezze e incertezze, reagendo, a mio parere, in modo assolutamente naturale quando la sua vita è stata stravolta dal suo potere. Di fronte a tante aspettative e pressioni, Alina ha, ovviamente, paura, è incerta, non sa come reagire e comportarsi. L’ho trovata estremamente realistica.

Crediti sull’immagine

Oltre ad Alina sono due i personaggi importanti all’interno del libro e che poi formeranno un triangolo amoroso amato e/o odiato da molti: Malyen Oretsev, Mal, l’amico d’infanzia e l’Oscuro.

Mal è la persona alla quale Alina è più legata. È cresciuta con lui, si è innamorata di lui, ha sempre visto in Mal la propria casa, un rifugio. Una casa che, sin dall’inizio del libro, Alina sente che non le appartiene più, vedendolo cresciuto e diverso dal bambino che aveva vissuto con lei e quando sono costretti a separarsi, Alina a lungo resta attaccata a questa figura, per poi lasciarla andare.

Mal è un Tracciatore, la sua abilità di trovare cose importante all’interno della narrazione e figura di riferimento per Alina. Viene descritto come un bel ragazzo, socievole e molto abile nel suo lavoro.

L’OSCURO

L’Oscuro è, invece, l’uomo più potente di Ravka, dopo il re, comandante dei Grisha, del Secondo Esercito e figura misteriosa, potente e affascinante.

“ L’Oscuro comandava i Grisha da prima che io nascessi, mentre l’uomo seduto sulla pedana non sembrava molto più anzia-no di me. Aveva un viso affilato e bello, con una massa di folti capelli neri e chiari occhi grigi che scintillavano come quarzo. “

Alina, come molti altri Grisha, è attratta da questa figura carismatica e potente, non solo per l’aspetto fisico, ma soprattutto per il ruolo e la sicurezza che lui le trasmette. Scoperto il suo potere, Alina sente finalmente di appartenere a qualcosa, ai Grisha, e ha una casa, uno scopo, una missione.

“Tenebre e ossa” è costellato da personaggi secondari e una menzione speciale va a Genya, una Plasmaforme, appartenente all’Ordine dei Corporalki, una Grisha di una strabiliante bellezza, come Alina fa notare spesso all’interno della narrazione. Genya è un personaggio ambiguo, affascinante e con i propri interessi e scopi, ma rappresenta un punto di riferimento per Alina, spaesata da tutti i cambiamenti avvenuti, aiutandola non solo fisicamente, nel vestirsi, nel “sistemare” il suo aspetto, ma anche dal punto di vista psicologico, offrendole consigli e appoggio e aiutandola a muoversi nel mondo Grisha.

“Non feci quasi in tempo tempo a girare la chiave che la porta si aprì di scatto e una ragazza alta entrò spingendomi da parte ed esaminando con sguardo severo prima la stanza, poi me. Era quasi sicuramente la persona più bella che avessi mai visto. Aveva capelli mossi di un intenso castano ramato, grandi iridi dorate, una pelle così liscia e impeccabile che i suoi zigomi perfetti sembravano scolpiti nel marmo. Indossava una kefta color crema con ricami d’oro e bordi di pelliccia di volpe rossa.”

Come Alina e l’Oscuro che, sì, appartengono agli Evocatori, ma che sono separati da essi per l’intensità e peculiarità dei loro poteri, anche Genya è una Grisha particolare e non vive con gli altri Grisha né indossa i loro colori. Lei è, infatti, al servizio del re e della regina, con tutte le difficoltà e implicazioni che ne derivano.

Baghra è un personaggio fondamentale per la crescita di Alina e l’accettazione di se stessa e del suo potere. Con i suoi modi bruschi, i suoi segreti e il suo bastone, con il quale spesso e volentieri colpisce Alina, Baghra è un personaggio complesso e interessante, una delle poche che sa tenere testa all’Oscuro.

“La prima impressione fu di avere davanti una donna inconcepibilmente antica ma, guardandola meglio, non avrei neanche saputo dire perché l’avessi pensato. La pelle di Baghra era liscia e tesa sopra il viso spigoloso. La schiena era dritta, il corpo asciutto e muscoloso come quello di un’acrobata Suli; tra i capelli nero carbone non c’erano fili grigi. E tuttavia, alla luce del fuoco la sua faccia, tutta ossa sporgenti e cavità profonde, ricordava in modo inquietante un teschio. Indossava una vecchia kefta di un colore indeterminato e in una mano scheletrica stringeva un bastone argentato dal manico piatto che sembrava di legno pietrificato.”

L’Apparat è un’altra figura interessante, un prete, un consigliere del re, la cui presenza inquieta e spaventa Alina e che rimanda alla figura di Rasputin. Personaggio ambiguo e inquietante, che sembra spiare e nascondersi, l’Apparat sarà sviluppato in seguito, ma al momento lascia un senso di mistero e angoscia in Alina e, tramite il suo sguardo, anche nel lettore.

“Mentre il re e l’Oscuro si allontanavano per parlare, il prete si avvicinò. «Un miracolo davvero» disse, fissandomi con un’intensità disturbante. Aveva occhi castani così scuri che sembravano neri, e odorava vagamente di muffa e incenso. “Come una tomba” pensai con un brivido.”

La lotta tra bene e male, luce e oscurità è un tema presente nel Grishaverse, fisicamente incarnato da Alina e l’Oscuro e dai loro poteri. Due facce della stessa medaglia, figure che si completano a vicenda, il gioco di potere, seduzione e forza inizia tra loro nel primo volume, ma continuerà anche nei successivi.

Dal punto di vista fisico la Faglia d’Ombra, il Nonmare e l’Oscuro, rappresentano il male e l’oscurità, contrastati dalla presenza di Alina e del suo potere, di Mal e dei suoi futuri alleati e amici.

Il destino è un’altra tematica ben chiara in “Tenebre e Ossa” e la capacità di esserne padroni. Alina si ritrova, da ragazza anonima e mediocre, a diventare una delle figure più importanti di Ravka. Leggendo la storia attraverso i suoi occhi è chiara la sua incertezza, il suo spavento, la sua arrendevolezza, almeno all’inizio. La sua crescita, l’accettazione di se stessa e del suo potere è estremamente interessante e si manifesta anche dal punto di vista fisico, poiché, reprimendo e nascondendo il suo potere, Alina appariva come scheletrica, malnutrita, con occhiaie. Una volta accolto il suo potere, anche il suo aspetto fisico cambia, diventando più sano e forte. Liberandosi dal suo passato, dalle catene che la tenevano ferma, Alina cresce e matura. Accetta, abbraccia il proprio destino e lotterà con l’Oscuro per poter essere indipendente e gestire se stessa.

L’appartenenza è un ulteriore tema presente in “Tenebre e ossa”. L’apparteneza a un gruppo è resa visivamente dai colori dei kefta, gli abiti indossati dai Grisha. I Corporalki indossano kefta rossi, i ricami neri se erano Spaccacuore, grigi se Guaritori, blue se Plasmaforme, mentre gli Etherealki kefta blue (ricami blu chiaro Chiamatempeste, rossi Inferni, argento Scuotiacque) e i Materialki kefta viola (ricami grigio Tempratori e rosso Alchemi). L’Oscuro è l’unico a indossare una kefta nera e il voler far indossare ad Alina il suo colore sottolinea la sua volontà, sin dall’inizio, di possederla. Aspetto che ad Alina non dispiace, almeno in un primo momento, prima di rendersi conto dei suoi veri piani.

Essendo orfana di guerra, l’appartenenza è un tema importante anche per Alina ed è chiaro il suo bisogno e desiderio di appartenere a qualcosa, a qualcuno. Senso di appartenenza che provava nei confronti di Mal, poi sentendolo crescere e staccarsi da lei nel corso degli anni e, in seguito, all’interno dei Grisha, ma dove il suo potere, la rende, ancora una volta, diversa e separata dagli altri.

Un ulteriore aspetto interessante è la consapevolezza che nessun personaggio è assolutamente indipendente, ma sempre, in un modo o nell’altro, influenzato da qualcuno. Alina è al servizio dell’esercito e, in seguito, appartiene ai Grisha e all’Oscuro. Mal è un tracciatore dell’esercito. Tutti loro, Oscuro compreso (in teoria) rispondono al re e al suo potere. È in questo mondo di influenze, ipocrisie e oppressioni che si muovono i personaggi, cercando di compiere le loro scelte in maniera autonoma.

L’Oscuro è un potente Grisha, un Evocatore di tenebre ed a capo del Secondo Esercito, un gruppo elité di soldati Grisha. Viene definito il secondo uomo più potente dopo il re, ma ben presto è chiaro quanto potere lui abbia in realtà e quali siano i suoi scopi.

Il suo potere, come quello di Alina, lo inserisce nella categoria degli Evocatori, ma al tempo stesso lui non appartiene a nessun gruppo, grazie alla sua peculiare capacità, che gli permette di evocare e manipolare le tenebre e gli dona longevità.

L’Oscuro viene descritto come un personaggio potente, pericoloso e carismatico. Si mormorano storie su di lui, che sia senz’anima, che sia malvagio. È una figura complessa e interessante che si contrappone al re e protegge i Grisha. Ravka è l’unico paese dove, grazie all’Oscuro, i Grisha possono vivere in tranquillità, mentre, oltre i confini, sono perseguitati, uccisi, venduti e via discorrendo dai Fjerdiani, Shu e Kerch.

L’Oscuro è, senza dubbio, un personaggio affascinante, che attira sia Alina che il lettore stesso, sin da quando ci viene presentato. Appare come un giovane uomo, è affascinante, seducente, è la risposta ad Alina, una risposta concreta perché riesce a risvegliare il suo potere contrastando, quindi, l’inabilità della giovane di usarlo. Alina e l’Oscuro sono opposti, luce e tenebra, anonimato e fama, bene e male, personaggi complementari e intriganti e la loro relazione è complessa.

Conoscendolo attraverso gli occhi di Alina, l’Oscuro è una figura impressionante e ambigua. Si interessa al bene del proprio popolo, vuole proteggere i Grisha, vuole la pace in Ravka ed è pronto a tutto per ottenere ciò che vuole. Uno dei suoi aspetti interessanti è il compiere azioni che chiunque considererebbe sbagliate per motivi, a suo dire, giusti. La volontà dell’Oscuro, non solo quella di ottenere più potere possibile, è di rendere i Grisha liberi, di liberare tutti loro dal giogo del re e della guerra e le tensioni presenti in Ravka.

È un’antagonista estremamente interessante e complesso, le cui complessità sono appena intraviste nel primo volume della saga. L’Oscuro è un personaggio estremamente manipolatore e affamato di potere, al punto da usare le persone accanto a sé per i propri scopi. La sua relazione con Alina è complessa e l’Oscuro trova in lei un personaggio fragile e solo, da poter manipolare e usare. Nel corso del libro sono tanti gli atteggiamenti che fanno capire la sua vera natura. L’aver “donato” Genya al re e alla regina è uno dei primi, facendo intuire cosa sia disposto a fare per ottenere ciò che vuole.

Il modo in cui si comporta nei confronti di Alina, dicendo cose come “Io e te cambieremo il mondo.”, facendola sentire importante e indispensabile, seducendola e ingannandola tra tocchi e carezze, manipolando la sua percezione delle realtà e spingendola a fidarsi di lui sono chiari atteggiamenti di un personaggio abusivo e manipolatore.

L’Oscuro potrebbe rappresentare il tipico protagonista maschile di molti YA, il personaggio bello, alto, bruno e tenebroso, dal passato oscuro e complesso, ma, al tempo stesso, può incarnare tutte le figure manipolative che sono presenti anche nella realtà. Interessante è ciò che ha affermato Leigh Bardugo nella sua intervista con Miss Fiction per Lucca Changes: “Damaging people don’t enter your life with a sign that says “Watch out, I’m evil” (spero di aver citato correttamente) ed è un importante spunto di riflessione.

L’Oscuro non appare come un personaggio malvagio sin dall’inizio, altrimenti sarebbe stato semplice, sia per Alina che per i lettori, capire la sua vera natura. Insieme alla protagonista, i lettori sono affascinanti da lui, dal suo potere, dal suo atteggiamento e solo in un secondo momento, soltanto ponendo attenzione a ciò che sta succedendo, ci si rende conto di ciò che è realmente. Sono tanti i personaggi manipolatori e carismatici presenti nei libri. Il personaggio di Goddard, della trilogia Falce di Neal Shusterman, potrebbe essere un calzante esempio, essendo un personaggio manipolatore e seducente, con i suoi modi di fare e la sua ideologia, ma è solo uno dei pochi.

Basti pensare alla figura di Cersei Lannister, disposta a tutto per proteggere la sua famiglia, il proprio regno e potere, compiendo atti atroci, ma con motivazioni giuste (almeno secondo il suo punto di vista) o a Sebastian Morgenstern dell’universo Shadowhunters.

È proprio il loro essere carismatici, ad attirare la vittima, interessandosi a lei (o a lui o a loro), a renderli pericolosi con le loro manipolazioni e inganni.

Se si pone attenzione a certi atteggiamenti all’interno di “Tenebre e ossa” si nota quanto l’Oscuro sia possessivo nei confronti di Alina, quanto la voglia sedurre e manipolare, trovando in lei la “vittima perfetta”: sola, vulnerabile e incerta. Come scritto in precedenza, l’appartenenza è un tema che è presente nella storia e viene sottolineato più volte anche dalla volontà dell’Oscuro di spingerla a indossare i “suoi” colori, il “suo” simbolo. È una possessione fisica e mentale, la volontà e desiderio di sfruttare la protagonista.

Detto ciò, senza dubbio l’Oscuro è un personaggio complesso e intrigante e rappresenta, quindi, una figura pericolosa e ammaliante e non vedo l’ora di scoprire di più sul suo conto.

Siamo arrivati alla fine della mia recensione e approfondimento! Fatemi sapere che ne pensate di questo libro e date un’occhiata alle mie colleghe del blog tour:

Francesca: abookshadow.blogspot.com 

Melissa: https://asnowflakereading.blogspot.com/?m=1

Giulia&Ophelia: everyfandomhasastory.blogspot.com

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

Ninth House di Leigh Bardugo

Benvenuti, viaggiatori.

Ho deciso di dedicare la mia prima recensione al libro del momento, almeno per me, Ninth House, scritto dalla straordinaria Leigh Bardugo.

Se non siete a conoscenza di questa autrice, ecco una sua piccola presentazione.

Leigh Bardugo ( @LBardugo su twitter e LBardugo su Instagram) è nata a Gerusalemme, cresciuta in California e laureata a Yale; vive e scrive nella città di Los Angeles ed è un’autrice bestseller di racconti brevi e romanzi fantasy tra i quali la saga Grishaverse, che comprende la trilogia Shadow and Bone e la duologia Six of Crows. I romanzi sono stati tradotti in italiano dalla Mondadori e Sei di Corvi è uscito il 24 settembre 2019, mentre il seguito, Il regno corrotto uscirà il 29 ottobre. (Info da https://www.mondadoristore.it/libri/Leigh-Bardugo/aut01038111/ ) . La saga di Grishaverse diverrà, inoltre, una serie televisiva acquistata dalla Neflix con il nome di Shadow and Bone. L’annuncio, pubblicato dalla stessa autrice il 2 ottobre, ha reso noto il cast principale. ( https://variety.com/2019/tv/news/tv-news-roundup-netflix-shadow-and-bone-1203356620/ ).

Dopo questa brevissima panoramica dell’autrice, alla cui saga Grishaverse dedicherò più in là un post più articolato, volevo parlarvi del primo romanzo adult fantasy scritto da Leigh Bardugo, Ninth House.

Pubblicato il giorno 8 ottobre 2019 dalla Flatiron Books ( ISBN1250313074, ISBN13: 9781250313072) e dopo due soli giorni è stato annunciato che Amazon Studios produrrà la serie tv del romanzo, che vedrà Leigh Bardugo in qualità di produttrice esecutiva. L’autrice si occuperà inoltre di scrivere l’adattamento. https://deadline.com/2019/10/grishaverse-authorleigh-bardugo-ninth-house-amazon-studios-tv-series-development-1202756743/

La trama

Ninth House è ambientato a Yale, l’alma mater di Leigh Bardugo e vede come protagonista Galaxy “Alex” Stern, matricola dal misterioso e complesso passato, improbabile membro di Yale. Cresciuta da una madre hippie, abbandonati gli studi e coinvolta in un losco mondo fatto di droga e ricatti dal ragazzo spacciatore, Alex si ritrova a vent’anni ad essere l’unica sopravvissuta di un orrendo e irrisolto omicidio. Le viene offerta, però, una seconda chance, grazie al rettore Sandow, ovvero la possibilità di frequentare la prestigiosa università di Yale. A che scopo? Perché proprio Alex? Alla giovane viene chiesto in cambio di far parte della società segreta Lethe, che si occupa di monitorare le misteriose attività delle ulteriori otto società, le Antiche Otto. L’omicidio di una giovane stravolge quello che doveva essere il nuovo inizio di Alex, spingendola a indagare, nonostante le frettolose risposte della polizia e dell’amministrazione del college. Cercando risposte, Alex si scopre coinvolta in un enorme complotto, molto più grande e sinistro di quanto avrebbe mai immaginato.

POSSIBILI SPOILER DA QUESTO PUNTO

Inizierò la recensione definendo Ninth House uno dei migliori libri che abbia letto in tanto tempo.

Presentato da Stephen King come “Impossibile to put down” Ninth House è un libro magnetico, che spinge il lettore a divorarlo, perché si sente il bisogno di sapere cosa succederà, di andare avanti, di leggere capitolo dopo capitolo. Al tempo stesso, però, si vorrebbe assaporarlo lentamente, come un delizioso piatto prelibato e leggerlo il più piano possibile per poterlo gustare meglio. La scrittura di Leigh Bardugo, notata già leggendo i suoi libri precedenti, è coinvolgente e spinge il lettore in un mondo completamente nuovo, del quale, una volta letta l’ultima pagina, si sente la mancanza. Alex Stern, la protagonista del racconto, possiede un potere (o maledizione, a seconda di come si potrebbe intendere) che ha attirato l’attenzione della misteriosa Nona Casa, la Lethe: può vedere i fantasmi, sin da quando ne ha memoria e questa sua capacità la rende assolutamente perfetta per monitorare le attività delle altre società segrete. Leigh Bardugo, infatti, immagina che ciascuna delle otto società, i cui membri sono importanti personaggi della politica, della cultura e del mondo dello spettacolo, pratica un diverso tipo di magia. Per non anticipare molto (scoprire i diversi rituali delle case è stato magnifico e davvero molto interessante), farò l’esempio di Skull and Bones che pratica la divinazione usando interiora umane e di animali. Lethe ha il compito di sorvegliare e ispezionare i loro rituali e Alex viene coinvolta in un mondo fatto di magia, riti e cerimonie, formule in latino, oggetti magici e misteri. Il romanzo Ninth House è strutturato in maniera molto particolare. Quasi ogni capitolo (che prendono nome dal periodo in cui si svolgono i principali avvenimenti, come Early Spring, Winter and Last Fall) oscilla tra passato e presente, costruendo la trama come pezzi di un puzzle. Sin dal prologo il lettore viene spinto all’interno del mondo di Alex e finisce di leggere la prima parte con moltissime domande,domandandosi chi sia la protagonista e cosa le sia successo. Capitolo dopo capitolo, rivelazione dopo rivelazione, il lettore viene a conoscenza del passato di Alex e del mistero che riguarda la giovane ragazza uccisa che si intreccia con la scomparsa del mentore di Alex, Darlington, sparito durante un’ispezione andata male. Pezzo dopo pezzo, veniamo a conoscenza di Alex e Darlington, delle compagne di stanza di Alex, dei riti magici e seguiamo la protagonista nella sua indagine. Alex, infatti, nonostante le rassicurazioni del rettore e della polizia, sospetta che l’omicidio della giovane Tara Hutchins non sia così “semplice” come tutti gli altri pensano. Non scriverò ulteriori informazioni sulla trama, perché Ninth House è un libro che merita di essere assaporato. La storia è piena di colpi di scena e rivelazioni fino all’ultima pagina. Dotato di personaggi interessanti e accattivanti è un fantasy per adulti, un thriller, un viaggio in un mondo dove la magia è parte integrante del college stesso e delle sue società. Interessantissimo leggere dei riti magici e del passato dei protagonisti. Mi sono immedesimata molto in Darlington, nella sua curiosità e fascino per la magia. Inutile dire che non vedo l’ora di tuffarmi nuovamente nel mondo di Alex e Darlington.

Concludo questa mia prima recensione avvertendo i lettori che Ninth House non è un libro adatto ai giovani, o almeno, chi ha voglia di leggerlo deve sapere che ci sono dei trigger warnings, che potrebbero sconvolgere o rendere difficile la lettura, per chi è sensibile a tali tematiche:

  • stupro sotto l’effetto di una droga
  • stupro di un minore
  • overdose
  • morte
  • omicidi
  • spargimenti di sangue
  • tentato omicidio
  • mangiare escrementi
  • autolesionismo

Per quanto mi riguarda sono venuta a conoscenza dei trigger warnings di Ninth House mesi prima dell’uscita del libro, leggendo commenti su Twitter, e devo ammettere che il doversi aspettare un certo evento mi ha reso più ansiosa. Credo che avrei vissuto meglio la lettura di un dato avvenimento se non avessi letto prima i trigger warnings, ma ovviamente è una mia personale idea.

Concludo scrivendo che Ninth House è un libro che mi ha davvero stupita, essendo molto più di quanto avessi potuto immaginare. Mi ha tenuta sulle spine, mi ha fatto sobbalzare e commuovere e mi ha coinvolto moltissimo. Non vedo l’ora di leggere il seguito.