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Aurora’s end di Jay Kristoff e Amie Kaufman- review party

Salve e benvenut* alla mia tappa dedicata al terzo e ultimo libro della saga di Aurora Cycle. Un grazie enorme a Raggywords per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per il file in anteprima che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Abbiamo lasciato la Squadra 312 alle prese con una missione impossibile. La paura li ha fatti lavorare bene insieme (era ora!) mentre imperversava una battaglia intergalattica e una super arma minacciava di annientare la Terra. Tutto, però, è andato terribilmente storto, ovvio. Ma sapete una cosa? Non sempre la fine della storia rappresenta proprio la fine. E il gruppo di Ty ha ancora una possibilità per riscrivere la sua. Forse due. La faccenda è complicata, però. Riuscite a immaginarvi Zila, Fin e Scarlett (e Magellan!) che diventano amici, poi diventano nemici e infine diventano eroi che fanno la storia? Certo, come no. E riuscite a immaginarvi Tyler, Kal e Auri che uniscono le loro forze a quelle di due degli esseri più odiati dell’intero universo? Mmm, ok, va bene. E tutto ciò servirebbe a salvare la galassia dalla distruzione? Ecco, per questo ci vorrebbe un miracolo bello e buono. Ma la nostra squadra ci ha insegnato che niente è davvero impossibile, perciò fate un bel respiro e preparatevi ad affrontare l’ultimo strepitoso capitolo della saga “Aurora Cycle”!

Aurora’s end è il travolgente e fantastico finale di Aurora Cycle e ho adorato ogni singola pagina di questo volume.

Aurora’s end inizia subito dopo il pazzesco cliffhanger del libro precedente e ritroviamo i nostri amati personaggi coinvolti in una battaglia intergalattica, ad affrontare un antico nemico quando, apparentemente, tutto va terribilmente. Eppure nulla è come sembra e la squadra 312 deve, ancora una volta, lottare per salvare non solo l’intera galassia, ma anche l’un l’altro e ad essere separati. Zila, Fin, Scarlett e MAGELLANO si ritrovano in una situazione incredibile e impossibile, formando nuove alleanze e amicizie e cercando di capire cosa sta accadendo loro, mentre Tyler, Kal e Auri sono costretti ad allearsi con i “cattivi” per salvare tutto e tutti.

Narrato da molteplici punti di vista, alternandosi tra i vari personaggi, passato, presente e futuro, Aurora’s end è un romanzo ricco di emozioni, avventure rocambolesche, morti (insomma…), alleati vecchi e nuovi, nemici da sconfiggere, nuove specie e razze, pianeti e tutto mi ha lasciata senza fiato ed emozionata, fino alla fine e alla conclusione brillante.

Adoro questa saga, ho amato e seguito la squadra 312 sin dall’inizio ed è stato davvero emozionante vedere quanto siano cresciuti e quanto sia forte e indissolubile il loro legame, sia romantico che d’amicizia e quanto siano disposti a fare l’uno per l’altro e per l’intera galassia.

Ho amato le coppie che si sono formate e come il romanticismo sia brillantemente mescolato all’azione, al mondo sci-fi, fornendo momenti romantici e dolci, risate a crepapelle (grazie MAGELLANO e Fin), travolgenti e tristi in un ottovolante di emozioni e avventure.

Ho anche trovato incredibile il modo in cui tutto venga spiegato alla fine, come ogni singolo pezzo vada a posto, fornendo risposte a ogni singola domanda e ho adorato ogni singola cosa.

La trama è fitta di colpi di scena, romanticismo e fughe rocambolesche, pianeti nuovi e vecchi, amore e amicizia. Il rapporto che si è instaurato tra i personaggi è fantastico e quanto sia importante è sottolineato più volte, soprattutto per evidenziare quanto l’amore possa cambiare le cose e quanto siano forti se insieme. Mi mancherà ogni cosa.



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La legge dei lupi di Leigh Bardugo- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “La legge dei lupi” di Leigh Bardugo. Un grazie enorme a Raggywords per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Leigh Bardugo
pubblicato da Mondadori
Il secondo volume della serie Grishaverse “Il re delle cicatrici”. Anche in questo secondo e ultimo volume della dilogia ritroviamo tre dei personaggi più amati del GrishaVerse: Nikolai Lantsov, Zoya Nazyalensky e Nina Zenik. I tre, re, generale e spia di Ravka, dovranno continuare insieme la loro lotta per strappare all’oscurità il futuro del loro paese. Altrimenti non potranno che assistere al suo disfacimento definitivo.

Ho adorato leggere questo libro e l’ho ritenuto magnifico. Leigh Bardugo è stata in grado di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, concludere la storia iniziata con Il re delle cicatrici e lasciarla, al tempo stesso, aperta per probabili avventure future.

Sono molto affezionata all’universo creato dalla Bardugo e questo libro mi ha molto coinvolta emotivamente, facendomi sentire parte della storia. Ho amato il modo in cui tutti i personaggi siano stati sviluppati all’interno del libro, crescendo, maturando, mostrando al lettore altri lati del loro carattere ed è stato davvero stupendo poter seguire Nikolai, Zoya e Nina nelle loro avventure, battaglie e imparare cosa siano stati disposti a fare per la loro famiglia e i loro amici. Dal punto di vista romantico, ho assolutamente adorato i momenti con Nikolai e Zoya, vedere la loro relazione crescere e svilupparsi, le loro battute, il loro flirtare, l’amore tra Genya e David, il legame tra i vari Grisha.

“La legge dei lupi” è un romanzo ambientato in tre diversi paesi: Ravka, Fjerda e Shu Han e il mondo, prima ristretto soprattutto a Ravka, si espande dinanzi al lettore, permettendogli di venire a conoscenza di diverse dinastie, culture e usanze, oltre a diversi personaggi introdotti. Narrato da molteplici punti di vista, oltre ai principali tre, Nikolai, Zoya e Nina, quasi ogni capitolo si conclude con un colpo di scena, lasciando il lettore a bocca aperta, attirandolo sempre di più nella storia e ogni volta mi sono ritrovata coinvolta emotivamente, preoccupata per i miei personaggi preferiti (spesso avendo ragione). L’autrice ha, come sempre, uno stile di scrittura coinvolgente e un brillante modo di narrare.

Ho adorato leggere sia dei nuovi personaggi che poter incontrare nuovamente i vecchi e amati Corvi, Alina e Mal. Un libro ricco di colpi di scena, rivelazioni e sorprese, che mi ha coinvolta sin dall’inizio. Ho molto apprezzato il modo in cui l’autrice ha affrontato i temi dell’abuso e del dolore, la forza nell’andare avanti, la difficoltà nel farlo, l’importanza di avere una famiglia, non solo biologica, ma anche “found”, formata da amici. Il modo in cui questi amati personaggi siano cresciuti e maturati è davvero impressionante.

Una conclusione quasi del tutto perfetta di una duologia con personaggi impossibili da non amare. Infatti, nono abbia adorato questo libro, trovando emotivamente devastante, riempiendo il mio cuore di gioie e dolori, ci sono cose e personaggi che avrei preferito l’autrice avesse affrontato in maniera diversa.

Ho apprezzato il modo in cui l’autrice descrive il personaggio di Hanne, come si senta a disagio in un corpo femminile, il suo desiderio di essere se stessa con Nina, ma ho trovato leggermente frettolosa e confusionaria la parte finale e avrei preferito fosse stata sviluppata un po’ più estensivamente, nonostante sia un dolcissimo e azzeccato lieto fine.

Per quanto riguarda il personaggio del Darkling non ho apprezzato il modo in cui è stato descritto, il suo “senso” all’interno di questo secondo volume e le domande lasciate irrisolte alla fine.

In conclusione un romanzo molto apprezzato, nonostante alcune cose. Personaggi che ho adorato, sia nuovi che vecchi, ottima crescita, tanti colpi di scena e una ship che finalmente è andata in porto. Ho solo uno spoiler che metterò dopo la foto, quindi state attent*

SPOILERS

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Ovviamente non perdonerò mai Leigh Bardugo per una morte importante, di cui non comprendo l’utilità se non dimostrare le perdite in una guerra e distruggere una delle mie ship preferite. Il personaggio meritava decisamente meglio.



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Le impure di Kim Ligget- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party di “Le impure” di Kim Ligget. Un grazie ad Ambra per aver organizzato l’evento e per le grafiche meravigliose e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

   

ISBN: 9788804744498

312 pagine

Prezzo: € 19,90

Cartaceo

In vendita dal 12 aprile 2022

Nessuno parla mai dell’anno di grazia. È proibito.
Nella Garner County, tutte le ragazze, al compimento del loro sedicesimo anno, vengono bandite dalla comunità e obbligate a vivere nella foresta per un anno, affinché sfoghino la loro magia nella natura selvaggia per poi tornare nella civiltà, sempre che sopravvivano, purificate e pronte per il matrimonio. Nella società patriarcale in cui sono cresciute, infatti, si è convinti che a quell’età le ragazze abbiano il potere di persuadere gli uomini ad abbandonare i loro letti coniugali, di far perdere la testa ai coetanei e di far impazzire di gelosia le mogli. Si crede che la loro stessa pelle emani un forte afrodisiaco, l’essenza potente della gioventù, delle ragazze sul punto di diventare donne.
Tierney James, però, non si sente potente. Né si sente magica. Ma, questo sì, sente che dietro l’esperienza che la attende si cela qualcosa di più spaventoso dei pericoli nascosti nella foresta o dei bracconieri pronti a rapire lei e le altre ragazze per ucciderle, farle a pezzi e venderle al mercato nero. La minaccia più grande e terribile potrebbe arrivare proprio dalle sue compagne di sventura, ma Tierney non è disposta a subire passivamente la sorte che le è stata assegnata…
Con prosa tagliente e crudo realismo, Le impure racconta i complessi legami che uniscono tra loro le ragazze – e le donne che saranno – e la necessità di opporsi con forza a una società troppo spesso ancora misogina e patriarcale che impedisce loro di esprimere in totale libertà i propri talenti.

Nella Garner County, in una società acutamente patriarcale e misogina, dove la violenza, le regole e le imposizioni sono cose di tutti i giorni, Tierney è una giovane testarda e determinata che si rifiuta di arrendersi alle convenzioni. Denominata Tierney la Terribile, ha appreso dal padre come pescare e muoversi tra i boschi e desidera lavorare in una fattoria, padrona della propria vita e non sottoposta a un marito che non ha possibilità di scegliere. Nella sua comunità, compiuto il sedicesimo anno di età, le giovani sul punto di diventar donne sono considerate pericolose, manipolatrici e vengono esiliate per il loro anno di grazia. Prima, però, le “fortunate” ricevono un velo dal loro futuro marito. Tierney e la sua famiglia sono convinte non riceverà mai una proposta, ma nulla va come previsto e il giorno dopo Tierney viene esiliata in una località lontana, in compagnia di coetanee, costrette a sopravvivere un anno da sole, minacciate da bracconieri che vogliono ucciderle e vendere pezzi dei loro corpi sul mercato nero, dai fantasmi dei boschi attorno a loro. Eppure il pericolo più grande è rappresentato da loro stesse e dalla violenza che l’invidia, la rabbia, il risentimento può scatenare nelle giovane e fin quanto esse siano disposte ad arrivare.

Narrato con crudo realismo e una prosa accattivante, “Le impure” è un romanzo che ricorda un po’ quelli di Stephen King, un po’ “Piccoli favori” di Erin Craig, ma mantenendo la sua vena originale e fresca. Si tratta di una storia femminista, con una protagonista forte e testarda, ambientata in un mondo crudelmente patriarcale all’interno del quale le donne sono considerate merce, oggetti e, nel migliore dei casi, strumenti di procreazione, ma solo di figli maschi, in quanto se femmine…beh, non sono esattamente benviste. In una società dove esprimersi è impossibile, dove basta un’accusa, pur falsa, per finire sul patibolo, Tierney si muove con risentimento e rabbia, lottando cautamente per ritagliarsi momenti di libertà con il suo migliore amico Michael, temendo di crescere e di ricoprire ruoli a lei imposti e, una volta esiliata, costretta a sopravvivere in un mondo dove tutto è pericoloso. La storia segue la giovane crescere e affrontare il suo anno di grazia, instaurando legami, lottando per rendersi utile, combattendo contro la tirannia di Kiersten e le sue seguaci, subendo violenza e bullismo. Il lettore segue Tierney nella sua crescita, nelle sue scoperte, una protagonista capace di sopravvivere e adattarsi, liberarsi dei suoi pregiudizi, lottare per scoprire la verità e per proteggere le persone a lei care.

L’ambientazione è accattivante e molto interessante e può essere divisa grossolanamente, senza contare i boschi e la casa di Ryker, in due “zone”, Garner County e il luogo dove le giovani trascorrono il loro anno di grazia, entrambi contraddistinti da dinamiche interne complesse, menzogne e pregiudizi, violenza e sentimenti contrastanti, ma che si distinguono perché nel primo luogo si tratta di una zona dove la società patriarcale è imposta, mentre all’interno della recinzione le “divinità” sono le giovani donne. In un mini-universo, dove, ben presto, Kiersten impone le sue regole e violenze, Tierney si ritrova ad essere, nuovamente, un’emarginata ed ad essere costretta a scoprire da sola le verità e menzogne che circondano l’anno di grazie, i bracconieri e la crudele complicità della sua stessa complicità.

Il lettore segue Tierney nel suo anno di grazia, contraddistinto da violenze, lotte, sopravvivenza, ma, anche da alleanze e, inaspettatamente, dall’amore. C’è un tenero enemies to lovers all’interno de “Le impure” che viene mescolato sapientemente con la crescita di Tierney, che acquisisce consapevolezza di se stessa e del suo “potere”, lottando contro menzogne e pregiudizi fino a scoprire la verità e tornando dal suo anno di grazia non solo con alleanze, ma anche con il coraggio di voler cambiare la sua stessa comunità.

Kim Ligget ha descritto benissimo le dinamiche all’interno del gruppo delle giovani donne, contraddistinte da rivalità, rabbia, risentimento, coraggio, alleanze, affetto, in un universo che si va a creare all’interno della recinzione, con le sue regole e divieti, bugie e manipolazioni, ma che si modifica nel corso del racconto, trasformandosi in qualcosa di ben più potente e duraturo. Se esistono personaggi maschili positivi, quali il padre di Tierney, Michael e Ryker, che spiccano se confrontati con il resto degli uomini, contraddistinti da misoginia, maschilismo e violenza, sono le donne le vere protagoniste della storia. Tierney è il personaggio principale che da emarginata in grado di cavarsela da sola, proteggersi e sopravvivere si renderà conto dell’importanza dei legami, di amicizia, d’amore e di famiglia e della comunità che può scegliere di avere. Le altre giovani sono acutamente realistiche, nella loro paura, nel modo in cui sono state educate e sono poi costrette a cambiare, come Kiersten, Gertie, la madre di Tierney, le sue sorelle…

Inoltre la storia, pur essendo crudelmente realistica, soprattutto nella rappresentazione del sistema patriarcale e delle violenze che le donne sono costrette a subire per mano degli uomini, mescola superstizioni, magia e convinzioni tanto potenti da modificare la percezione della realtà. Seguendo il punto di vista di Tierney il lettore si ritrova a domandarsi cosa sia vero e cosa falso, accompagnando una giovane acutamente realistica durante il suo anno di grazia, che, però, si interroga sui propri sogni, su giovani sognate e fiori trovati per caso, in una storia dove presente, futuro e magia si mescolano.

Un libro autoconclusivo, che presenta un finale speranzoso, momenti teneri e altrettanti dolorosi e che consiglio a tutt* coloro che sono alla ricerca di una storia brillantemente femminista e ben scritta.

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Cécité Malaga di Benjamin Lacombe- Review party

Benvenut* alla mia tappa dedicata a Cécité Malaga di Benjamin Lacombe. Un grazie a Franci per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la stupenda copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

Cécité Malaga. Ediz. a colori
Benjamin Lacombe
pubblicato da Rizzoli
L’artista prodigio era famosa in tutto il Paese. La gente voleva ammirarla e pensava di conoscere la sua leggenda.

Cécité è una giovane artista, una funambola che rischia la vita tutti i giorni con le sue pazzesche esibizioni. Priva di vista e di memoria, Cécité è diventata un prodigio nel circo, ma un giorno una terribile caduta cambierà ogni cosa.

Straordinaria e brillante opera di Benjamin Lacombe, in pochissime pagine, l’artista prende ispirazione da avvenimenti e lutti personali per porre al lettore una domanda: Cosa faremmo senza la vista? Come ci comportemmo? Come ci muoveremmo nel mondo?

Cécité Malaga è un albo sensoriale, un volume molto particolare che attira il lettore sin dall’inizio dove prevalgono frasi bianche che contrastano su uno sfondo nero, sprazzi di storia che narrano cosa stia succedendo. Il nero contrasta con il color seppia e con l’inserimento di fogli neri di acetato il lettore è immerso nella storia, come se anch’esso fosse senza vista, sfogliando i fogli che rivelano, man mano, immagini sempre dai colori scuri e tenui, smorzati. Nel continuare la narrazione, Cécité e il lettore vanno incontro a colori sempre più brillanti, affrontando un percorso che libererà entrambi dalla cecità e oscurità, fino ad arrivare a immagini nitide e colorate. Assolutamente interessante e istruttivo è la nota dell’autore che spiega cosa l’ha ispirato a scrivere Cécité e quanto della sua esperienza ci sia in questa stupenda opera.

Una storia sulla resilienza e il coraggio di andare avanti dopo lutti e tragedie, una storia che, pur nella sua brevità testuale, trasmette messaggi importanti di speranza e forza, donando al lettore disegni onirici e meravigliosi. Un’opera che spinge non solo a chiedersi come ci si comporterebbe senza la vista, ma anche se sia possibile liberarsi delle ulteriori miopie che ci affliggono.

Cécité Malaga è meraviglioso, un’opera indimenticabile, da consigliare a tutti.

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La casa di cielo e aria. Crescent city 2 di Sarah J Maas- Review Party

Salve a tutt* e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “La casa di cielo e aria” di Sarah J Mass. Un grazie enorme a Raggywords per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Sarah J. Maas
pubblicato da Mondadori

Bryce Quinlan e Hunt Athalar hanno stretto un patto e stanno lentamente cercando di tornare alla normalità. Hanno sì salvato Crescent City, ma le loro vite sono così stravolte che l’unica cosa che vogliono è del tempo per rilassarsi. Rallentare. Capire cosa riserva il futuro. Gli Asteri finora hanno mantenuto la parola, lasciando Bryce e Hunt in pace. Ma con il tentativo dei ribelli di Ophion, in gran parte umani e Vanir, di intaccarne il potere, la minaccia che i governanti rappresentano sta diventando sempre più concreta. Quando Bryce, Hunt e i loro compagni vengono loro malgrado coinvolti nei piani dei rivoltosi, la scelta diventa chiara: rimanere in silenzio mentre la popolazione di Midgard viene oppressa o combattere per ciò che è giusto. E il silenzio non è mai stato il loro forte. In “La casa di cielo e aria”, secondo romanzo ricco d’azione della nuova serie fantasy Crescent City, Sarah J. Maas dà ulteriore prova delle sue capacità di intessere l’affascinante storia di un mondo sull’orlo del baratro, celebrando il coraggio di coloro che faranno di tutto per salvarlo. .

Dopo la rocambolesca fine di “La casa di terra e sangue” e le rivelazioni su Danika, arcangeli vari e Bryce, quest’ultima e Hunt desiderano solo di tornare alla normalità. Per quanto normale la loro vita possa essere, sia dal punto di vista sentimentale che lavorativo. Eppure il desiderio di vivere una vita normale viene intaccato dall’introduzione di nuovi personaggi, come un lontano cugino di Bryce e Ruhn, Cormac dalle bizzarre richieste, dal ritorno di vecchie conoscenze, come il fratello di Connor, Ithan e dalla presenza di Tharion, la cui indagine, la presenza di ribelli e nuove rivelazioni, finirà per coinvolgere Bryce, Hunt, Ruhn e i suoi amici e stravolgere le loro vite.

“La casa di cielo e aria” è l’attesissimo sequel di “La casa di terra e sangue” e l’ho semplicemente adorato. A differenza del primo che, nel porre le basi per questo gigantesco worldbuilding, presentava dei momenti più lenti, il sequel è fitto di azioni, rivelazioni, sorprese, vecchi e nuovi personaggi e svariati punti di vista che narrano la storia, che non si concentra solo su Crescent City e su Bryce e Hunt, ma che si allarga alla ribellione, a Ruhn, a Tharion, mostrando e approfondendo aspetti sia dei personaggi che delle Case cui appartengono e cui sono legati. Come nel libro precedente, Danika è fortemente presente, spingendo Bryce in indagini e ricerche per comprendere esattamente cosa la migliore amica le avesse, nuovamente, nascosto e cosa potesse aver avuto a che fare con la ribellione. In un’indagine che si svolge su più fronti, coinvolgendo Ruhn, Cormac, Tharion, oltre a Hunt, Bryce si muove per proteggere le persone a lei care e scoprire di più sul mondo che la circonda e mettendo in dubbio cose che aveva dato per scontato fossero verità assolute.

Se possibile, ho amato ancora di più questo libro rispetto al precedente, ma procediamo per ordine. Nel sequel ritroviamo una Bryce più potente, che cerca di comprendere i suoi poteri, pur cercando, all’inizio, di ignorarne l’importanza. Ritroviamo Bryce e Hunt che vivono insieme, ma che cercano di comportarsi da amici e di non cedere alla passione, pur stuzzicandosi e flirtando e cercando di adattarsi alle loro nuove vite. Ovviamente esse verranno gettate nel subbuglio dai nuovi avvenimenti e personaggi. Ho adorato poter leggere in che modo le relazioni interpersonali tra i vari personaggi siano cambiate e siano state approfondite. Quella tra Bryce e Hunt è una delle mie preferite, perché nel corso della narrazione è evidente il loro legame e ciò che sono disposti a fare l’uno per l’altra, quanto si fidino e supportino. Chi li ama come coppia troverà momenti tenerissimi, prese in giro, momenti bollenti e anche di più. Un’altra relazione che ho amato alla follia è quella tra Bryce e suo fratello Ruhn, che, finalmente, hanno chiarito e si comportano in maniera adorabile, supportandosi, stuzzicandosi e sostenendosi come avrebbero dovuto fare sin dall’inizio e che ora possono concedersi di fare senza segreti tra loro.

Il mondo introdotto nel primo volume si espande comprendendo non solo quello di Tharion, con i suoi ordini e obblighi, la regina che è costretto a servire, ma anche quello di Ithan, che finalmente mette in discussione la crudeltà di Sabine e del suo gruppo, presentandosi come personaggio a tutto tondo e inserendosi nella scena con il suo aiuto e il suo doversi riadattare a una nuova vita, ma, ulteriormente interessante è la presenza dei ribelli, dei nuovi arcangeli e delle verità che vengono portate alla luce. “La casa di cielo e aria” è un volume molto stratificato, con numerosi punti di vista e verità e complotti che vengono svelati man mano che si procede con la lettura, come pezzi di un puzzle che concedono l’immagine finale.

Il volume finisce con un cliffhanger strepitoso, fitto di rivelazioni e l’introduzione di personaggi già conosciuti in precedenza, colpi di scena e fughe rocambolesche, lasciando il lettore senza fiato e sconvolto in attesa del nuovo libro.

Sarah, devi sbrigarti a scrivere. Non puoi finire un libro così e farci aspettare!!!

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Il ladro di Megan Whalen Turner- review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicata a “Il ladro” di Megan Whalen Turner. Un grazie a Francesca e alla Fanucci per la copia in anteprima che non ha influenzato il mio giudizio in alcun modo.

Megan Whalen Turner
edito da Fanucci, 2022
Eugenides, il Ladro della Regina, può rubare qualsiasi cosa, o almeno così dice. Ma la troppa sicurezza, si sa, fa brutti scherzi: colto in flagrante, viene arrestato. Per riconquistare la sua libertà, Gen riceve un’insolita proposta dal magus del re di Sounis; deve unirsi a una spedizione per recuperare il leggendario Dono di Hamiathes, una pietra che si dice sia nascosta in un elaborato labirinto sotto un fiume. Costretto, Gen accetta senza remore. Il viaggio all’inizio è irto più di pericoli psichici che fisici: il magus e gli altri uomini del re – il soldato Pol, gli aristocratici Sophos e Ambiades – lo insultano per il suo basso rango e la scelta della professione, negandogli persino cibo e cure mediche adeguate. Ma Gen non si dà per vinto: dentro di sé sa bene qual è la sua vera missione… La ricerca del Ladro di una gemma inestimabile costituisce lo sfondo per una storia di redenzione, tolleranza e amicizia in questo primo libro di Megan Whalen Turner che intreccia le storie di Gen e la sua avventura con estro e stile in un romanzo pieno di intrighi, peripezie e colpi di scena.

Gen è un ladro capace di rubare qualunque cosa, o almeno così dice e il suo vantarsi lo fa arrestare. Quando il magus del re di Sounis gli offre la possibilità di uscire dalla prigione in cambio del furto di una leggendaria pietra, Gen non può che accettare e intraprende così un viaggio con il magus, un soldato, Pol, due apprendisti aristocratici, Sophos e Ambiades verso una destinazione, all’inizio, misteriosa. Maltrattato e non considerato per il suo rango e professione, Gen stringe i denti, rispondendo con sarcasmo e intelligenza, ben sicuro di quella che sarà la sua missione. Quella vera.

“Il ladro. Il ladro della regina” è il primo volume di una saga YA fantasy composta da ben sei libri e scritta da Megan Whalen Turner, serie pubblicata inizialmente nel 1996. Ho deciso di leggere questo libro per due motivi principali. Anni fa una delle mie amiche mi aveva “convinta”, o meglio fortemente costretta a leggere uno dei suoi romanzi preferiti, “The thief” e avevo ceduto. E non mi era piaciuto. Ero arrivata a metà libro e mi ero allegramente arresa, decidendo che non era fatto per me. Quando l* mi* collegh* stavano parlando di organizzare un evento per lo stesso libro, tradotto edito da Fanucci anni dopo, ho deciso di dargli una seconda possibilità.

Ho molto da dire, quindi procederò per gradi. Dal punto di vista della trama, si può dividere grossolanamente “Il ladro” in due parti principali, o meglio, tre, se consideriamo il finale. Nonostante si tratti di un libro di poche pagine, sono 240 circa, la prima parte appare esageratamente lunga e prolissa, descrivendo, forse fin troppo, il viaggio che Gen e il suo gruppo intraprendono verso una destinazione non subito rivelata. Accade davvero poco in questa parte. L’autrice si focalizza sulle descrizioni dell’ambiente e sul worldbuilding non proprio sviluppato del tutto e sulle relazioni tra i personaggi che, personalmente, ho apprezzato.

Gen è un ladro capace e in quanto tale viene visto e usato dal magus per ottenere la leggendaria pietra, il Dono di Hamiathes. Ciò comporta prese in giro per il suo rango e professione, insulti alla sua intelligenza e spesso e volentieri viene maltrattato, picchiato e gli vengono negate cure adeguate. Questo atteggiamento nei suoi confronti migliorerà, lentamente, nel corso della storia. Gen dimostra un’arguzia, sarcasmo e intelligenza che stupirà i suoi compagni di viaggio, dimostrando loro e al lettore stesso con chi hanno a che fare, un personaggio da non sottovalutare con i suoi segreti e obiettivi nascosti.

Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi e i rapporti interpersonali. Gen spicca in quanto brillante, arguto e sarcastico, con i suoi botta e risposta e le sue conoscenze. Per quanto riguarda gli altri, il magus è una presenza che mostra e vanta la sua intelligenza, Ambiades è un personaggio che nasconde risentimento e rancore, Pol è la guardia tranquilla, ma capace e Sophos è uno dei personaggi che mi è piaciuto di più, con la sua timidezza e passione per i libri, osteggiato dal padre che vuole forgiarlo in qualcuno che non è. Le relazioni interpersonali, fatte di sfide, prese in giro, competizione e rivelazioni, costellano il libro e sono state apprezzate dalla sottoscritta, al punto da lasciarmi coinvolgere quando qualcosa accadeva ai personaggi.

Mi è piaciuto il modo in cui la storia è intrecciata ai racconti di dei e dee, sulla creazione del mondo e degli uomini, mescolandole, rimandando vagamente a Zeus e Era. La presenza di dee e dei, nei sogni, negli incontri, è un altro punto a favore del libro, perché ho adorato come fossero mescolati strettamente alla realtà “concreta” e come la loro presenza influisse e rispondesse alle richieste di Gen.

L’ambientazione non è molto sviluppata, a mio parere. Vengono descritte città e campi, introdotte tensioni politiche con re e regine, ingiustizie e guerre passate ed è molto prolisso. Dal punto della scrittura la storia è scritta abbastanza bene, ma il ritmo è molto lento fino alla metà del libro, per poi presentare colpi di scena alla Indiana Jones, inserire dei e dee che intervengono in aiuto e, nel finale, rivelazioni e sorprese.

Nel complesso ho lamentato principalmente questa lentezza nella narrazione, perché il libro sembra iniziare a metà, dopo un viaggio interminabile dove non accade nulla o quasi, eppure nel complesso non mi sento di condannarlo del tutto. Appare, ai fini della storia, come una grande introduzione a ciò che avverrà dopo. Ho avuto la sensazione che l’autrice avesse deciso di porre le basi, con l’ambientazione, le descrizioni, le tensioni politiche e via discorrendo, per ciò che avverrà nei volumi successivi, quindi appare come un’introduzione. Considerando il modo in cui è finito, sono intrigata nel continuare e sicuramente lo farò.

In conclusione, ho apprezzato la caratterizzazione e i rapporti interpersonali tra i vari personaggi e il modo in cui essi cambiano nel corso della narrazione e delle loro avventure, la presenza e influenza degli dei e dee all’interno della storia e l’intreccio di miti e realtà e i colpi di scena che mi hanno intrigata e fatto desiderare di continuare la saga.

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Vento di libertà di Lelio Bonaccorso- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Vento di libertà di Lelio Bonaccorso. Un grazie enorme a Valeria per aver organizzato l’evento e creato le grafiche meravigliose e alla casa editrice per la copia in anteprima che non ha influenzato in alcun modo le mie opinioni.

Lelio Bonaccorso
pubblicato da Tunué
Nel 1266 la Sicilia, fino ad allora governata dalla dinastia svevo-normanna, passa sotto il dispotico giogo degli Angioini. Mentre i dominatori si permettono ogni libertà, il popolo si dibatte fra tributi insostenibili, fame e ingiustizia. In questo scenario si intrecciano le vite di Dina e Jacques: lei siciliana, lui francese, due mondi lontani, diversi, ma uniti da un sentimento profondo. Nel 1282 il malcontento popolare esplode nella rivoluzione del Vespro: al grido di Antudo si risvegliano le coscienze dei siciliani che con fierezza ovunque si ribellano agli oppressori. Spinte da un profondo amore per la libertà, due donne – la stessa Dina e la sua amica Clarenza – sfideranno la morte, lottando in nome di colei che infonde coraggio nei propri figli: la grande Sicilia, madre di vita e preziosa custode dei popoli.
Finzione e realtà storica si intrecciano perfettamente in un graphic novel che ci restituisce l’importanza di tematiche centrali, ieri come oggi: il pregiudizio verso lo straniero, il diverso, l’amore come motore per il raggiungimento della salvezza. Una storia al femminile che celebra il coraggio e la determinazione di due donne.

Atto d’amore per Messina e la Sicilia in generale, “Vento di libertà” narra della dominazione degli Angioini e del malcontento della popolazione che, nel 1282, portò alla rivoluzione del Vespro, occasione in cui i siciliani si ribellarono agli oppressori con violenza e orgoglio. Protagoniste della storia e del patrimonio culturale collettivo messinese, che incarnano la graphic novel, sono due donne, Dina e la sua amica Clarenza che sfideranno la morte e lotteranno per la loro libertà, rifiutandosi di cedere agli oppressori e continuando a combattere per un mondo migliore. Interessante è la prefazione di Nadia Terranova, che fornisce al lettore un’introduzione storica alla vicenda, mostrando due donne che, nella cultura avevano il compito di suonare le campane del duomo di Messina e le cui figure sono celebrate poiché furono loro, per una volta ricordate, a salvare gli uomini. La storia di Dina e Clarenza non è di certo l’unica storia in cui le donne sono state protagoniste, ma una delle poche che è sopravvissuta all’oblio di una cultura e memoria prevalentemente maschilista, che tendeva e tende tuttora, a far scivolare nel silenzio il talento femminile esaltando quello maschile. Lelio Bonaccorso reinterpreta la vicenda delle due donne, poiché lacunosa e contraddittoria di suo, a modo suo, inserendo Dina e Clarenza in un’epoca di ribellione e rabbia, intrecciando finzione e realtà storica, romanzando e mostrando una Messina antica, con sguardo nostalgico e potente e con disegni brillanti e intensi, capaci di catturare l’attenzione del lettore e trascinarlo immediatamente nella storia, secoli e secoli addietro.

“Vento di libertà” mostra una Sicilia e una Messina, in particolare, orgogliosa, “fimmina”, stanca degli stenti e degli abusi, stanca di restare in silenzio. Un inno alla speranza e alla libertà, gridato con forza e coraggio e incarnato da Dina e Clarenza. Se nella graphic novel spiccano le figure femminili, c’è, purtroppo da sottolineare come rispecchi anche i tempi attuali e antichi, mostrando uomini che vogliono assoggettare le donne, trattandole come merce, ferendole e silenziandole.

Sono molti i temi affrontati all’interno di “Vento di libertà” e non solo guardare la storia attraverso lo sguardo feroce e brillante delle donne, quanto anche la paura del diverso e dello straniero, la sopraffazione dei più deboli, equilibri di potere che cambiano nel tempo, ma che vedono sempre la lotta tra ricchi e poveri, la speranza e la libertà. Questa graphic novel è potente e può essere vista in molteplici modi, come momento di evasione, di conoscenza e intrattenimento, cultura e arricchimento.

Ho adorato leggere “Vento di libertà”. Non solo ha arricchito il mio patrimonio culturale, mostrandomi una Sicilia e, in particolare, una Messina, piena di forza, orgoglio e speranza, ma ha attirato la mia attenzione con disegni bellissimi, mostrandomi donne forti e testarde, una città che non si è voluta piegare e la brillante speranza rappresentata visivamente dalla colomba.

L’unico aspetto “negativo” di una graphic novel che poteva essere perfetta è la lunghezza. In poco più di 150 pagine vengono condensati avvenimenti storici importanti, relazioni interpersonali che, purtroppo, non vengono sviluppate a dovere e personaggi difficili da affezionarsi perché presenti poco tempo. Avrei voluto conoscere meglio il rapporto tra Dina e Jacques e tra Dina e Clarenza, mentre, nonostante i temi e le numerose qualità, la caratterizzazione è frettolosa e condensa molto in poco spazio.

Nonostante ciò, “Vento di libertà” è una bellissima graphic novel e, pur non riuscendo a darle il massimo, ha le mie 4 meritate stelle.

Inoltre, passate anche dalle altre recensioni!

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Il re delle cicatrici di Leigh Bardugo- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Il re delle cicatrici” di Leigh Bardugo. Un grazie enorme a Ale per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima, che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

Leigh Bardugo
pubblicato da Mondadori

Nikolai Lantsov, sovrano di Ravka, corsaro, soldato, secondogenito di un re disonorato, ha sempre avuto un’innata propensione alle situazioni difficili, ma questa volta sembra dover fare i conti con qualcosa di impossibile, qualcosa che nessuno, tra la popolazione di Ravka, potrebbe mai immaginare. Come se non bastasse, per arrestare l’avanzata dei nemici che si assiepano lungo i confini del regno, il giovane re deve trovare un modo per riempire le casse dello Stato, stipulare nuove alleanze e fermare il nuovo pericolo che minaccia quello che un tempo è stato il glorioso esercito Grisha. Al suo fianco, però, c’è la fedele Zoya Nazyalensky, leggendario generale Grisha, che non si fermerà di fronte a nulla pur di aiutare Nikolai ad affrontare e sconfiggere il potere oscuro che alberga nelle profondità del suo cuore e che, rafforzandosi di giorno in giorno, minaccia di distruggere tutto quello che ha costruito. Zoya sa infatti che, come i Grisha non possono sopravvivere senza Ravka, tantomeno Ravka può sopravvivere a un re tanto indebolito. Nello stesso momento, nelle terre fredde del Nord, Nina Zenik sta combattendo la sua personale guerra contro coloro che vorrebbero spazzare via per sempre i Grisha. Ma per sconfiggere i pericoli che la attendono, sarà costretta a scendere a patti con il proprio terrificante potere e ad affrontare il dolore profondo e lacerante che porta nel cuore. Re, generale e spia di Ravka: tutti e tre nel corso del loro viaggio dovranno spingersi oltre i confini tra scienza e superstizione, magia e fede, rischiare il tutto per tutto per salvare una nazione spezzata, e accettare che alcuni segreti non sono fatti per restare sepolti e che certe ferite non sono destinate a guarire.

Ritornare nel mondo del Grishaverse è stato assolutamente magnifico. Sin da quando Leigh Bardugo aveva annunciato la duologia dedicata a Nikolai, uno dei miei personaggi preferiti, ero su di giri e devo ammettere che, sia leggendola in lingua originale, che in italiano, questo libro è straordinario e ho adorato ogni singola parte. Sarò probabilmente di parte, ma non posso farci nulla, perdonatemi.

Nikolai è re, corsaro, soldato e si ritrova a dover far i conti sia con il suo regno e le pressioni politiche che arrivano da ogni fronte, intuendo un paese indebolito e facile, quindi, da conquistare, sia con un crescente culto che esalta il Darkling come un santo sia con i propri problemi personali, ovvero l’oscuro potere che lo trasforma in un mostro e contro il quale lotta giorno e notte. Al suo fianco Zoya, brillante, sarcastica e leggendaria generale Grisha, disposta a tutto pur di non perdere Nikolai e proteggere il loro Paese. Nel tentativo di impedire una guerra e ottenere alleanze, Nikolai inizia a muoversi su più fronti e quando Yuri, il monaco a capo del culto dedicato al Darkling, gli chiede di nominare quest’ultimo santo, Nikolai decide di intraprendere un viaggio per raggiungere il luogo dove un tempo esisteva la Faglia, sperando di compiere un rituale di purificazione che possa liberarlo dal proprio mostro. Eppure, tra miracoli e santi, nulla va come previsto.

In Fjerda, invece, aiutata da Adrik Zhabin e Leoni, Nina Zenik lavora come spia e lotta per allontanare i Grisha dalle grinfie dei soldati e per fare i conti con il suo lutto e il desiderio di vendetta e rivalsa nei confronti di Jarl Brum. Cercando di abituarsi al suo nuovo e oscuro potere, indagando su donne e bambini scomparsi, Nina incontra Hanne, una Grisha Spaccacuore come lei, e continuerà a cercare il modo per mettere in salvo Grisha come lei e sconfiggere Brum. Anche se ciò significherà fingere di essere ciò che non è.

Il re delle cicatrici presenta tre principali punti di vista: Nikolai, Zoya e Nina che trascinano il lettore all’interno della storia, tra Ravka e Fjerda, travestimenti e colpi di scena, santi e nuovi poteri, miracoli e nuove e vecchie conoscenze. Se la prima parte del racconto può apparire più lenta, la seconda si riprende in fretta, mostrando una serie di colpi di scena, imprevisti e momenti inaspettati. Gli amanti del Grishaverse ritroveranno Genya, David, Tamar, Tolya, Nadia, oltre a nuovi (diciamo così) personaggi. Ho amato ritrovare i personaggi, poco tempo dopo gli avvenimenti dell’ultimo libro della trilogia e notare quanto siano cresciuti e come, ognuno a modo loro, stiano affrontando i lutti e traumi subiti, tra sarcasmo, rabbia, determinazione e desiderio di normalità, in modo assolutamente realistico.

In particolar modo ho trovato estremamente realistico il modo in cui Nina affronta il suo lutto, lottando per restare con Matthias, sentendo il desiderio di vendetta e al tempo stesso maturando e crescendo e arrivando ad accettarne la perdita. Il suo punto di vista è stato uno dei miei preferiti, nel suo dolore, ribellione e rabbia, Nina è un personaggio straordinario.

Impossibile, inoltre, non amare Nikolai e Nina, dei quali abbiamo avuto solo piccoli assaggi nei libri precedenti e dove, qui, finalmente possiamo ammirare a tutto tondo, nelle loro caratterizzazioni, nel sarcasmo che nasconde le loro vere emozioni, nel modo in cui il loro legame cresce e matura e del quale non vedo l’ora di vederne gli sviluppi.

Nikolai è un personaggio brillante, pieno di inventiva, piani e sorprese e ciò che gli è successo l’ha cambiato profondamente, lasciandolo frustrato e vulnerabile e desideroso di trovare una soluzione al mostro che ha dentro, sia controllarlo sia, nella migliore delle ipotesi, eliminarlo. Ritroviamo, quindi, un Nikolai che è stato costretto a maturare in fretta a causa degli eventi subiti nella guerra e su se stesso, che deve gestire un paese fragile e minacciato, le cui minacce stanno arrivando da più fronti. Fortunatamente non è da solo, ma è assistito da sul Triumvirato e, soprattutto da Zoya, la cui compagnia è fondamentale.

Zoya è un personaggio che io ho adorato sin dall’inizio, nonostante si sia presentata, nei confronti di Alina, come sgarbata e prepotente. All’interno di questo libro, ma intuito anche nel precedente, si nota quando ci sia molto di più in Zoya rispetto a ciò che il lettore aveva notato all’inizio. Zoya è brillante, intelligente e calcolatrice, ben consapevole dei propri poteri e capacità e disposta a fare di tutto per proteggere le persone che ama e il suo paese. Sicura di sé, lei e Nikolai appaiono come due facce della stessa medaglia, usando il loro sarcasmo e superiorità per nascondere ombre e sofferenze interne. Nikolai con i suoi piani, intelletto e battute comiche è un personaggio fantastico, controbilanciato dalla brillante, ma più severa Zoya e le loro interazioni sono senz’altro le mie preferite. Inoltre, impossibile non notare la tensione romantica tra loro e non vedo l’ora di leggere di più.

Tralasciando la brillante caratterizzazione, della quale ho adorato ogni singola cosa, dal punto di vista della trama questo libro è pieno di colpi di scena e rivelazioni. Come scritto poco sopra, la parte iniziale appare più lenta, tra preparazioni, discussioni sulle politiche, alleanze e via discorrendo, mentre la seconda e, soprattutto il finale, è una costante montagna russa, tra sorprese, nuovi e vecchi incontri, magia e potere e ho amato ogni singola cosa.

Dopo un finale del genere, non vedo assolutamente l’ora di leggere il secondo e ultimo libro della duologia!

Qui sotto potete trovare il calendario con le altre recensioni!

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La morte è solo l’inizio di Gloria Goderecci e Isaak Friedl- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party di “La morte è solo l’inizio”. Un grazie enorme alla casa editrice per la copia in anteprima, che non ha in alcun modo influenzato le mie opinioni.

di Isaak Friedl (Autore) 
 Gloria Goderecci (Illustratore)
Tunué, 2021

Un patto scellerato che travolge le vite e trascina negli abissi più profondi… o è solo l’inizio?

Un patto scellerato che travolge le vite e trascina negli abissi più profondi. Demoni, orge, donne sexy, armi da fuoco, scheletri, moto da cross e tanto altro ancora fanno da sfondo ad un viaggio ben più difficile. Un viaggio che va, in continuazione, dalla morte alla ricerca della vita. I protagonisti, così diversi tra loro, ci trascinano in una storia senza scrupoli…

“La morte è solo l’inizio” è una graphic novel creata da Isaak Friedl e illustrata da Gloria Goderecci e mescola horror, sovrannaturale e young adult in una storia la cui trama mi ha immediatamente attirata. Un giovane muore e riesce a tornare in vita, travolgendo la propria e di molti altri. Scheletri, vita e morte mi avevano affascinata, ma posso affermare che questa graphic novel non mi abbia particolarmente impressionata.

I disegni, tetri e scuri, brillanti e colorati, rappresentano e vanno di pari passo con la storia, non mi hanno colpita più di tanto, ma non sono disposta a bocciarli del tutto, avendoli trovati ben fatti, pur non essendo del mio stile. Devo ammettere, però, di essere rimasta delusa dalla trama in sé che appare caotica e poco consistente. Iniziata in maniera abbastanza lineare, subito divaga mescolando reami, demoni, orge, moto cross, angeli, violenze e morti spesso e volentieri gratuite. Abbiamo nudi e squartamenti, sesso e sangue in abbondanza, una trama che si dipana e aggiunge sotto trame, poi non sviluppate bene o affatto, arrivando alla conclusione lasciata aperta per un successivo, probabile, volume, ma che lascia al lettore, o almeno a me, nulla di fatto.

Mi dispiace doverlo scrivere, ma non sono stata colpita positivamente da quest’opera.

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Arianna di Jennifer Saint- Review party

Salve a tutt* e benvenut* alla mia tappa dedicata al review party di “Arianna” di Jennifer Saint. Grazie mille a Valeria per aver organizzato l’evento e creato le grafiche e a Sonzogno per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

di Jennifer Saint (Autore) 
 Ginevra Lamberti (Traduttore)
Sonzogno, 2022


Arianna e la sorella Fedra, principesse di Creta e figlie del temuto re Minosse, crescono ascoltando riecheggiare il rumore degli zoccoli del fratello, il Minotauro, nel labirinto costruito sotto il palazzo. Ogni anno, quattordici giovani ateniesi vengono sacrificati per placare la fame del mostro. Quando il principe Teseo giunge a Creta per immolarsi alla creatura, Arianna si perde nei suoi occhi verdi e se ne innamora follemente. Ma aiutarlo a scappare dal labirinto significherebbe tradire la famiglia e il regno, e la ragazza conosce fin troppo bene le implicazioni di un gesto simile. Assillata dai dubbi ma determinata a farsi valere, Arianna prenderà una decisione che ribalterà tanto la sua sorte quanto il destino di Fedra. Entrambe dovranno affrontare le conseguenze di una scelta coraggiosa e sovversiva, che le spingerà a mettere in discussione il proprio ruolo in quanto figlie, mogli e madri in un mondo in cui le donne non sono altro che pedine su una scacchiera dominata dagli uomini e dagli dèi. Con uno stile vibrante e ipnotico, Jennifer Saint reinventa con originalità la famosa storia del Minotauro, della fuga di Teseo, dell’incontro con Dioniso e degli amori tormentati di Fedra e Arianna, dando vita a un’eroina indimenticabile e sfaccettata che saprà commuovere e incantare i lettori e le donne di oggi.

Arianna e Fedra sono le principesse di Creta e figlie del temuto Minosse, sorelle del famoso Minotauro e “prigioniere” di quell’isola e della crudeltà paterna. Quando il principe Teseo giunge sull’isola, parte degli ateniesi che sono sacrificati annualmente al Minotauro, Arianna si innamora perdutamente di lui, finendo per tradire padre e patria e ribaltando sia la sua sorte che quella di Fedra.

Chi conosce, anche vagamente la storia di Arianna, del Minotauro, Teseo e di Fedra, la ritroverà in questo rifacimento, all’interno del quale la scrittrice ripercorre le loro vicende, gli amori tormentati, le sofferenze e i lutti, focalizzandosi sulle due sorelle, Arianna e Fedra. Il romanzo, diviso da quattro parti e narrato da Arianna e Fedra, è un romanzo abbastanza interessante, soprattutto per chi ama la mitologia e ha piacere nel ritrovare personaggi, dei e eroi nei libri che legge.

Se si considera l’epoca in cui Arianna viveva è realistica la descrizione di una principessa ingenua, il cui primo amore la porterà a commettere errori e a stravolgerne la sorte, trasformandola da principessa a traditrice, a esiliata sull’isola di Nasso alla moglie di un dio e madre dei suoi figli. Arianna è un personaggio in linea con il suo tempo, ingenua, in grado, poi, di rifarsi una vita e rimboccarsi le maniche, un’eroina dell’epoca, le cui idee apparentemente femministe, contrastano con la sua passività e un adeguarsi alla realtà dei fatti. L’ammirazione nei confronti di Medusa e della sua vicenda, la rabbia, giusta e giustificata, nei confronti degli dei e degli uomini e di come le donne sono usate, abusate e maltrattate da loro, scema in una mancanza di ribellione e di attività, lasciando lettori come me frustrati e amareggiati.

La storia di Arianna mi aveva spinta a desiderare di leggerne il libro, intrigata dalla possibilità di come l’autrice avrebbe trasformato l’eroina, aspettandomi più forza e carisma, ma purtroppo non è andata in questo modo. Non sono riuscita ad apprezzare Arianna in quanto personaggio e protagonista e l’ho trovata leggermente priva di spessore.

La sua vicenda e caratterizzazione contrasta e si oppone nettamente con quella della sorella minore Fedra che, come lei, subisce il tradimento di Teseo, ma che, al contrario di Arianna, è un personaggio più vitale, rabbioso e in grado di osservare il mondo attorno a sé ed adeguarsi ad esso. Costretta a diventare la futura regina di Atene e moglie di Teseo, lottando contro la sofferenza di aver perso la sorella, Teseo le ha infatti raccontato che Arianna è morta su Nasso, Fedra non si immobilizza, non cede e impara a gestire non solo il marito, ma anche la sua nuova città.

Se teniamo conto sia dei luoghi stessi che delle esperienze delle due sorelle, essi si rimandano a vicenda, evocandosi e differenziandosi. L’isola di Nasso, limitata geograficamente, rappresenta un luogo ristretto e tranquillo, mentre Atene, con il suo caos e l’essere aperta al mondo, rimanda a spazi infiniti e possibili da raggiungere, ma le storie di Arianna e Fedra si rimandano a vicenda, contrastandosi. Arianna passa da una prigione, Creta, a quella che potrebbe esserne un’altra, l’isola di Nasso, ma che si rivela un luogo dove lei troverà la pace e la tranquillità domestica nell’amore di Dioniso e dei figli, Fedra passa, effettivamente, da una prigione a un’altra, dall’essere principessa di Creta a regina di Atene, all’essere moglie di Teseo e madre, passando da una catena all’altra, vedendo sia il matrimonio che la maternità come esperienze prive di via di fuga, sentendosi in trappola.

Caratterialmente sono, quindi, molto diverse l’una dall’altra e ho apprezzato molto il personaggio di Fedra, di cui avrei voluto poter leggere di più, mentre la storia, pur avendo la sua voce narrante, si concentra principalmente sulla protagonista Arianna. Mi sono piaciute le descrizioni sia dei luoghi che dei personaggi, lo stile di scrittura è coinvolgente, ma dal punto di vista della trama e della caratterizzazione non sono stata in grado di apprezzare il libro.

“Arianna” viene definito un retelling femminista, ma che non riesce a convincermi né parlando di “retelling” né di “femminismo”. Si tratta, spesso e soprattutto nella parte finale, caotica al massimo, di un’accozzaglia di miti e di riferimenti, in particolare se si tiene conto sia della vicenda di Fedra e di Ippolito, sia di Arianna e della sua fine. Arianna manifesta ingenuità in momenti decisamente poco credibili, come il non sapere ciò che avveniva durante i riti dionisiaci, portando al suo conseguente distacco da lui e se l’ingenuità poteva essere compresa all’inizio, quando lei era stata usata e ingannata da Teseo, risulta, alla fine del libro e con una protagonista decisamente più grande, molto poco credibile.

Dal punto di vista femminista, mi dispiace, ma non ho trovato che tentativi di discorsi fini poi nel vuoto e non confermati da azioni. Se Arianna manifesta la sua ammirazione nei confronti di Medusa, le vicende dimostrano quanto sia lei effettivamente figlia e donna del suo tempo. Le donne, all’interno di tutta l’opera, sono abusate, maltrattate, usate, uccise e hanno, anche chi potrebbe avere un lieto fine, brutte esperienze e pessimi destini. “Arianna” è il tipo di romanzo, apparentemente femminista, all’interno del quale essere donne significa non averla vinta, significa soffrire e morire e dove, in nettissimo contrasto, tutti gli uomini, chi più chi meno, vengono visti come crudeli e manipolatori. Anche chi non doveva essere rappresentato così. Se gli dei vengono, giustamente, visti come capricciosi e caotici, gli uomini protagonisti della storia non sono affatto da meno, da Minosse, a Teseo, al dio Dioniso, i cui atteggiamenti non rimandavano a quelli dei suoi familiari, ma che si conferma come loro. Se esistono uomini vittime di altri uomini, Perseo, Ippolito, Dedalo, sono solo una minoranza se confrontati alle donne e alle stragi che avvengono loro.

In conclusione, per quanto lo stile di scrittura e le descrizioni mi siano piaciuti, per quanto abbia adorato il personaggio di Fedra, non riesco appieno a dare un voto alto a questo libro, le cui mancanze, dal personaggio di Arianna, al finale bruscamente mescolato, al fintamente femminista, mi impedisce di amare l’opera.

Date un’occhiata a ciò che pensano *l* altr* compagn* di recensioni!