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Lei che divenne il sole di Shelley Parker-Chan- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa dedicata a “Lei che divenne il sole” di Shelley Parker-Chan. Un grazie enorme a Valeria che ha organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Disponibile su:    

Collana: Fantastica

408 pagine

Prezzo: € 20,00

ISBN: 9788804746072

Una piana polverosa, un villaggio tormentato dalla siccità, un indovino. È così che due bambini apprendono il loro fato: per il maschio si prepara un futuro di eccellenza; per la femmina, nulla.
Ma nella Cina del 1345, che soggiace irrequieta al gioco della dominazione mongola, l’unica “eccellenza” che i contadini possono immaginare è negli antichi racconti e il vecchio Zhu non sa proprio come suo figlio, Chongba, potrà avere successo. Viceversa, la sorte della figlia, per quanto intelligente e capace, non stupisce nessuno.
Quando un’incursione di banditi devasta la loro casa e li rende orfani, però, è Chongba che si arrende alla disperazione e muore. La sorella decide invece di combattere contro il suo destino: assume l’identità del fratello e inizia il suo viaggio, in una terra in cui si è accesa la fiamma della rivolta. Riuscirà a sfuggire a ciò che è scritto nelle stelle? Potrà rivendicare per sé la grandezza promessa al fratello e sollevarsi oltre i suoi stessi sogni?
In questo acclamato fantasy storico Shelley Parker-Chan riscrive la vicenda di Zhu Yuanzhang, il contadino ribelle che nella Cina del XIV secolo cacciò i mongoli, unificò il Paese e divenne il primo imperatore della gloriosa dinastia Ming.

“Il Cielo non vuole il mio fallimento.”

Se mi conoscete online o nella vita “reale”, sapete quanto abbia adorato questo libro e sono molto contenta che sia stato tradotto e portato in Italia, perché merita davvero di essere amato e apprezzato da più persone possibile. Di solito non leggo libri storici, non mi capita molto spesso, ma sono stata subito attirata da questo libro in quanto queer retelling e non me ne sono affatto pentita.

In un villaggio tormentato dalla siccità un indovino predice due destini: a due fratelli uno di eccellenza al bambino e un destino di nullità alla bambina, cosa che non stupisce nessuno. Eppure dopo un attacco di banditi che li rende orfani è il ragazzo che si lascia morire e la bambina, determinata a non scomparire e a non soccombere al destino predetto decide di rubare la sua identità ed entrare nel monastero come novizio, iniziando una nuova vita come Zhu Chongba. Spinta da una forza e determinazione incredibile, Zhu farà qualunque cosa in suo potere, non importa quanto crudele o impossibile, per nascondersi dal proprio destino e raggiungere la grandezza. Quando il monastero, che era diventato il suo rifugio, viene attaccato e distrutto perché si era rifiutato di supportare la ribellione contro i Mongoli, Zhu decide di continuare a lottare per raggiungere e ottenere l’eccellenza.

“Lei che divenne il sole” è un brillante retelling al femminile dell’ascesa di Zhu Yuanzhang, il contadino ribelle che nella Cina del XIV divenne il primo imperatore della gloriosa dinastia Ming. La storia è intrigante, la caratterizzazione è assolutamente perfetta e, come scritto in precedenza, nonostante i libri storici non siano il mio genere prediletto, questo mi ha catturato sin dall’inizio.

La protagonista principale è Zhu Chongba e il suo ardente desiderio di sopravvivere, di importare e diventare qualcuno di grande. Testarda, intelligente, forte, la sua determinazione è l’aspetto che più ho amato di lei. La sua ferocia e intelletto, i suoi costanti piani sono caratteristiche mi hanno fatto innamorare del suo personaggio, poiché è molto realistica, brillante e brutale. Soprattutto nel mondo in cui è costretta a vivere, all’interno del quale le donne sono spesso ignorate e sottovalutate, Zhu Chongba comprende quanto sia necessario nascondere la sua vera identità, assumendo quella del fratello deceduto. La protagonista è disposta a tutto, anche a uccidere, ferire e tradire, pur di ottenere ciò che desidera.

Ouyang è un altro personaggio estremamente interessante e brillante, il generale eunuco che è destinato a incontrare e scontrarsi con Zhu Chongba ancora e ancora nel corso del libro. Rappresentano due facce della stessa moneta, entrambi oppressi dai loro passati, entrambi determinati a raggiungere e compiere il loro destino, nonostante sarà doloroso sia per loro che per chi li circonda. Ouyang è un personaggio intenso e geniale, complesso e sfaccettato nelle sue bugie e segreti, nei suoi affetti e devozioni, nel suo dolore e nella vergogna che prova e ho adorato il suo personaggio immediatamente.

La storia è principalmente raccontata dal punto di vista di Zhu Chongba e Ouyang, ma sono presenti anche i punti di vista di Lord Esen e Ma, che contribuiscono a rendere la trama ancora più intricata e meravigliosa e, soprattutto, questo alternarsi non stanca il lettore, ma lo incuriosisce ancora di più.

L’ambientazione è molto evocativa, mescolando aspetti fantastici e storici, lo stile di scrittura è coinvolgente così come il ritmo che alterna scene di battaglia con intrighi, momenti teneri con scene brutali, piani e complotti. Leggere questo libro è stato molto interessante e ho apprezzato moltissimo sia la caratterizzazione dei personaggi che il loro sviluppo, soprattutto quello di Zhu Chongba, che ho amato nella sua ferocia e testardaggine. Ho amato, inoltre, come l’autrice abbia esplorato la questione del genere e dell’orientamento sessuale sia in Zhu Chongba che Ouyang, come abbia sviluppato Ouyang e quanto quest’ultimo si senta intrappolato nel proprio corpo e situazione e come Zhu Chongba s’interroghi su se stessa, il proprio corpo e sulla propria identità. Entrambi i personaggi sono stati messi, da altri e da scelte altrui, lungo le strade dei loro destini, che sono costretti e spinti a compiere, non importa il costo.

Accade raramente che io sia tanto affascinata e stregata da un libro e “Lei che divenne il sole” è diventato uno dei migliori libri che abbia letto quest’anno. Sono stata catturata dall’ambientazione, nella Cina antica e attirata da una caratterizzazione intensa e ben scritta, travolta dalle scelte e complotti dei personaggi, dalle loro perdite e conquiste, dai loro amori e destini. Una storia coinvolgente e dolorosa, che ho amato profondamente e che assolutamente consiglio a tutti.

Date un’occhiata alle note per contestualizzare meglio la storia e, se potete, recuperatelo anche in lingua inglese, perché non ve ne pentirete affatto!

Eccovi il calendario!

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Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram- Review Party

Buonsalve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “Darius, va tutto bene (forse) di Adib Khorram. Un grazie a Franci Karou per aver organizzato l’evento e alla casa editrice Rizzoli per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

di Adib Khorram (Autore) 
 Paolo Maria Bonora (Traduttore)
Rizzoli, 2021
Copertina di: Darius, va tutto bene (forse)

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Darius Kellner ha sedici anni, vive a Portland ed è mezzo persiano da parte di madre, ma sa più il klingon di Star Trek che il farsi, e conosce meglio le usanze degli Hobbit che quelle persiane. Ora, il suo primo viaggio in Iran sta per rivoluzionargli la vita.
Darius non è esattamente quello che si dice un ragazzo popolare a scuola: farsi accettare per quello che è non è mai stato semplice ed è convinto che in Iran sarà lo stesso. Ma quando abbraccia per la prima volta la nonna e incontra Sohrab, il ragazzo della porta accanto, tutto cambia. I due cominciano a trascorrere insieme le giornate giocando a calcio, mangiando faludeh e parlando per ore su un tetto, il loro posto segreto con vista sulla città di Yazd. Sohrab e la sua famiglia persiana lo chiamano Dariush, e lui non si è mai sentito se stesso come in quel momento: per la prima volta nella vita sente che forse, forse, le cose dopotutto potrebbero davvero andare bene per lui…

TW: bullismo, razzismo, depressione, riferimenti al suicidio

“C’è un detto persiano. Tradotto diventa “il tuo posto era vuoto”. Lo diciamo quando ci manca qualcuno.” Ho tirato su col naso. “Il tuo posto era vuoto, prima. Ma questa è la tua famiglia. Questo è il tuo posto.”

La vita di Darius non è semplice. Ha difficoltà a farsi accettare a scuola, viene bullizzato, soffre di depressione, non ha un buon rapporto con suo padre e, pur essendo metà persiano per parte di madre, conosce più il Klingon che il farsi, più il mondo degli Hobbit che le usanze persiane. Quando si scopre che suo nonno è malato e bisogna andare a trovarlo in Iran, Darius è convinto che sarà altrettanto difficile, se non di più, sentirsi integrato lì. Appena arrivato, però, l’incontro dal vivo, dopo anni di videochiamate, con i nonni e la conoscenza di Sohrab, il loro vicino di casa, stravolge la sua vita. Tra partite di calcio, usanze persiane, visite archeologiche e chiacchierate, Darius inizia a confrontarsi con se stesso, le sue difficoltà e desideri, riuscendo, forse, a trovare finalmente il suo posto.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un intenso e incantevole libro sull’amicizia e la famiglia, sui legami interpersonali nella loro complessità e sfaccettature. Un libro meraviglioso, che mi ha colpita profondamente. Devo ammettere, però, che non mi ha coinvolta sin dall’inizio, anche se ho finito per amarlo nel suo complesso. Si tratta di un libro che non ha una trama molto dinamica, non ci sono molti eventi o colpi di scena, ma è una storia intima e introspettiva, spesso con ripetizioni, soprattutto per sottolineare quando Darius si senta inadeguato. Darius non conosce il farsi, ma sa tutto (o quasi) sul thè, Darius non conosce le usanze persiane, ma è esperto di quelle degli Hobbit. Questo suo sentirsi inadeguato viene sottolineato, pur involontariamente, dal conflitto con il padre, dal confronto con la sorella Laleh, dall’arrivo in Iran e l’incontro con la sua famiglia persiana. In quel contesto Darius troverà, finalmente, il suo posto, incontrando quello che diventerà il suo migliore amico, lasciandosi coinvolgere nelle usanze persiane, apprendendone di nuove e mettendo da parte ansie e preoccupazioni per godere della presenza della sua famiglia, consentendo al viaggio di cambiargli la vita.

La storia, come scritto in precedenza, non è molto dinamica, ma si focalizza sulla caratterizzazione e crescita dei personaggi, soprattutto di Darius. Il lettore ha modo, dato che la storia è raccontata da lui, di conoscerlo a fondo, con le sue ansie e paure, desideri e sogni. Il punto di vista di Darius è coinvolgente e spiritoso. S’interroga sulle cose, spiega e approfondisce la conoscenza del lettore sul cibo persiano, le usanze, la religione, i luoghi importanti sia alla comunità che alla famiglia di Darius. Tramite il suo punto di vista è palese la sua sofferenza e inadeguatezza, ma anche la sua curiosità e gioia nell’aver trovato un amico, nel poter finalmente conoscere i suoi nonni, zii e cugini.

Ho amato l’immersione nel mondo persiano con le usanze, tradizioni, cibo e visite culturali ed è stato molto interessante conoscere nuove cose, tramite il punto di vista di Darius e seguirlo nel suo viaggio, sia psicologico che fisico, entrando in contatto sia con la sua storia personale che con la sua cultura. Ho adorato, inoltre, i mille riferimenti al Signore degli Anelli, gli Hobbit e a Star Trek. E soprattutto al thè.

All’interno della storia sono importanti i rapporti interpersonali e ho molto apprezzato quello tra Darius e Sohrab e quello tra Darius e suo padre Stephen. L’amicizia tra Darius e Sohrab è narrata splendidamente, un rapporto semplice e istintivo in cui i due ragazzi riescono a connettere immediatamente, diventando subito amici e migliori amici, comprendendosi senza parlare, ascoltandosi, facendo riferimento l’uno all’altro, supportandosi e aiutandosi.

“Io ho capito che con Sohrab saremmo stati amici per la vita. A volte certe cose si sanno e basta.”

Ho adorato leggere della loro amicizia, mi ha scaldato il cuore, soprattutto perché il loro rapporto è ricco di sfumature e i due ragazzi si comprendono, affrontando tematiche importanti e complesse, sfogandosi e diventando importanti l’uno per l’altro sin dall’inizio.

Importante e fonte di tristezza e inadeguatezza per Darius è il suo rapporto con il padre. Si comprende il distacco nei suoi confronti anche dal punto di vista linguistico, dato che si riferisce a lui con nome e cognome, soffrendo perché sente di averlo deluso, si sente inadeguato, sia per la mancanza di amici a Portland, che per il suo peso e non riesce a connettere con lui come faceva un tempo. Il loro rapporto è molto complesso e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore sia riuscito a farlo sviluppare e crescere, spingendo Darius e suo padre a confrontarsi e a parlare e a riavvicinarsi.

“Il suicidio non è l’unico modo in cui si può perdere qualcuno a causa della depressione.”

Con delicatezza e attenzione l’autore affronta tematiche importanti all’interno della storia. Non solo il bullismo e il razzismo, di cui è vittima Darius, le discriminazioni razziali di cui è vittima Sohrab, ma anche la depressione, i pensieri negativi e suicidi. Sin dall’inizio, infatti, il lettore viene a conoscenza del fatto che sia Darius che suo padre soffrono di depressione e ho molto apprezzato il modo in cui l’autore affronta la tematica, l’importanza della medicina e della terapia, del supporto familiare e del parlare (nonostante ci siano dei preconcetti da parte della famiglia iraniana di Darius, ma sono solo accennati in poche righe). Importante è il modo in cui l’autore, tramite la storia di Darius, abbia voluto sottolineare quanto la depressione possa influenzare la vita di chi ne soffre e di chi è loro accanto, ma non governarla e, per motivi personali, trovo bellissimo questo messaggio.

“Darius, va tutto bene (forse)” è un romanzo bellissimo, intimo e introspettivo, con un protagonista forte e complesso, la cui crescita e caratterizzazione ho adorato. Una storia che tratta di amicizia e famiglia, cultura e tradizioni, thè e riferimenti agli Hobbit e a Stark Trek. Una storia che è un abbraccio, che fa capire quanto, nonostante tutto sembri nero, le cose possono e andranno per il verso giusto.

Ecco il calendario con le altre recensioni!

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Io, i miei mostri e me di Caterina Costa- Cheit.Jpg Review Party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party di Io, I miei mostri e me di Caterina Costa, in arte Cheit.Jpg. Un grazie enorme alla casa editrice Beccogiallo per questa magnifica occasione e per la copia in anteprima e a Valeria per aver organizzato l’evento! Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

di Caterina Costa (Autore)
Becco Giallo, 2021
Caratteristiche: 112 pp. col., brossura
ISBN: 9788833141831

Il primo libro della giovanissima Caterina Costa, instagrammer, autrice di webcomics, conosciuta tra i suoi tanti fans con lo pseudonimo di CHEIT. Un webcomics che racconta senza filtri le ansie, le paure, le inquietudini, le sofferenze dei ventenni di oggi. Un’autrice dall’enorme seguito sui social media.

“Io, i miei mostri e me” è una raccolta di fumetti dalle svariate tematiche e trattano dell’amore, dell’amicizia, famiglia, depressione, dolore, solitudine. Con delicatezza e intensità l’autrice e artista riesce a rappresentare alla perfezione emozioni che, chi più chi meno, provano tutt*, facendoci sentire meno sol*, più compres* e consentendo, a chi non ha provato quelle stesse emozioni, di comprenderle almeno in parte. Un lavoro profondo e vulnerabile, dato che l’autrice si espone, si mette a nudo, esprimendo le sue paure e titubanze, le delusioni e sofferenze, la solitudine e i pensieri negativi, oltre a raccontare momenti di gioia e complicità, di soddisfazione e riscatto.

Come si nota leggendo questo delizioso libro, alcune opere hanno un titolo, dato che l’autrice ha partecipato alla sfida dell’inktober, che consiste nel creare un’opera al giorno partendo da una parola proposta. Le tavole che compongono questo libro presentano e alternano colori caldi e freddi, come l’arancione, il giallo, il rosso che contrastano nettamente con il blu, il nero, il grigio. I colori sono importanti perché oltre a rappresentare quel momento o l’altro aiutano anche a comprendere il cambiamento all’interno dei personaggi. Lo si può notare dalla prima vignetta quando il personaggio presenta il colore blu della malinconia che, nel corso dell’opera, sfuma fino a diventare rosa, ad assumere un colore più caldo appena il personaggio si sente a suo agio in compagnia di altre persone. O, nel caso contrario, in una vignetta quasi a metà del libro che raffigura un personaggio sorridente, i cui colori caldi e avvolgenti che, una volta in balia dei brutti pensieri (rappresentati fisicamente da una figura scura e minacciosa) iniziano a sfumare e a diventare sempre più freddi e bianchi.

Ogni opera, tavola è composta da quattro parti e in queste quattro vignette, l’artista racconta una storia, che può essere una delusione amorosa, un ricordo doloroso, un incontro spiacevole, un momento di debolezza, le difficoltà della vita di tutti giorni, ma anche momenti di serenità e allegria in compagnia degli amici, della famiglia, dell’amore. Riesce, a mio parere, ogni volta a colpire nel segno, esprimendo alla perfezione, senza giri di parole o altro, l’emozione di quella vicenda, trasmettendo sofferenza, sollievo, rabbia, delusione, felicità, ottimismo e ogni possibile sfumatura dell’essere umano.

Spiccano, o almeno hanno colpito me in particolar modo, le vignette che trattano della solitudine e della depressione e l’artista ha rappresentato in maniera estremamente realistica la difficoltà di essere in pubblico, il bisogno di prendersi una pausa, la pressione dovuta all’ansia, la presenza fastidiosa e insidiosa della depressione e dei pensieri negativi, rappresentati da figure nere o da un groviglio scuro che avvolge i personaggi.

Con delicatezza e sensibilità l’artista rappresenta l’immensa gamma delle emozioni che riguardano tutt* noi, le difficoltà nell’amicizia, le delusioni amorose, i momenti di solitudine e depressione, i pensieri negativi, ma anche i momenti di felicità, l’affetto degli amici, il sostegno della famiglia. Opera dopo opera rappresenta l’essere umano nella sua complessità, con i suoi alti e bassi. Si tratta di una raccolta imperdibile, dai disegni intensi e ben definiti e dalle parole, pur essendocene poche, che colpiscono nel segno ogni volta. Assolutamente da divorare tutto di un fiato, soprattutto perché è una raccolta che spinge chi la legge a sentirsi meno sol*, più compres* e quasi avvolt* in un abbraccio. Meravigliosa.

Five stars rating vector icon

Date inoltre un’occhiata alle altre recensioni!

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Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia- Review party

Benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Mexican Gothic di Silvia Moreno-Garcia! Un grazie ad Ambra per aver organizzato l’evento e aver creato le meravigliose grafiche e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Disponibile su:    

Genere: Gialli e Thriller

ISBN: 9788804742142

348 pagine

Prezzo: € 18,00

Cartaceo

In vendita dal 2 novembre 2021

Noemí Taboada riceve una lettera angosciata e delirante da sua cugina Catalina, che ha appena sposato un inglese altolocato e che implora il suo aiuto. E così si reca a High Place, una tetra dimora sperduta tra le montagne del Messico.
Noemí è poco credibile nei panni della crocerossina: è una raffinata debuttante, più adatta ai cocktail party che alle indagini poliziesche, ma è anche caparbia, sveglia, e non si lascia intimorire facilmente: certo non dal marito di Catalina, uno sconosciuto dall’aria sinistra ma intrigante; né dal padre, l’anziano patriarca che sembra particolarmente attratto da lei; e neppure dalla casa, che inizia a invadere i suoi sogni con visioni di sangue e sventure.
Il suo unico alleato in questo luogo inospitale è il più giovane membro della famiglia. Ma forse anche lui ha un oscuro segreto da nascondere.
Mentre dal passato riemergono storie di violenza e follia, Noemí viene lentamente risucchiata in un mondo terrificante e seducente al tempo stesso. Un mondo dal quale potrebbe essere impossibile fuggire.

TW: omicidio, morte, stupro, tentato stupro, cannibalismo, incesto.

Noemì Taboada è una raffinata debuttante e conduce una vita dorata tra feste, amici, flirt e i suoi studi, nonostante sembri cambiare spesso idea su cosa voglia studiare, interessandosi, al momento, all’antropologia. Quando riceve una lettera delirante da parte di sua cugina Catalina, che implora il suo aiuto e che afferma suo marito la stia avvelenando, Noemì decide di correre da lei. A High Place, una casa dall’aspetto lugubre e trasandata, Noemì si scontra immediatamente con i suoi abitanti e le loro regole, come restare in silenzio durante la cena, abbassare la voce, non fare domande e non fumare. Noemì con i suoi vestiti, la sua vitalità e curiosità si ritrova a sentirsi come un pesce fuor d’acqua, ma è determinata a scoprire cosa stia succedendo a sua cugina e come aiutarla, anche se ciò significa scontrarsi con il marito della donna, Virgil, affascinante e spaventoso, con Florence, che si occupa della casa con fermezza e severità e con il patriarca della famiglia, Howard, che è stranamente e in maniera inquietante affascinato da lei. L’unico alleato sembra essere Francis, il più giovane e timido della famiglia. Quando Noemì inizia ad essere affetta da incubi e visioni, prende la decisione di scoprire cosa stia accadendo in quella casa, quali sono i suoi segreti e cosa nasconde quella famiglia. Prima di restare prigioniera lì per sempre.

Mexican Gothic è un magnifico fantasy gotico femminista, ambientato in una lugubre casa con i suoi misteri, infettata da fantasmi e violenza. La protagonista principale è Noemì, che si ritrova in una situazione e in un mondo lontanissimo da quello cui è abituata, fatto di silenzio, bugie e violenza. Noemì è, però, coraggiosa, determinata e brillante e, affezionatissima alla cugina Catalina, è disposta a tutto pur di salvarla e scoprire i segreti di quel luogo. Noemì si ritrova in un mondo, in un’abitazione, dove sono gli uomini a dominare e controllare ogni cosa, o meglio, il patriarca Howard e lei si scontra sin dall’inizio con le regole e misteri, rifiutandosi di cedere, di abbassare la testa e determinata a salvare se stessa e la cugina da una casa che è diventata, rapidamente, una prigione, quasi fosse viva e non volesse lasciarle andare.

In Mexican Gothic è presente una battaglia tra uomini e donne che lottano per la loro indipendenza e libertà, nel Messico degli anni ’50. Noemì lotta contro ciò che i suoi genitori si aspettano da lei, contro la madre che è convinta che le donne debbano seguire una determinata strada, da debuttante a moglie, senza continuare gli studi, contro suo padre che la considera troppo incostante e che è disposto a lasciarla iscriversi all’Università Nazionale se dovesse riuscire a salvare la cugina. Interessante e inquietante rendersi conto di quanto la libertà femminile sia limitata, anche e soprattutto da sposate, come, ad esempio, la sorte di Catalina che viene decisa dal marito, dal medico e dal suocero.

Nonostante la presenza maschile che lotta in tutti modi per sminuire e ostacolare la libertà femminile, le donne in Mexican Gothic sono forti, testarde e coraggiose, determinate ad affermare se stesse, con i loro piani e le loro scelte e intrighi. Da Agnes a Ruth, che lottano contro i valori e le tradizioni della famiglia, a Catalina e Noemì, queste donne sono disposte a tramare, uccidere, scappare per ottenere la loro libertà e fare le scelte giuste. Inoltre è anche una lotta tra ricchi e poveri, le differenze socioeconomiche lampanti, se si pensa al modo in cui la famiglia Doyle tratta i loro minatori, soprattutto se messicani e la noncuranza nei confronti delle loro sofferenze. In un ciclo costante di violenza, mistero e sangue, Noemì lotta per essere libera e salvare le persone che ama e che ha imparato ad amare.

Uno degli aspetti che ho amato di Mexican Gothic è l’ambientazione, che mi ha ricordato moltissimo Cime tempestose e altri libri gotici, con la sua nebbia, posti inquietanti, domestici silenziosi, incubi, misteri raccapriccianti, con una protagonista e eroina cocciuta e coraggiosa. Singolare è la casa stessa, quasi un personaggio a sé stante, con le sue azioni e desideri, una prigione, una gabbia e un organismo vivente al tempo stesso. Interessante è il personaggio di Francis, il figlio più piccolo, che è disposto a sfidare la sua famiglia e le loro tradizioni pur di fare la cosa giusta, desiderando vedere il mondo e scappare da una casa che è diventata per tutti una prigione, i cui abitanti, volenti o nolenti, sono prigionieri e bloccati in un ciclo di violenza e sangue. Catalina è la prima, seguita da Noemì, a sconvolgerlo, rifiutandosi di essere usate e oggettificate dagli uomini della casa. Le donne, viste e usate come oggetti e considerate in quanto mogli e madri, è un concetto contro il quale Noemì lotta sin dall’inizio.

Nonostante siano presenti personaggi maschili positivi, in Mexican Gothic sono le donne le vere protagoniste. Brillanti, testardi, complesse spiccano all’interno della storia e si rifiutano di condividere il palcoscenico con nessun altro. Lottando contro l’oggettificazione delle donne, che lottano per il loro diritto di avere scelte ed essere libere, Mexican Gothic è ricco di personaggi forti e determinati, presenta un mistero intrigante e un’ambientazione affascinante, seppur inquietante. Consiglio questo libro a coloro che amano un buon mystery, forti personaggi femminili, lotta contro il patriarcato e la volontà di farsi valere.

Eccovi il calendario! Date un’occhiata anche alle altre tappe!

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La confraternita delle streghe di Kass Morgan e Danielle Paige- Review party

Buonsalve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a La confraternita delle streghe di Kass Morgan e Danielle Paige. Un grazie enorme, come sempre, alla fantastica Ambra che l’ha organizzato e ha creato le stupende grafiche e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Kass Morgan – Paige Danielle
pubblicato da Mondadori

Traduttore M. C. Scotto di Santillo


La Kappa Rho Ni non è una confraternita come le altre. Non solo perché è la più potente ed esclusiva del campus. E nemmeno perché tutte le ragazze che ne fanno parte sono bellissime, intelligenti e ambiziose. Il vero motivo è che quelle studentesse nascondono un segreto. Sono tutte streghe. Scarlett Winter ha sempre saputo di esserlo ed è determinata a diventare la presidentessa della confraternita, come prima di lei lo sono state sua madre e sua sorella. L’unico ostacolo è un terribile segreto del suo passato che, dovesse venire alla luce, le farebbe perdere tutto… Vivi Devereaux, invece, non ha idea di essere una strega e non ha mai vissuto abbastanza a lungo in un luogo per riuscire a costruire dei rapporti duraturi. Per lei, entrare a far parte della Kappa Rho Ni significherebbe trovare un posto in cui sentirsi finalmente a casa. E per questo è disposta a tutto pur di riuscirci. Peccato che sulla sua strada trovi Scarlett, assolutamente convinta che lei non sia per nulla adatta a diventare una “sorella”. Quando però un potere malvagio inizia a manifestarsi nel campus, le ragazze si trovano costrette a mettere da parte le loro rivalità per salvare le compagne. Qualcuno, infatti, ha scoperto il segreto della confraternita ed è intenzionato a fare il possibile per vedere bruciare tutte quelle streghe…

Dopo aver trascorso anni trasferendosi da un posto all’altro, senza riuscire a creare rapporti duraturi e seguendo la particolare madre da una città all’altra, Vivi è determinata a far sì che il Westerly College di Savannah diventi un luogo dove potersi finalmente sentire a casa. Quando si ritrova a partecipare alla festa delle Kappa Rho Ni ed ad essere affascinata dalla confraternita femminile, Vivi non solo scopre l’esistenza di un mondo dove le streghe esistono, ma che lei possiede poteri magici dei quali ignorava l’esistenza. Determinata a capirli e a far parte di quel mondo e di quella confraternita, Vivi è disposta a tutto, anche a scontrarsi con la sua nuova “sorella”, Scarlett, convinta che lei non sia adatta a quel mondo. Ben presto entrambe verranno a conoscenza dell’esistenza di pericoli mortali in agguato e che servirà l’aiuto di tutte per proteggersi da chi vuole far loro del male.

La confraternita delle streghe è un libro davvero molto avvincente e scorrevole e che si divora in pochissimo tempo, o almeno è stato così per me. Sono stata trascinata immediatamente nell’atmosfera affascinante del college di Westerly, nella curiosa e intrigante confraternita, i cui membri sono chiamati Corvi (da cui il nome originale del libro, “The Ravens”). Tra lezioni (poche), flirt (tanti), feste e incantesimi, la vita di Vivi verrà stravolta, aprendole nuove porte, spingendola a conoscere lati di se stessa, del suo passato e della sua stessa famiglia che ignorava.

La storia è narrata da due punti di vista, ben distinti l’uno dall’altro, quello di Vivi e di Scarlett, che presentano al lettore due visioni diverse della storia. Da un lato Scarlett, con la sua conoscenza della magia e di come funziona il mondo del college e dall’altro Vivi, che, come il lettore stesso, ignora sia le dinamiche socioeconomiche del luogo, sia magia e incantesimi. Le due giovani non possono essere più diverse e il loro rapporto sarà complicato sin dall’inizio, soprattutto per motivi di cuore. Scarlett appartiene a un mondo fatto di glamour, potere e ricchezza, con le sue amicizie, la sua magia, il suo ragazzo e un destino, apparentemente, già scritto. Tramite il suo punto di vista il lettore entra in contatto con il mondo affascinante della confraternita, apprendendone il passato, le dinamiche e anche la storia di Scarlett, con i suoi legami, le aspettative della famiglia, i suoi desideri e il bisogno, quasi, di aver tracciato già la propria rotta, cosa che, nel corso nel libro, la porterà a scontrarsi con la realtà. Vivi, d’altro canto, contrasta nettamente sia con Scarlett che con il resto dei Corvi della confraternita, per il modo di vestire e muoversi e la sua ingenuità. Grazie anche all’aiuto delle nuove reclute, tra cui l’amica Ariana, la giovane lotterà e imparerà a integrarsi e, tramite il suo punto di vista, il lettore viene coinvolto nel mondo magico, tra incantesimi, formule, rime, esercitazioni, iniziazioni e prove e potrà seguirne la crescita e maturazione.

Il mondo accademico, lo studio fanno solo da sfondo alla confraternita e al legame che si instaura, o che si è già instaurato nel caso di Scarlett, Tiffany e Dahlia, tra i personaggi, la forte sorellanza tra le giovani, gli incantesimi, il loro mondo che sembra iniziare e concludersi all’interno della loro casa. Almeno finché il mondo esterno non inizia a presentare minacce disposte a distruggere le loro vite. L’elemento della minaccia, dell’aggressione, della morte contrasta nettamente con la magia, apparentemente, innocua che Vivi pensava di trovare nei Corvi. Viene spalancato, così, un mondo fatto di vendette, bugie e segreti che rischiano di compromettere ogni cosa e che cambieranno la storia di molte giovani.

Ho trovato questo romanzo davvero travolgente e mi è molto piaciuta la caratterizzazione dei personaggi e come crescano nel corso della storia. Vivi, che all’inizio sembrava molto ingenua, soprattutto nei rapporti interpersonali e a causa della sua storia, diventa più certa e sicura di sé, traendo forza non solo da ciò che ha imparato da se stessa, ma anche dal legame con le altre ragazze. Scarlett, invece, l’ho trovata abbastanza snob e, anche se in maniera molto diversa da Vivi, sempre ingenua, ma ho potuto apprezzare il suo sviluppo e come abbia imparato dalle circostanze e dai rapporti interpersonali. D’altro canto, ho adorato anche la presenza delle altre streghe, come Ariana, Tiffany, Sonali. Sebbene i personaggi maschili siano solo due, Mason e Jackson, e che spicchino in maniera positiva, La confraternita delle streghe è un romanzo che ruota e si focalizza sulle donne, sul legame tra loro, sulla sorellanza che non viene imposta, ma creata e nutrita nel tempo.

Lo stile di scrittura è semplice, molto coinvolgente, intervallando momenti divertenti e dolci a tragici e tristi, riflessioni e battute, conducendo i personaggi e il lettore con loro all’interno della storia sin dalla prima pagina. Sono molto colpita da questo romanzo. Non lo ritengo un capolavoro, avrei evitato i molti momenti di ingenuità da parte di Vivian, legati al fattore romance che non mi è piaciuto particolarmente, ma nel complesso la storia è deliziosa, intrecciando incantesimi e magia ad amicizia e indagini, misteri e segreti. Un buon libro, davvero consigliato.

Ecco a voi il calendario delle altre recensioni!

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Il paese del buio di Melissa Albert- Review Party

Buonsalve e benvenut* alla tappa del review party dedicato a Il paese del buio di Melissa Albert! Grazie mille, Maria Cristina, per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Autore: Melissa Albert
Editore: Rizzoli
Collana: Narrativa Ragazzi
Anno edizione: 2021
Il bosco era solo l’inizio.
Alice è scappata dal mondo fiabesco di Hazel Wood, e ora lei e gli altri abitanti dell’Oltremondo sono sbarcati a New York, alla ricerca di una vita non magica. Ma condurre un’esistenza totalmente umana non è semplice per Alice. Come si dice, si può togliere Alice dall’Oltremondo, più difficilmente l’Oltremondo da Alice. Ci riuscirà? Non sarà facile: dovrà scoprire chi è a uccidere e mutilare i profughi del suo vecchio mondo, affrontare un potentissimo vecchio nemico, fare i conti con la propria doppia (anzi, tripla) identità, e ultimo ma non ultimo salvare – con il sempre provvidenziale aiuto di Ellery Finch – il nostro povero mondo reale.

Il paese del buio inizia un anno dopo gli eventi del primo libro. Alice è libera dalla propria storia, lontana dall’Oltremondo, salvata e aiutata da Ellery Finch e dalla propria testardaggine. Alla fine del primo libro si ritrova sulla Terra, dopo essere scomparsa da due anni e ora lotta per condurre una vita normale. Desidera essere una ragazza come tante, diplomarsi, lavorare, vivendo con la madre Ella. La sua fuga dall’Oltremondo, però, ha suscitato una reazione a catena, spingendo altre Storie a fare lo stesso e ora il regno, svuotato man mano dai suoi abitanti, sta morendo. Coloro che sono fuggiti da lì ora vivono sulla Terra, cercando di ambientarsi, facendo incontri e andando avanti. La presenza di Dafne, però, un’altra ex Storia e sovversiva, costringe Alice a scegliere tra i due mondi e sceglie quello cui appartiene la madre Ella. Quando alcuni abitanti dell’Oltremondo vengono uccisi, in un modo che ricorda in maniera inquietante quello di Alice, tramite il ghiaccio, la giovane è sospettata e quando inizia a ricevere lettere da una persona che credeva persa per sempre, la vita di Alice è stravolta.

Il paese del buio, sequel di Oltre il bosco, è la conclusione perfetta e travolgente di una storia molto originale ed evocativa. Un mix di fantasy, thriller, un’indagine per omicidio, favole dark e raccapriccianti ed è assolutamente unico. La storia viene raccontata da due punti di vista, quello di Alice e di Ellery Finch e le loro vicende si muovono in maniera quasi parallela, intrecciandosi, precedendosi e anticipandosi. Quella di Alice, sulla Terra, che si ritrova a indagare sugli omicidi e a capire chi stia cercando di incastrarla o di ucciderla e quella di Ellery che, dopo aver visto l’Oltremondo morire, ha deciso di continuare a viaggiare con una misteriosa compagna, alla ricerca del famigerato Paese del buio, la cui favola viene raccontata parallelamente dai due protagonisti. Nel corso dell’intero libro, le storia di Alice e Ellery scorrono su binari diversi, connessi da lettere magiche e coincidenze, attraversando mondi e tempi. Esattamente come il primo volume, Il paese del buio presenta favole dark, come quella di Ilsa, Il paese del buio, favole raccapriccianti, affascinanti e pericolose e, come Oltre il bosco, Alice è coinvolta in un mondo dove le favole esistono e dove le storie, e le Storie, sono in grado di uccidere.

Il paese del buio si compone come un mosaico, un puzzle visto da due punti di vista fino a ottenere l’immagine completa. Composto da tracce, mondi, indizi, morti, sangue e storie, è la conclusione perfetta e ideale per questa storia originalissima ed è stato davvero intrigante vedere la vita di tutti i giorni intrecciarsi con favole, Storie e misteri. Nel secondo volume è chiaro quanto i personaggi principali siano cresciuti, cambiati, Alice è più consapevole del mondo, anzi, dei mondi, che la circondando e se si ritrova travolta da entrambi, è sempre guidata dall’amore della madre a compiere la scelta giusta. Il suo rapporto con Ellery è particolare, soprattutto dopo la fine burrascosa del libro precedente e stavolta appare più presente, sviluppandosi tramite lettere e pensieri e con i due giovani che, stavolta, sono disposti a darsi una possibilità. Ho trovato molto realistico il desiderio di Ellery di visitare e viaggiare e ho amato il modo in cui tutto si collega e come il finale non sia né estremamente felice né triste, ma speranzoso e abbastanza realistico.

Ho amato tornare nel mondo di Alice e Ellery, nell’Oltremondo e venire travolta dall’ambientazione affascinante ed evocativa, dalle storie e Storie. Come il viaggio, psicologico e fisico, dei due protagonisti, Il paese del buio è quasi una spinta alla scoperta, al viaggio, una celebrazione della fantasia, l’immaginazione e l’amore. Meraviglioso poter tornare a viaggiare con loro, venire travolta dalle fiabe e dalle ambientazioni evocative e inquietanti, dai mostri, sogni e desideri. Una conclusione magnifica e i personaggi resteranno con me ancora a lungo, perché è davvero difficile lasciarli andare e tornare alla realtà.

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Ponte di anime di Victoria Schwab- Review party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Ponte di anime della magnifica Victoria Schwab! Grazie, Ambra, per aver organizzato, per le grafiche stupende e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Autore: Victoria Schwab
Traduttore: Marina Calvaresi
Editore: Mondadori
Collana: Oscar fantastica
Anno edizione: 2021
È lei che insegue gli spettri, o è il contrario?
Sia come sia, Cass potrebbe avere un talento per scovare gli spiriti inquieti. Insieme a Jacob, il suo migliore amico fantasma, è sopravvissuta a due città infestate mentre era in viaggio per il programma televisivo dei suoi genitori. Tuttavia nulla potrebbe prepararla a quel che la attende a New Orleans, un luogo che pullula di antiche magie, società segrete e terrificanti sedute spiritiche. Ma la sorpresa più terribile è un nemico che Cass non avrebbe mai sospettato di dover affrontare: un messaggero della Morte in persona. Sarà all’altezza della sfida? E a cosa dovrà rinunciare per vincerla?

Buonsalve ed eccoci con la recensione del terzo (per ora) volume delle avventure di Cassidy Blake! Dopo la fine misteriosa e piuttosto inquietante del libro precedente, Tunnel di ossa, Cassidy non ha tempo di riprendere fiato e subito lei, i suoi genitori, il gatto Grim e l’amico fantasma Jacob sono pronti (più o meno) per una una nuova tappa: New Orleans. In una città ricchissima di storia e di magia, di fantasmi, sedute spiritiche, società segrete, Cassidy dovrà affrontare nientepopodimeno che l’Emissario della Morte, un messaggero pronto a tutto per ristabilire l’ordine naturale delle cose. Cassidy sarebbe dovuta morire, ma è stata salvata da Jacob e in quanto Traversante ha attirato la sua attenzione. Cosa dovrà fare per liberarsene? A cosa sarà costretta a rinunciare?

Credo che Ponte di anime sia, finora, il mio preferito di questa saga, soprattutto per l’ambientazione. Come è accaduto nei libri precedenti, l’autrice ha un modo straordinario di coinvolgere il lettore e trascinarlo nella storia, nei luoghi visitati, sentendo l’atmosfera che circonda i personaggi. Tramite Cassidy e Jacob, grazie ai genitori della giovane, alla guida del luogo Lucas, il lettore visita cimiteri e inquietanti ville, stanze di sedute spiritiche, assistendo a una particolarmente travolgente, apprendendo la storia ricca, a tratti dolorosa e triste, ma affascinante di New Orleans, tra incendi, morti, spiriti e via discorrendo. Ho sempre voluto visitare le città presenti in questa saga e mi è piaciuto moltissimo poterle conoscere meglio, in modo molto originale. Se esistesse davvero lo show dei genitori di Cassidy e i loro libri ne sarei una grandissima fan.

La storia della città, con i suoi spiriti e le tappe interessanti che i genitori di Cassidy raccontano a lei, e al lettore stesso, s’intreccia con la vicenda della giovane e del suo scontro, fuga e resa dei conti con un messaggero della morte stessa. La conoscenza di Cassidy del mondo paranormale (e quella del lettore con lei) s’allarga, tramite anche l’incontro con una società segreta, nominata in precedenza, la presenza e l’aiuto di Lara e di personaggi dotati di conoscenze e poteri particolari. Come avvenuto nei libri precedenti, spicca moltissimo il legame che Cassidy ha instaurato con Jacob, nonostante sia condito dalla preoccupazione per il potere acquisito dallo spirito nel corso del tempo e viene sottolineato e sviluppato anche quello tra Cassidy e Lara che si ritrovano, fisicamente stavolta, ad affrontare insieme una nuova minaccia e a consolidare la loro amicizia.

Lo stile della scrittrice, i personaggi creati, l’ambientazione, tutto è magnifico, ben scritto e sviluppato e questa saga è una delle mie preferite. Fughe rocambolesche, scoperte scioccanti, momenti divertenti e inquietanti, tesi e tristi, riempiono questo terzo libro che si divora in pochissimo tempo e che consiglio assolutamente.

Se siete fan della Schwab, o se volete una lettura inquietante per Halloween (ma anche in tutti gli altri periodi dell’anno, obiettivamente), questo libro è perfetto per voi!

Date un’occhiata alle altre recensioni, qui il calendario!

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Cemetery Boys di Aiden Thomas- Review Party

Salve e benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Cemetery Boys di Aiden Thomas. Un grazie enorme ad Ambra per aver organizzato l’evento, per le bellissime grafiche e alla casa editrice per una copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Disponibile su:    

Genere: Fantascienza e Fantasy

ISBN: 9788804739661

408 pagine

Prezzo: € 20,00

Cartaceo

In vendita dal 26 ottobre 2021

YADRIEL HA EVOCATO UNO SPIRITO, E ORA NON RIESCE PIÙ A LIBERARSENE.
Yadriel è un ragazzo trans, ma i suoi – una famiglia latinx molto tradizionalista – faticano ad accettarlo. Lui, però, è determinato a dimostrare loro di essere un vero brujo e con l’aiuto di Maritza, sua cugina­ nonché migliore amica, decide di celebrare da solo il rituale dei quinces, ritrovare il fantasma di suo cugino Miguel, morto assassinato, e liberarlo nell’aldilà.
Ma il fantasma che evoca è quello di Julian Diaz, il bello e dannato della scuola, il quale non ha alcuna intenzione di tornarsene buono buono tra i morti. Anzi è ben deciso a scoprire cosa gli è successo e a chiarire alcune questioni lasciate in sospeso. Yadriel, che d’altronde non ha molta scelta, accetta di aiutare Julian, in modo che entrambi possano ottenere ciò che desiderano. Solo che, più tempo passa con lui, meno ha voglia di lasciarlo andare.

Noi persone queer siamo come i lupi. Ci muoviamo in branco.

Se mi conoscete, online o offline, sapete quanto io abbia amato e ami questo libro. Cemetery Boys è uno dei miei libri preferiti ed ero sia spaventata che al settimo cielo quando ho scoperto che sarebbe stato tradotto. Spaventata, anzi, preoccupata, per le desinenze e come sarebbero state usate, se correttamente o meno. Sono stata piacevolmente sorpresa, quindi, quando ho letto le note della traduttrice, che ha parlato di come, “in spagnolo si usi la desinenza neutra “x”, come alternativa proposta, mentre, in italiano, una delle alternative neutre proposte dal movimento per il linguaggio inclusivo, sia la schwa per il singolare (ǝ) e la schwa lunga per il plurale (з) e usando desinenze “tipiche” di ogni lingua, invece che di uniformare. Sono presenti “combinazioni” di desinenze neutre, come “lз brujx”, coerentemente con la lingua in cui compare la desinenza.” In conclusione, devo ammettere che ho trovato la traduzione molto ben fatta e rispettosa e ho adorato rileggere per l’ennesima volta questo libro magnifico.

Cemetery Boys è il tipo di libro che non vuoi che finisca, che rileggeresti, e rileggi, ancora e ancora, memorizzando citazioni, sorridendo e appassionandoti alle vicende dei personaggi perché è impossibile non sentirsi coinvolti e amarli tutti. Il tipo di libro che devi finire di leggere perché hai bisogno di sapere cosa accadrà e il libro che vorresti gustarti lentamente, perché non vuoi abbandonare quel mondo pieno di magia, di personaggi complessi e straordinari e dei quali vuoi sapere ogni cosa. Ho adorato e adoro Cemetery Boys e ha tutto ciò che si potrebbe mai desiderare: colpi di scena, personaggi ben scritti e sviluppati, tematiche affrontate alla perfezione, cugine simpatiche, un gatto adorabile, cani affettuosi e due ragazzi che sono dei cinnamon rolls.

La storia è bellissima, struggente e dolce ed esplora l’identità trans Latinx, il folklore Latinx e le sue leggende, ingiustizie razziali e classiste, pregiudizi e via discorrendo, una lettura molto importante. Un libro che tratta dell’importanza di essere se stessi, amarsi e accettarsi e le difficoltà incontrate durante questo percorso. Cemetery Boys è una storia d’amore queer, un mistero da risolvere, il tutto in una corsa contro il tempo.

La trama è coinvolgente, la storia piena zeppa di personaggi ricchi e pieni di energia, complessi e molto realistici. Ho amato moltissime cose di questo libro. Una delle cose che mi ha coinvolto sin dall’inizio è lo stile di scrittura di Aiden Thomas, che è fenomenale. Aiden Thomas ha scritto un libro così realistico che è quasi possibile assaggiare e annusare il mondo di Yadriel, quasi vedere gli spiriti che popolano il cimitero, la magia, la cucina, quasi seguire Yadriel, Maritza e Julian nel loro viaggio. Il worlbuilding è evocativo e ben scritto, ricco e complesso ed è stato molto interessante poter imparare cose sulla cultura Latinx, le leggende, i miti, sulla comunità brujx, i poteri e via discorrendo. Affascinante e confortante anche la loro visione della vita e della morte, che ho trovato bellissima.

I personaggi sono ben scritti e sviluppati e mi sono immediatamente affezionata a loro. Yadriel è il protagonista principale, è un ragazzo trans, gay e lotta per essere accettato dalla sua famiglia e dalla comunità brujx sia in quanto ragazzo che brujo. Brillante, testardo, un po’ introverso e timido, Yadriel è costantemente combattuto tra il desiderio di essere se stesso, di essere accettato e l’amore per la sua famiglia. Stanco di combattere, di essere la pecora nera della famiglia, è stato un piacere poter leggere di lui. Compagna di avventure, Maritza è la cugina di Yadriel, sempre pronta a supportarlo e a combinare guai ed è ferocemente leale. Ho amato la relazione che c’è tra lei e Yadriel e quella che si instaura con Julian, fatta di battibecchi, prese in giro e risate. Il terzo e ultimo protagonista è Julian ed è impossibile non amarlo sin dall’inizio. Testardo, chiassoso, senza filtri, ho riso di cuore leggendo i suoi modi di dire, sbagliati, ho sorriso pensando a quanto fosse ferocemente leale e affezionato ai suoi amici e mi sono sciolta nel leggere come la sua relazione con Yadriel sboccia e prosegue nel corso della storia.

La presenza di Julian mette sottosopra la vita, già complicata, di Yadriel che, non solo vuole trovare lo spirito di suo cugino Miguel e liberarlo, provando di essere un brujo, ma che si ritrova trascinato nella vita…anzi, nella morte di Julian, a indagare su cosa sia successo e a mettere insieme i pezzi di un mistero che coinvolgerà e stravolgerà tutti. Uno degli aspetti più dolci e divertenti del libro è il rapporto che si instaura tra Yadriel e Julian, un rapporto che è complesso, ben scritto e ho amato il modo in cui i due personaggi imparano a fidarsi l’uno dell’altro, a confidarsi, aiutarsi ed amarsi, soprattutto visto e considerato quanto siano totalmente diversi. Yadriel e Julian imparano ad accettarsi, a volersi bene e a tenere l’uno all’altro, aprendosi gli occhi a vicenda sull’importanza di accettarsi, sulle relazioni e i sentimenti. Ho amato leggere le loro interazioni, ho riso, mi sono commossa e sono davvero indimenticabili.

Il libro affronta una serie di importanti tematiche, come il bullismo, la trasfobia, deadnaming. Yadriel lotta per essere visto e accettato sia in quanto ragazzo che brujo, stanco di perdonare e giustificare chi, pur senza volerlo (come nel caso della sua famiglia) lo ferisce. La famiglia, quella trovata negli amici e la biologica, è un tema molto presente all’interno della storia e l’autore ha descritto in modo molto realistico le interazioni tra i suoi componenti, tra genitori e figli, nonne e nipoti, fratelli, zie e cugini, tra incomprensioni, litigi, prese in giro. La difficoltà che riscontra Yadriel è proprio quella di essere se stesso in una famiglia, e comunità, molto tradizionale, che lotta tra tradizioni e cambiamenti.

In un libro molto stratificato, l’autore, tramite la famiglia di Julian e ciò che accade a Miguel, affronta anche tematiche come l’abuso familiare, gangs, ingiustizie sociali, razziali e classiste, i pregiudizi e quanto possano essere sbagliati e dannosi. Affronta il dolore e la difficoltà di accettarsi e venire accettati e visti, l’importanza di essere se stessi e fieri, il legame fortissimo presente tra amici e famiglia e una storia d’amore importante e forte.

In conclusione, consiglio questo libro a chiunque voglia innamorarsi di una storia con personaggi realistici e straordinari, una storia queer molto particolare, a chi voglia essere trasportato in un mondo popolato da spiriti, dee e dei, cinnamon rolls, famiglia e amore.

Potete trovare la recensione che scrissi in inglese, l’anno scorso sul mio goodreads. Le altre le trovate qui, seguendo questo calendario!

Pubblicato in: Approfondimento, As Travars-Recensioni

Realm Breaker di Victoria Aveyard- Review party

Benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a Realm Breaker di Victoria Aveyard! Un grazie enorme a Maria Cristina per aver organizzato l’evento e alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state influenzate in alcun modo.

Autore Victoria Aveyard
Editore Mondadori
Collana Fantastica
Formato Rilegato
Pubblicato 19/10/2021
Pagine 396
Traduttore F. Santi


Un’oscura presenza si sta facendo largo nel Regno di Allward. La percepisce persino Corayne, figlia della pirata Meliz an-Amarat, che pure è costretta dalla madre a vivere in uno sperduto e tranquillo villaggio sulla costa, mentre sogna un futuro pieno di avventure per mare. Quel che Corayne ancora non sa è che il destino sta per bussare alla sua porta. La sua esistenza, infatti, viene sconvolta il giorno in cui un Avo, creatura mitica e immortale, e un’assassina letale come poche altre al mondo, le fanno visita. I due hanno affrontato un viaggio pericoloso per trovarla e per chiederle aiuto. Un uomo assetato di potere, infatti, sta mettendo insieme un esercito mai visto prima ed è più che mai determinato a sradicare le fondamenta del loro mondo per ridurlo in cenere. Con il cuore ricolmo di veleno e la mano armata da una spada rubata, e potentissima, è pronto a tutto pur di raggiungere il suo scopo. Solo Corayne può fermarlo. Perciò la ragazza, accompagnata da un improbabile e riluttante gruppo di alleati, uno scudiero, un immortale, un’assassina e una strega, si avventura in una missione disperata. Ma proprio nel caricarsi il destino del mondo sulle spalle, imboccherà la strada per trovare finalmente se stessa e scoprire la magia che le scorre nelle vene.

Ambientato in un mondo fantastico, dove il passato e il presente s’intrecciano, dove creature immortali lottano per salvare un regno immenso e complesso, dove spade magiche possono aprire mondi paralleli, una giovane si ritrova il peso del mondo sulle proprie spalle. Corayne è la figlia della pirata Meliz an-Amarat e da sempre anela di viaggiare, di allontanarsi dalla sua città, di vedere il mondo, lottando contro la volontà di sua madre, che non vuole appoggiare i suoi desideri. Quando una creatura immortale, un Avo, le rivela che è figlia di un guerriero, che ha sangue Spectrum nelle vene e ha il potere di usare una spada speciale e di salvare il regno da un’invasione di un esercito disposto a distruggere tutto sul suo cammino, tutto cambia. Corayne inizierà, quindi, un’avventura che la porterà in posti e città mai conosciute prima, accompagnata da un gruppo di alleati, tra cui uno scudiero, un Avo disposto a tutto pur di proteggerla, una strega, un’assassina. Disposti a stravolgere il mondo esistente, una regina e un uomo pieno di rancore e vendetta. La storia è piena di colpi di scena, un viaggio coinvolgente che porterà i protagonisti, e il lettore con loro, a visitare città e deserti, a scoprire segreti e a lottare per salvare il regno e le vite di tutti.

Ho adorato leggere Il regno delle ceneri! Devo ammettere che è stato il primo romanzo che abbia letto di Victoria Aveyard e l’ho trovato molto coinvolgente. Il worldbuilding è molto complesso e, spesso, devo dire, un po’ confusionario e difficile da seguire. Per questo motivo, almeno geograficamente parlando, ho adorato la presenza della mappa, che mi ha permesso di seguire i loro passi. Certe volte sono state date troppe informazioni troppo in fretta e qualche volta era difficile seguire leggende, poteri e giochi politici, ma nel complesso mi è piaciuto leggere Il regno delle ceneri.

Ho molto apprezzato la caratterizzazione dei personaggi e come la storia viene narrata, con molteplici punti di vista, intrecciando protagonisti e antagonisti, luoghi diversi e interessanti scoperte. Il lettore può seguire le vicende dello scudiero Andry, dell’immortale Domacridhan, detto “Dom”, di sua cugina Ridha e della sua ricerca, della coraggiosa Corayne, dell’assassina Sorasa, della strega Valtik, della testarda regina Erida. Ogni personaggio è ottimamente caratterizzato ed è stato un piacere poter conoscere i loro sogni, speranze, paure e desideri. Mi sono piaciuti molto i diversi personaggi, soprattutto la loro complessità e le sfaccettature di ognuno. Come Andry con il suo desiderio di diventare cavaliere, proteggere la madre malata e salvare il regno, Dom con ciò che ha perduto e sua cugina Ridha con il desiderio di salvare i mortali, appellandosi a altri potenti regnanti, la misteriosa Sorasa, la cui storia sono molto curiosa di scoprire, la simpatica e strana strega Valtik. Spiccano, per me, la brillante regina Erida, assetata di potere, desiderosa di essere indipendente e di rinforzare il proprio regno, disposta anche ad allearsi con personaggi pericolosi come Taristan e, soprattutto, Corayne, che si ritrova il peso del mondo sulle spalle.

La storia è interessante, ho apprezzato le voci narranti ben amalgamate, le ambientazioni che variano dai deserti, alle città piene di statue e giardini straordinari, alla corte con i suoi intrighi, ai mostri marini e ai pirati, all’esercito di morti incapaci di essere sconfitti e via discorrendo. Un viaggio fisico e psicologico che ha coinvolto tutti i personaggi, trascinando il lettore dappertutto, facendogli trattenere il fiato per la sorpresa o i colpi di scena, sorridere leggendo alcune interazioni, sorprendendosi per altre, facendolo stare sulle spine. Sono molto curiosa di sapere cosa accadrà in seguito! Sotto potete trovare il mio approfondimento su un personaggio che ho molto adorato: Corayne!

Corayne an-Amarat è uno dei protagonisti principali di Il regno delle ceneri. Figlia di una famosa e temeraria pirata, Meliz An-Amarat, e cresciuta senza un padre, la giovane desidera viaggiare ed esplorare il mondo, ma non è mai riuscita a lasciare la città costiera dov’è nata, costretta a seguire le volontà della madre. Corayne è una giovane intelligente e intraprendente e quando due sconosciuti arrivano alla sua porta e le raccontano una storia surreale e, sfortunatamente per lei, veritiera, si ritrova investita del potere di salvare il mondo e fermare un esercito di creature spietate e difficili da uccidere. Infatti, lei è la figlia di Cortael, figlio di Antica Cor, un guerriero dell’antica stirpe, ha sangue Spectrum nelle vene e con la spada Spectrum può fermare l’antagonista Taristan. Corayne si ritrova, quindi, coinvolta in qualcosa molto più grande di lei, con una responsabilità enorme sulle spalle e l’opportunità, finalmente, di lasciare la sua città ed esplorare il mondo. Anche se non avrebbe mai immaginato di doverlo fare in quelle condizioni. Seguita e appoggiata da un gruppo molto eterogeneo di alleati, tra cui lo scudiero Andry, l’assassina Sorasa, la bizzarra strega Valtik e il testardo Avo Dom, Corayne intraprende il suo cammino, che sarà sia fisico che psicologico e che spingerà tutti, non solo lei, a maturare, crescere e cambiare nel corso dell’intero romanzo.

Corayne è un personaggio che ho molto apprezzato. Ha diciassette anni, è, come tutte le adolescenti, desiderosa di vedere il mondo, lottando contro la claustrofobia che sente, bloccata a Lemarta, protetta da Kastio, il suo guardiano. In grado di muoversi nella città portuale, tra navi, carichi e marinai, gestendo il suo libro mastro, desiderosa di mostrare alla madre il proprio valore, Corayne si sente soffocare e vuole andarsene. L’arrivo di Dom e Sorasa stravolge la sua vita, costringendola ad aprire gli occhi ad antichi poteri, regni in pericolo, eserciti di non morti e uno zio antagonista e spietato.

Una delle cose che ho adorato del suo personaggio è quanto sia estremamente realistico, nelle sue azioni e pensieri, nei suoi dubbi e paure. Corayne si ritrova il peso del mondo sulle spalle ed è un adolescente che scopre di non essere come tutti gli altri, ma contrariamente agli altri “Chosen Ones”, Corayne non cambia improvvisamente. Non scopre di avere abilità nascoste, poteri magici o diventa una guerriera abile, anzi. Resta esattamente ciò che era prima che sapesse la verità sul proprio sangue e suo padre. Corayne è un personaggio ingenuo, un po’ maldestro, incapace di lottare e di proteggersi, di usare la spada e, nonostante le sue conoscenze, apprese studiando a Lamarta, c’è molto del mondo che non conosce e ciò la fa sentire in svantaggio. Quindi si sente smarrita, non sa come comportarsi, come agire e decide di affrontare ciò che le accade man mano, pur sentendosi persa. In un lungo viaggio, che la porterà a racimolare conoscenze e diversi e bizzarri alleati, ognuno con le sue problematiche, difficoltà e desideri, Corayne si ritroverà a visitare città, palazzi, corti reali, ad apprendere cose sulle profezie, nuovi mondi e pericoli.

Stupendo il rapporto che si crea con Sorasa, che si comporta nei suoi confronti un po’ da sorella maggiore, trascinata in quella missione per denaro, ma decidendo di restare per ben altri motivi. O il rapporto con Andry, molto tenero e che ha dell’enorme potenziale, con Dom, appesantito dal lutto per la morte del padre Cortael, amico e compagno dell’Avo e disposto a tutto pur di proteggerne la figlia. Corayne, come del resto anche gli altri personaggi, cresce moltissimo nel corso dell’opera, assumendosi più responsabilità, prendendo in mano la sua vita, decidendo, nel corso del tempo e della storia, di accettare pienamente il suo ruolo in quella complessa situazione.

Ho apprezzato il suo sviluppo e sono davvero curiosa di leggere ciò che accadrà in seguito.

Ecco a voi il calendario! Passate dagli altri blog!

Pubblicato in: As Travars-Recensioni

La corte dei miracoli di Kester Grant- Review Party

Benvenut* alla mia tappa del review party dedicato a “La corte dei miracoli” di Kester Grant. Un grazie enorme ad Ambra per aver organizzato l’evento, le bellissime grafiche e avermi coinvolta. Grazie alla casa editrice per la copia in anteprima. Le mie opinioni non sono state in alcun modo influenzate.

Kester Grant
Editore Mondadori
Collana Fantastica
Formato Rilegato
Pubblicato 12/10/2021
Pagine 300
Isbn788804721482
Traduttore S. Brambilla

Dopo il fallimento della Rivoluzione e l’uccisione di tutti i rivoluzionari, Parigi è una città divisa in due. Accanto al reticolo di viali severi, fiancheggiati da bossi e frequentati dall’aristocrazia, prospera infatti una giungla tenebrosa popolata da sciami di mendicanti, ladri ed emarginati, teatro di crimini e miseria, un luogo oscuro e senza leggi. Qui il potere è gestito dai Miserabili, una formidabile corte di criminali divisi in nove corporazioni, chiamata la Corte dei Miracoli. Membro della Corporazione dei Ladri, Nina Thénardier può rubare qualunque cosa a chiunque. La ragazza, soprannominata la Gatta Nera, ha sfidato la sorte così tante volte da essere quasi diventata una leggenda tra i Miserabili. Eppure questo non sembra contare molto quando, ancora una volta, la sua strada si incrocia con quella di Lord Kaplan, detto Tigre, feroce capo della Corporazione della Carne. L’uomo ha messo gli occhi sulla sorella della giovane ladra e, si sa, nessuno è mai riuscito a impedirgli di ottenere ciò che vuole. Non ci è mai riuscita la Corte dei Miracoli, come potrebbe farlo Nina, sveglia certo, ma comunque una ragazza, minuta per di più? Di due cose, però, Tigre non ha tenuto conto. La prima è una regola inviolabile per tutti i Miserabili: mai, mai rubare a una ladra. E la seconda è che, quando si tratta di proteggere chi amano, le gatte sono capaci di mostrare denti e artigli e di diventare decisamente pericolose… Ispirandosi a due capolavori della letteratura di tutti i tempi, “I miserabili” di Victor Hugo e “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling, Kester Grant tesse un’ammaliante storia di crudeltà, passione e vendetta che, attraverso le vicende della protagonista, condurrà i lettori nel ventre più oscuro di Parigi, passando per la sfavillante corte di Francia per abbracciare l’alba di una nuova rivoluzione.

Ambientata in una realtà alternativa, nel 1828, in una Parigi nella quale la Rivoluzione Francese è fallita, la città è divisa tra in due nette parti: i Viandanti Diurni, i nobili, la polizia e i Miserabili, che fanno parte di nove Corporazioni: i Ladri, i Mendicanti, gli Assassini, i Giocatori d’azzardo, i Mercenari, i Contrabbandieri, le Prostitute, i Mangiatori d’Oppio e gli Uomini di Lettere. I signori di ogni corporazione formano la cosiddetta Corte dei Miracoli, governata da leggi e regole ben precise. Eponine Thenardier, detta Nina, è la protagonista della storia, membro della Corporazione dei Ladri ed è una talentuosa ladra, conosciuta da tutti come la Gatta Nera. Nina vive in un mondo di criminali, ma regolato da leggi e regole che tutti i membri delle Corporazioni devono rispettare. Quando Ettie, sua sorella adottiva, attira l’attenzione della Tigre, il crudele e spietato capo della Corporazione della Carne, che si occupa di prostituzione e schiavitù, Nina è disposta a tutto pur di salvarla. Anche a scatenare una guerra tra le varie Corporazioni.

Ispirandosi a “I miserabili” di Victor Hugo e “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling, Kester Grant crea un complesso e stratificato mondo criminale. Nove Corporazioni, divise dai Viandanti Diurni non solo da tradizioni, regole e differenze socioeconomiche e Nina, grazie alla sua testardaggine e determinazione si ritroverà a incontrare membri delle diverse Corporazioni, rivoluzionari e persino nobili nel tentativo di salvare non solo Ettie, ma anche sua sorella biologica Azelma, prigioniera e isolata.

La Corte dei miracoli è un libro pieno di momenti divertenti e intensi, personaggi sarcastici e leali, una storia di amore, speranza, disperazione e rabbia. In un mondo complesso e oscuro, pieno di pericoli e violenze, Nina di muove tra le diverse realtà, incontrando e facendo amicizie con svariati personaggi. Ho trovato affascinante il modo in cui questo mondo è diviso, le varie Corporazioni con le loro regole, eroi e imprese, intrigante incontrare personaggi presi da “I miserabili” come l’ispettore Javert, una donna in questa versione, la sua ossessione per Jean Valjean, Eponine e così via. Mi sono piaciuti i rivoluzionari, St. Juste e le loro idee e il loro coraggio, così come le relazioni tra i vari personaggi, soprattutto quella tra Nina e la sorella Ettie, piena di affetto e fiducia.

Ci sono cose che, però, non mi sono piaciute. La corte dei miracoli è un libro molto ambizioso, ma, secondo me, non rende del tutto. L’ambientazione è apparentemente complessa, una Parigi alternativa, ma che non viene sviluppata in modo esaustivo. Pur essendo affascinata dalle diverse Corporazioni, spesso e volentieri sono solo accennate e non approfondite, cosa che avrei preferito, così come le relazioni tra i vari personaggi, un po’ troppo frettolose.

Nina, in particolar modo, è un personaggio che, sfortunatamente, non mi ha molto colpita. Definita come scaltra e coraggiosa, lo è, ma in modo piuttosto irrealistico. Nessuno è mai riuscito in questa impresa? Lei ci riuscirà. Nessuno ha mai rubato questo oggetto o entrato in questo posto? Ovviamente Nina ci riuscirà in tre secondi e senza sforzi.

Un vero peccato perché la storia ha molto potenziale, lo stile è scorrevole e è stato rapido e abbastanza piacevole leggerla, ma mi dispiace dire di non riuscire a dare oltre tre stelline. Spero davvero che il sequel sia migliore e sono curiosa di sapere cosa accadrà.

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